RASSEGNA DELLE IDEE
L’ultimo numero della rivista francese Études
Un'”Europa a geometria variabile” per “superare l”impasse costituzionale”. È questa la “ricetta” di padre PIERRE DE CHARENTENAY, redattore capo di Études, rivista di cultura dei gesuiti di Francia. Ad un anno dalla bocciatura del progetto di Costituzione europea da parte di Francia e Olanda, “non esiste alcun accordo, e neppure un dibattito organico” in materia, osserva de Charentenay nel numero di maggio del periodico. Insomma, tra le posizioni discordanti di diversi Paesi, un consenso appare ancora lontano e ciò, per il gesuita, dimostra la “fine del modello di un’Europa condivisa da tutti alla stessa maniera” ed esprime la necessità di “un modello più complesso e dinamico”, appunto, “a geometria variabile”. UN’AVANGUARDIA. “Quale via d’uscita trovare per un’Unione europea che avrà presto trentacinque membri? Come organizzarla?” si interroga de Charentenay, convinto che sia tempo di “riprendere l’idea de ‘l’avanguardia’”. “Con un numero così grande di Paesi e una sempre maggiore diversità – spiega – non si può procedere su un cammino comunitario se non creando un’avanguardia costituita da un numero ristretto di Paesi che approfondiscano gli elementi da condividere. Gli altri seguiranno, compresi gli inglesi”. Per il gesuita, dunque, “occorre rinunciare ad un’Europa in cui tutti i Paesi membri avanzino con lo stesso passo condividendo le medesime istituzioni e i medesimi progetti”. Una “conversione non semplice, poiché nello spirito dei fondatori l’idea di una federazione orientava ad un sistema nel quale tutti i membri fossero uguali e condividessero gli stessi diritti e doveri”. Si trattava di un ideale, “ma – prosegue il giornalista – il non controllo della crescita geografica e numerica lo rende impossibile. In un certo senso il gelo sulla Costituzione rappresenta la fine di questo sogno di comunità omogenea, sogno apprezzabile, giustificato, ma irrealizzabile”. GEOMETRIA VARIABILE. Occorre, quindi, una nuova configurazione, un”Europa “a geometria variabile” che de Charentenay immagina poggiata su tre cerchi. Il primo di essi include l’attuale Ue: “gli storici Quindici con i Dieci che vi si sono aggiunti nel 2004”; un insieme di Paesi in grado di “mantenere i caratteri dell’Unione senza aumentare i vincoli politici che li legano e senza approfondimenti istituzionali; un gruppo capace di perseguire insieme progetti industriali e d economici e garantire lo sviluppo delle aree in difficoltà attraverso gli aiuti europei”. Ma, “all’interno di questo cerchio di base – osserva de Charentenay – potrebbe svilupparsi un cerchio più piccolo. Sarebbe l’avanguardia di cui l’Europa ha bisogno” e “la zona euro potrebbe divenire il centro di questa avanguardia”. Per il religioso, “se questa zona di dodici membri, già molto legati tra loro, assumesse un’identità più marcata, avrebbe una possibilità reale di sviluppo”. “La battaglia europea si svolge innanzitutto nella zona euro” a partire dalla quale sono possibili progressi nell’integrazione, quali “un’armonizzazione fiscale indispensabile alla coerenza economica dell’insieme”, “una politica sociale comune che eviti le differenze troppo marcate”, nonché “il rifiuto di politiche nazionali non collaborative”. COOPERAZIONE RAFFORZATA. Anche ricerca e difesa potrebbero essere oggetto di politiche comuni, da realizzarsi “nel quadro delle cooperazioni rafforzate previste dalla Costituzione”. De Charentenay, in altre parole, si dice convinto che “questa zona potrebbe diventare l’attore di un’azione collettiva in grado di promuovere l’integrazione”. “Affinché questo piccolo cerchio assuma consistenza – avverte tuttavia – occorre che grandi Paesi come Francia, Germania, Italia e Spagna possano lavorare insieme”. E non si tratterebbe di dar vita ad un direttorio, precisa, ma “ad una cooperazione rafforzata, vitale per la dinamica della zona euro”. Un ultimo cerchio, “più grande del cerchio di base – prosegue il gesuita -, potrebbe essere costituito dai Paesi attualmente candidati, nella forma di partenariati privilegiati che potrebbero un giorno trasformarsi in adesione. Tutti i suoi membri dovrebbero condividere i principi democratici fondamentali dell’Europa, così come enunciati nel progetto di Costituzione, e dovrebbero impegnarsi a lavorare per la pace interna ed esterna”. Un progetto nel quale, ad avviso del giornalista, potrebbero “trovare spazio anche dei partenariati economici”. “Questa Europa a geometria variabile – conclude – non è un modo diverso di dividere il continente” ma, piuttosto, “una formula per renderlo più flessibile, al fine di superare l’ostacolo costituzionale”; impasse nata dalla crisi del maggio 2005 e da cui occorre uscire, “poiché l’obiettivo rimane proprio la costruzione graduale di un popolo europeo al di là delle suddivisioni storiche in nazioni separate e opposte”.