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Il cinema contemporaneo radiografa molto bene le tante situazioni di fragilità che attanagliano l’uomo di oggi e soprattutto mostra le difficili condizioni in cui questa situazione di fragilità viene vissuta all’interno di una società che lascia sempre meno spazio “ai deboli” o, comunque sia, a chi inizia a dubitare e vorrebbe percorrere un cammino per scandagliare il suo animo, alla ricerca di un vivere più autentico. La fragilità è anche il terzo ambito proposto dalla Traccia di riflessione per il Convegno ecclesiale di Verona.
I due cuori. Nel film Cuore sacro, il regista Ferzan Ozpetek, di origine turca, ma d’adozione italiana ormai, racconta la storia di una “santa” follia: una giovane donna, manager in carriera, che, entrando fortuitamente in contatto con un mondo da lei sconosciuto, quello dei poveri e degli affamati di un quartiere centrale di Roma, decide di lasciare la sua brillante carriera e dedicarsi totalmente alla causa di questi “ultimi della terra”. Arrivando fino in fondo, tanto da spogliarsi, nel finale, letteralmente di ogni suo bene.
Il film di Ozpetek cerca di dirci che “ognuno di noi ha due cuori. Purtroppo uno dei due cuori nasconde il battito dell’altro. Se riuscissimo per un attimo a riscoprire il battito del nostro cuore profondo, capiremmo che quello è un cuore sacro e non potremmo più fare a meno di scaldarci col suo calore”. Il regista tenta, dunque, di farci riflettere sul nostro cuore nascosto, quello fragile, che dubita, cerca, s’interroga e sa aprirsi, con purezza, agli altri; e che è nascosto dall’altro battito, quello rumoroso e fastidioso del mondo contemporaneo, che tende a mettere a tacere l’altro, per far risaltare quello più superficiale e “luccicante”. Il battito profondo. Un’altra toccante storia di “cuore fragile” è quella raccontata dai fratelli belgi Dardenne nel loro ultimo film Il figlio. Vi si raccontano le vite di due giovani sbandati in una cittadina belga: un ragazzo e una ragazza, giovani e senza soldi, che vivono alla giornata di piccoli furti, e che improvvisamente si ritrovano a dover fare i conti con un figlio. Il ragazzo pensa bene, a insaputa della sua ragazza, di vendere il bambino, che lui vede soltanto come una fonte di spese e di problemi, a una famiglia ricca in cambio di molti soldi. Quando la ragazza lo verrà a sapere lo denuncerà alla polizia e lui cercherà in tutti i modi di recuperare il bambino, riuscendo alla fine a farlo, anche se, nel finale, lo aspetta la prigione.
Ma la ricerca del bambino lo porterà a porsi tutta una serie di domande che lo faranno riflettere sull’errore commesso e gli faranno scoprire la bellezza di essere padre. Il film mostra molto bene uno spaccato che ci mostra giovani per lo più superficiali, che cercano di vivere solo attraverso i soldi e l’acquisto di beni attraverso di questi, senza punti di riferimento, affannosamente alla ricerca di una felicità che neanche loro sanno bene quale sia. Ma ci mostra anche come sia sempre possibile ritrovare, all’interno di simili situazioni, il “battito” più vero e profondo del proprio cuore, quello che permette di vivere una dimensione veramente piena dell’esistenza. Storie toccanti. Un altro titolo, questa volta italiano, ci racconta una toccante storia di paternità prima negata, poi accettata e riscoperta nel suo valore. Si tratta di Le chiavi di casa di Gianni Amelio, che narra le vicende di un padre e di suo figlio disabile: un giovane genitore che si è sempre rifiutato di “vedere” il proprio figlio e che è costretto a farlo, per portarlo a un’importante visita medica fuori Italia. Durante il viaggio, il padre scoprirà quanto di profondo possa ricevere da quel figlio da lui mai accettato e quanto la “disabilità” fosse la propria e non quella del ragazzo: la sua incapacità di amare, di prendersi responsabilità, di non accettare le difficoltà.
In Fuori dal mondo di Giuseppe Piccioni è sempre un bambino, questa volta un neonato, al centro delle vicende raccontate. Un neonato che fa incontrare due personaggi, una giovane suora che ancora cerca se stessa e un laido datore di lavoro che sfrutta il lavoro in nero degli immigrati: l’incontro-scontro fra i due porterà entrambi a un ripensamento totale delle loro vite, alla ricerca di una più autentica e giusta forma d’esistenza.
Un’altra pellicola interessante è Crash di Paul Haggis, fresco vincitore del premio Oscar per il miglior film, spaccato di 24 ore nella vita di una serie di personaggi della Los Angeles contemporanea dominata dalla paura, dall’ansia, dal razzismo, dalla diffidenza: sembrerebbe un quadro disperato, ma il regista mostra come in ogni momento delle nostre esistenze spetti a noi decidere quali azioni compiere, se giuste o sbagliate, e poterci riscattare da un momento all’altro, soltanto se siamo capaci di accettare le nostre fragilità e metterne a parte gli altri, in reciproca comunione.
(12 maggio 2006)