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“Giustizia al cospetto di Dio” è il versetto biblico da cui prende spunto la 95ª edizione del Katholikentag, che si terrà a Saarbrücken dal 24 al 28 maggio. In oltre mille iniziative (messe, incontri, forum di discussione, relazioni) si rifletterà su questo versetto alla luce della sua attualità per la Germania, l’Europa e il mondo. Le manifestazioni ruoteranno intorno al tema della responsabilità dei laici cattolici in politica, economia e nel contesto sociale.Questa edizione del Katholikentag porrà un particolare accento sulla dimensione europea di tale responsabilità. Illustri personalità da tutta Europa offriranno il proprio contributo alla manifestazione per rispondere, ognuna in base alle diverse realtà nazionali, al quesito fondamentale sul tema della giustizia.Al centro del dibattito europeo sulla giustizia è il futuro del “modello sociale” al quale gli europei devono la propria stabilità e il proprio benessere. Il suo segno distintivo è la conciliazione tra le esigenze economiche e di mercato, e il principio di solidarietà e di giustizia sociale. Il modello sociale europeo è stato posto sotto esame dopo che la sua efficienza – a causa del processo di globalizzazione – è stata messa in discussione. L’esito del dibattito sulle questioni che ne discendono, nell’ambito delle politiche economiche e sociali, sarà decisivo per la futura configurazione della ‘res publica europea’ e ne caratterizzerà l’identità. Il tema della giustizia si porrà anche in merito al ruolo assegnato – nel processo di integrazione – ai singoli componenti del complesso che sta avendo origine nell’Unione europea. L’aspirazione all’unità potrà essere soddisfatta solo se quest’unità rifletterà le diversità dell’Europa. Non si tratta solo delle diversità nazionali. In ogni nazione esistono ulteriori e differenti realtà: le regioni con le proprie tradizioni e i diversi ordini politico-sociali, le minoranze culturali con le loro specifiche esperienze e stili di vita. Se la giustizia è il metro con cui si misurerà la nuova Europa, si dovrà tener conto di queste diverse entità europee.Il tema della giustizia assume una nuova valenza nella prospettiva dell’allargamento dell’Unione europea a nuovi Stati membri che rivendicano un’adesione in base al principio di solidarietà. Ma senza un accordo di base sui suoi confini geografici, può una comunità ritrovare se stessa, scoprire la propria identità e acquisire fiducia in sé? Può una comunità che non sa quali siano i suoi confini, provare giustizia nei suoi stessi confronti e acquisire autoconsapevolezza, premessa essenziale per poter essere giusti nei confronti del proprio ambiente e dei propri vicini? Se l’Unione europea si misurerà sul metro della giustizia, si porranno nuovi quesiti, anche in considerazione del fatto che essa si fonda su un progetto etico di riconciliazione e pace. Essa avrebbe dovuto garantire, in futuro, riconciliazione e pace tra Stati che in passato erano stati nemici, operando in comune. Quali sono le implicazioni di questa pretesa etica, nel caso in cui gli europei ne vogliano essere all’altezza, ad esempio per la loro politica nei confronti dei Paesi vicini nei Balcani bisognosi di aiuto, ancora alla ricerca della pace? E quale responsabilità vuole e può assumersi l’Europa nei confronti della giustizia e della pace nel mondo e per il mondo?