PUGLIA
Modificata la legge regionale sulle Ipab
Il 2 maggio il Consiglio regionale pugliese ha modificato la legge regionale 15/04 sulle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (Ipab) e la disciplina delle aziende pubbliche dei servizi alle persone. Le Ipab in possesso dei requisiti invece di “individuare” la forma giuridica in cui dovranno essere trasformate (azienda pubblica di servizi alla persona, Apsp, o persona giuridica di diritto privato), come avveniva in base alla legge precedente, “propongono” solamente la forma giuridica per l’approvazione regionale.Sono stati eliminati alcuni vincoli per la trasformazione in Apsp, il cui presidente insieme con il presidente del collegio sindacale sono nominati dalla giunta regionale. Il personale delle Ipab estinte (perché non trasformate) o inattive è assegnato, a determinate condizioni, ad altre Ipab/Apsp o alle Ausl. Fino alla trasformazione, alcuni interventi sul patrimonio delle Ipab sono soggetti ad autorizzazione della Giunta regionale. In Puglia ci sono 118 Ipab.Una preoccupazione. “Nel complesso la legge segue l’impostazione di una attuazione della normativa nazionale”, dice Franco Ferrara, responsabile del Centro studi di ricerca sociale Erasmo. Con la normativa nazionale e regionale, “le Ipab vengono trasformate in due tipologie: aziende pubbliche (e quindi è legittimo che il pubblico faccia la voce grossa) o soggetti di diritto privato, fondazioni-onlus”.Sulla legge esiste “una legittima preoccupazione” perché, come nella precedente, “la Giunta regionale ha troppi poteri. Ogni volta prosegue – che un organismo pubblico prende tutto, ciò non corrisponde al principio di sussidiarietà; il pubblico deve far funzionare il privato sociale, non gli si deve sostituire: questo significa il welfare state. Ho paura continua – che l’invadenza pubblica assorba il patrimonio delle Ipab: già è successo con i Comuni, che hanno preso il patrimonio delle Ipab senza investire queste risorse nei fini di queste istituzioni. Anche nel piano sociale regionale queste strutture potevano essere beni a disposizione della comunità locale e i mezzi delle Ipab orientati e utilizzati in questa direzione”.”La nuova legge tutela il personale perché viene assorbito dalle nuove strutture, però si chiede – ci sono persone in Puglia capaci di gestire in piena autonomia sia le aziende pubbliche che gli enti di diritto privato? Credo che professionalità sociali ne siano nate poche in Puglia; ci mancano persone che sappiano governare il sistema”. “Prima di fare la legge sulle Ipab osserva Ferrara – andava fatta una ricognizione. Per esempio: il rapporto tra Ipab e Opere pie non viene preso in considerazione”. “Sarebbe stato interessante un confronto preliminare all’approvazione della legge”, ma “in Puglia c’è questa tradizione di fare la legge ex ante piuttosto che ex post”, conclude. Meglio la Fondazione. “Ritengo sostanzialmente positiva, in questo momento iniziale, la clausola di salvaguardia sia del patrimonio immobiliare che delle risorse umane”, commenta Salvatore Venditti, direttore tecnico della cooperativa sociale Prometeo e consulente di una agenzia di inclusione sociale. Tra azienda di servizi alla persona e fondazione, secondo Venditti, la seconda “fa riferimento all’approccio nuovo di welfare societario”. “Guardare alla fondazione significa puntare a uno strumento più flessibile”, a un “contenitore operativo a cui possono partecipare soggetti pubblici o privati mediante risorse organizzative e capitali”, prosegue. La trasformazione in fondazione è “un’opportunità”, ma anche “una nuova assunzione di responsabilità”.”La chiave di volta è quella di porre le Ipab al centro dei piani di zona”, un aspetto “fondamentale per il rilancio delle stesse strutture”. “Questa è la cosa più difficile continua – perché le Ipab per anni non hanno avuto la cultura della proposta, ma hanno più o meno galleggiato, riferendosi a risorse spesso ancorate all’ente pubblico”. Le Ipab, ammonisce, “non possono essere però le concorrenti delle cooperative sociali o delle associazioni che si muovono sul territorio”. All’interno della fondazione, l’aggregazione con altri soggetti può fare delle Ipab “una sorta di cabina di regia”, dice Venditti. “Il grosso problema”, secondo Venditti, è che “il territorio e gli enti locali non sono pronti per la programmazione. In pochi ambiti sono partite le attività nonostante la legge regionale di riforma dei servizi sociali risalga al 2003” e, tra questi, la maggior parte, “ha programmato i servizi sociali non tenendo conto della presenza delle Ipab”, creando “un’incongruenza molto grande che va risolta”. Venditti, quindi, vede “criticamente non la legge ma l’attuazione, perché non è seguita in maniera attenta a più livelli, dal regionale al territoriale” e perché “enti locali e Ipab non sono preparati” a valutare i processi di trasformazione. “Una task force regionale che chiariva alcuni percorsi poteva essere utile perché i tempi che la Regione ha dato per proporre la formula di trasformazione sono estremamente risicati”, conclude Venditti.a cura di Antonio Rubino(16 maggio 2006)