EUROPA-PALESTINA
La visita di Mahmoud Abbas al Parlamento europeo
“Se una persona sacrifica la propria vita per la pace, quella vita è spesa bene”. MAHMOUD ABBAS sa di essere “in pericolo di vita”, ma intende “spendersi fino all’ultimo per il bene del suo popolo”. Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese ha reso visita ufficiale al Parlamento europeo martedì 16 maggio, dove ha tenuto un lungo discorso, più volte interrotto dagli applausi. SÌ ALLA DEMOCRAZIA, NO AL TERRORISMO. L’incontro con l’Assemblea dei 25 avrebbe dovuto tenersi a marzo ma, una volta giunto a Strasburgo, Abbas (noto anche con il nome di Abu Mazen) aveva deciso di tornare immediatamente nel suo paese per affrontare l’emergenza dovuta a una azione israeliana presso il carcere di Gerico. Presentando l’ospite, il presidente del Parlamento, JOSEP BORRELL , ha affermato che “i prossimi mesi saranno decisivi per il futuro della popolazione palestinese e israeliana”. “Tutti noi – ha aggiunto il politico spagnolo – chiediamo un processo di pace sostenibile e siamo perfettamente coscienti che se non si agisce correttamente, si corre il rischio di vedere il mondo avviarsi verso un periodo di guerre di religioni”. Davanti all’emiciclo, Abbas ha ricordato le tappe storiche che hanno portato all’attuale situazione in Terra Santa; ha citato il leader storico Yasser Arafat, ha parlato soprattutto del “difficile rapporto con Israele”. “Gli israeliani hanno confiscato le nostre terre, hanno costruito un muro che chiude le speranze”. Un intervento a tratti duro, in cui il leader Anp ha affermato che la “democrazia è svilita se non c’è libertà e se il proprio territorio è occupato”. Abbas, ritenuto dall’Unione europea il “garante” per parte palestinese della convivenza tra arabi e israeliani, ha quindi condannato “tutti gli attacchi ai civili” e ha “rinnegato ogni forma di terrorismo”. Ha inoltre spiegato che sta facendo “pressioni sul governo guidato da Hamas perché rispetti a sua volta gli impegni con Israele e con la comunità internazionale”. “L’EUROPA AIUTI IL MIO POPOLO”. In questo senso, il capo dello Stato palestinese ha chiesto all’Ue “di continuare a sostenere finanziariamente il nostro popolo, per poter assicurare i servizi minimi alla popolazione”. Il sostegno comunitario si era interrotto con il consiglio dei ministri degli affari esteri dei Venticinque svoltosi il 10 aprile, in cui si era verificato che il nuovo governo palestinese – emerso dalle elezioni legislative di gennaio e guidato dal fronte estremista di Hamas – non si era impegnato a rispettare i tre principi stabiliti dal Quartetto (Onu, Ue, Usa e Russia): rinuncia a ogni forma di violenza; riconoscimento del diritto all’esistenza dello Stato di Israele; accettazione degli accordi vigenti. Il 9 maggio si era infine profilata una ripresa degli aiuti, aggirando di fatto il governo di Hamas, per provvedere all’emergenza umanitaria che si va creando nei territori palestinesi e per poter pagare gli stipendi di 160mila dipendenti pubblici, bloccati dal mese di marzo. L’EMERGENZA SOCIALE. Uscito dall’aula parlamentare, Abu Mazen non si è sottratto alle domande dei giornalisti, anche a quelle più delicate. Ha paura di essere ucciso in un attentato? “Io sono una persona credente – ha spiegato il presidente Anp – e sono convinto che quando la morte deve arrivare, arriverà. Non sono fatalista e il servizio di sicurezza cerca di evitare gli attentati. Da 42 anni vivo in questa situazione, nel mio Paese si vive così tutti i giorni. I genitori hanno paura di mandare i figli a scuola”. Ma gli attacchi terroristici e le violenze contro Israele – domanda Gianni Borsa, inviato del Sir a Strasburgo – fanno perdere credibilità alla causa palestinese; il vostro governo, guidato da Hamas, vuole davvero abbandonare i metodi violenti, isolando i terroristi per incamminarsi sulla via negoziale e costruire la pace in Medio Oriente? “La violenza nella nostra terra è diminuita del 90%. Possiamo dire che la situazione si sta pacificando. Ma il cammino è lungo e occorre collaborazione dalle due parti – argomenta Abbas -. Anche Israele continua ad avere metodi violenti e costruisce il muro per isolarci. Noi abbiamo fiducia che le posizioni assunte dal Quartetto possano contribuire ad allentare le tensioni in Medio Oriente e confidiamo che l’Ue saprà aiutarci concretamente, come ha sempre fatto”. Quale può essere il ruolo degli altri Paesi arabi in questa situazione? “Alcuni fra di essi – risponde Abbas al Sir -, come Egitto e Giordania, che hanno riconosciuto Israele, hanno un grande ruolo per costruire relazioni di pace e una collaborazione stabile nella nostra regione. Altri Stati, invece, ci aiutano finanziariamente, per evitare la catastrofe umanitaria che si prospetta”, mancando “i servizi essenziali, specialmente quelli sanitari. Ma abbiamo bisogno di aiuti anche per tenere aperte le scuole, per dare sicurezza alla gente. In questo modo possiamo prevenire un disastro sociale e rivolte popolari da questo fomentate”.