Spagna: vescovi e omofobia

“Falsificazione della verità” e “serio pericolo per la vita matrimoniale e familiare e per tutta l’organizzazione della vita sociale in Europa”. Così si è espresso nei giorni scorsi il Comitato esecutivo dei vescovi spagnoli a proposito della Risoluzione del Parlamento europeo relativa all’omofobia (P6-TA (2006)0018). I vescovi spagnoli considerano che la risoluzione, “col pretesto di evitare la discriminazione delle persone omosessuali, lancia indirettamente l’idea che devono essere trattate allo stesso modo le unioni tra uomo e donna e quelle tra persone omosessuali”. “Con questo si falsifica la verità “, ribadiscono. “Sebbene questa risoluzione non obbliga gli Stati membri, può rappresentare una pressione morale sugli stessi”, aggiungono, “dimenticando il principio di sussidiarietà che dovrebbe essere norma nel corretto funzionamento delle istituzioni dell’Unione europea, pretendendo di imporre ai cittadini dell’Unione una concezione della verità antropologica contraria ai valori e principi della nostra civiltà”. Per i prelati della Conferenza episcopale spagnola “la proposta di utilizzare metodi educativi contro l’omofobia porta con sé il grave pericolo di introdurre questa deformazione della verità nei bambini e giovani, incidendo così negativamente sull’ambito delle coscienze”. Così, “la Conferenza episcopale spagnola si è pronunciata davanti alle gravi disposizioni legali adottate nel nostro paese che suppongono una ridefinizione del matrimonio e vuotano questa istituzione del suo contenuto più elementare”. I vescovi affermano che si uniscono “ad altre Conferenze episcopali dell’Europa e a molte persone che hanno espresso già la loro protesta contro questa risoluzione che attenta al corretto funzionamento dell’Unione europea e contro la stessa coscienza dei cittadini. Allo stesso tempo, ricorriamo al Parlamento europeo affinché nel futuro eviti azioni che mettono in pericolo la libertà di coscienza nell’Unione europea”, concludono.