Mai da soli

VITA AFFETTIVA: INCONTRI

Non si può non amare. È come l’acqua che penetra nel terreno anche se questo vuole opporre resistenza. Così è l’amore: si fa strada, entra, penetra, vivifica. La storia di ogni persona umana è attraversata dal filo rosso dell’amore. Una dimensione che necessita di essere capita, vagliata, educata. Il Convegno ecclesiale di Verona vede nella dimensione dell’affettività uno dei cinque ambiti di studio, riflessione e lavoro. Ciò che sarà oggetto di studio e riflessione su questo, come su altri temi, nasce sempre dalla strada, dalla base, da dove l’uomo vive, gioisce, spera. Come la storia di Valeria e Andrea Diotallevi, che a fine maggio si ritroveranno davanti all’altare per dire e dare il loro si a Cristo e alla Chiesa, alla famiglia che li ha generati e alla comunità parrocchiale che li accoglierà. Traguardi raggiunti insieme. Ma cosa è stato necessario e basilare per costruire un rapporto di coppia solido e, soprattutto, che abbia il sapore di futuro? Quali strumenti hanno ricercato Andrea e Valeria? Dalle loro parole si coglie lo spessore del tempo di fidanzamento come grazia. “Abbiamo compreso molto presto – raccontano – che il nostro rapporto di coppia aveva bisogno di basi solide, e la nostra formazione è nata presso un gruppo missionario comboniano. La conoscenza di questa spiritualità ci ha aiutato sia per la nostra crescita personale sia per aprire gli occhi sul mondo. Assieme a questa esperienza, anche il cammino scout ha contribuito a legarci sempre di più, a sviluppare stessi stili di vita e l’amore per l’approfondimento della Parola (grazie soprattutto alle Lectio dei monaci camaldolesi di Fonte Avellana)”.

Per amarsi non basta conoscersi e stare assieme, ma è necessario un cibo che nutra questo “nuovo corpo” che sta nascendo: la famiglia. E questo nutrimento Andrea e Valeria lo trovano nella preghiera e nella meditazione della Parola. Ma i passi, ovviamente, non sono sempre decisi e agili. “Tutto questo è stato stimolante ma anche, a volte, faticoso per la difficoltà di accettare e superare i limiti e le diversità dell’altro. La bellezza del raggiungere traguardi insieme, del veder realizzati alcuni nostri sogni è stata la nostra più grande gioia, dalla quale è scaturita l’esigenza di fare un cammino di fede di coppia: volevamo capire sempre più come mettere al servizio degli altri le risorse che scoprivamo di possedere”. Consacrati per amore. L’essere famiglia è una vocazione, identica all’essere consacrati a Dio nella scelta di vita del sacerdote e della suora. Consacrati nell’amore e per amore: ecco la spina dorsale della futura giovane coppia. La loro vita ha bussato ad altre realtà che già vivono e sperimentano l’amore di Dio. Eccone uno. “Il Centro diocesano vocazionale di San Costanzo (in provincia di Pesaro e Urbino) – evidenziano Andrea e Valeria – ci ha dato strumenti per camminare, pungolato nei nostri punti deboli, mettendoci in discussione per poi agire più concretamente nella quotidianità.

Da tutto questo, è nata anche la scelta di festeggiare il nostro matrimonio con uno stile più sobrio e fraterno, unendoci a tutte le persone che ci vogliono bene con una merenda negli spazi della parrocchia, luogo in cui, da due anni, abbiamo messo a disposizione la nostra esperienza di capi scout per un servizio con i bambini e le bambine. Ed ora, giunti a pochi giorni dalle nostre nozze, vediamo questa data come una meta da cui ripartire, assieme a tutte le persone che sappiamo avere vicino, con tanta speranza per quello che ci aspetta in questa nuova avventura”. Essere famiglia. E dalla storia di Andrea e Valeria, cerchiamo di cogliere alcuni punti utili alla riflessione che vede le comunità cristiane nell’analisi dei vari ambiti verso Verona. Il primo è dato dall’importanza dal saper “fare ed essere famiglia”: la vita di coppia, oggi più che mai, necessita di luoghi e persone dove crescere, maturare, rivedere il proprio stare assieme. In questo modo di dire “stare assieme” va innervata tutta una dinamicità che oltrepassa i due fidanzati. Affettività, dunque, come una molteplicità di volti, esperienze, passi decisivi che aiutano a rendere sempre più nitido il volto della famiglia cristiana.

Il secondo punto è dato dall’importanza di non dare mai per scontata la maturità dei singoli e della coppia in sé. A tanti anni di vita di coppia non sempre corrisponde conoscenza e maturità reciproca, arrivando spesso al matrimonio in forma carente e fragile. È urgente, pertanto, abbattere il muro che vede nel giorno del matrimonio la fine della crescita all’essere e divenire coppia. La celebrazione segna il sigillo sacramentale che fa dire agli sposi: “Ora Dio ci chiede di non lasciarlo da parte, ma di averlo come capo mastro nel continuare a costruire il progetto d’amore che sta pensando per noi, tutto da scoprire e accogliere”. La coppia cristiana nasce da una comunità di credenti e da una famiglia d’origine che testimonia l’amore di Dio Padre.

(19 maggio 2006)