FAMIGLIA

Più crisi, meno figli

Europa: una situazione resa meno grave dagli immigrati

Invecchiamento della popolazione, calo delle nascite, aumento esponenziale di separazioni e divorzi. E una carenza di politiche strutturali a favore della famiglia. La Rete europea dell’Istituto di politica familiare (Ipf) ha presentato in occasione della Festa d’Europa (9 maggio), nella sede del Parlamento a Bruxelles, un quadro dettagliato sulla situazione demografica nel vecchio continente, che rivela problemi e rischi cui è sottoposto l’istituto-famiglia. La federazione di associazioni che si occupa di queste tematiche non si limita a fotografare la realtà, ma avanza una serie di proposte concrete sul piano sociale e politico, destinate all’Unione europea e ai suoi Stati membri. L’EUROPA NON CRESCE PIÙ. Lo studio, intitolato “Evoluzione della famiglia in Europa 2006” è stato “realizzato – ha spiegato LOLA VELARDE , presidente della Rete europea Ipf – da una squadra di esperti in diverse aree: psicologi, demografi, medici, sociologi” e costituisce una analisi multidisciplinare sull’evoluzione della famiglia negli ultimi 25 anni. Il documento è diviso in tre parti: “La prima valuta la situazione con dati riferiti all’età della popolazione, alla natalità, alla vita matrimoniale, all’immigrazione. Nella seconda ci si sofferma sulle politiche verso la famiglia in Europa. Infine abbiamo formulato – aggiunge Velarde – una ventaglio di proposte che possono essere realizzate nell’Ue”. L’elaborazione di dati provenienti da istituti di rilevazione pubblici (a cominciare da Eurostat) mostra un quadro “assolutamente preoccupante”. La crescita demografica in Europa “è lenta – spiega Velarde – e si deve per l’82% all’apporto degli immigrati. Solo Francia, Gran Bretagna e Paesi Bassi mostrano una crescita naturale superiore a quella dell’immigrazione”. Germania, Italia, Ungheria e Repubblica Ceca hanno una crescita vicina allo zero, nonostante il fenomeno dei nuovi arrivi. In questo quadro, la natalità è in caduta libera e l’invecchiamento della popolazione è rapidissimo: “I ragazzi con meno di 14 anni sono meno di un quinto del totale; è la Spagna che, negli ultimi anni, ha perso il maggior numero di giovani”. AUMENTANO ABORTI E DIVORZI. Nel 2005 si sono registrati nell’Ue a 25 ben 870mila nati in meno rispetto al 1982: Irlanda, Francia e in genere i Paesi del Nord mostrano il miglior indice di natalità, mentre il peggiore si registra nelle nazioni mediterranee, con in testa Grecia e Spagna. Allo stesso tempo “vediamo crescere l’età media delle mamme. In genere il primo figlio, spesso l’unico, nasce quando la donna ha trent’anni”. Resta invece elevatissimo il numero degli aborti, che sfiora la quota di un milione l’anno: “Si effettua un aborto ogni trenta secondi nell’Europa a 25 – affermano gli esperti di Ipf – e questa è, assieme al tumore, la prima causa di morte nel nostro continente”. Ancora: nell’ultimo quarto di secolo “il numero dei matrimoni ha continuato a contrarsi. Rispetto all’inizio degli anni ’80 ne abbiamo 663mila in meno all’anno, pari a un arretramento del 23,5%”. Nel frattempo si moltiplicano i divorzi (“quasi tremila al giorno nell’Ue a 25”), coinvolgendo un numero crescente di figli – circa 16 milioni -, divisi tra mamma e papà separati. Lievita pure “il fenomeno dei figli nati fuori dal matrimonio”: sono un milione e 300mila, con una “classifica” guidata da Svezia (55% dei casi), Danimarca, Francia e Gran Bretagna. UNA PRIORITÀ POLITICA? “I problemi della famiglia si sono dunque moltiplicati in questo periodo – puntualizza EDUARDO HERTFELDER , alla guida dell’Ipf Internazionale -. Pochi Stati europei hanno ministeri esplicitamente indirizzati ad essa e i soldi investiti nei budget nazionali su questo versante si restringono”. Una stoccata va poi all’Ue: “Su 95 Libri verdi prodotti dal 1984 a oggi, neppure uno riguarda la famiglia”. L’Ipf non si limita ai numeri: “Avanziamo una serie di proposte, che intendono promuovere politiche pubbliche che prendano in considerazione la famiglia, con provvedimenti integrali ed efficaci”. Gli assi principali dell’azione Ipf sono: “Fare della famiglia una priorità politica; inserire la prospettiva familiare in tutte le azioni Ue; far convergere le politiche familiari nazionali, così da evitare discriminazioni da un paese all’altro; tendere all’uguaglianza delle opportunità” per quanto attiene le spese, i sostegni pubblici, le iniziative per i minori, gli aiuti alle coppie che lavorano. Vari i progetti sottoposti all’attenzione dell’Ue, a partire dalla “creazione di un Istituto per le prospettive della famiglia – spiega Hertfelder – all’interno della Commissione di Bruxelles”. Collegata a questa prima, l’insistenza sul varo del “ministero della famiglia” in ogni Stato. Operativamente, si chiedono più soldi per le politiche familiari, misure per favorire le donne incinte e la maternità, “la messa in opera di un salario sociale per i genitori che decidono di dedicarsi, per un certo periodo, a tempo pieno ai figli”.