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Travolti dall’attualità violenta e interrogati dalla subdola inquietudine che, anche in Europa, invade la società, è davvero importante incontrare qualcuno che risponda a tutto questo con un elogio dell’essere umano. All’uomo in effetti, tra tutte le specie animali, si prospetta l’avvenire migliore. “L’anello mancante tra la scimmia e l’uomo, siamo tutti noi”, poteva dire l’etologo Konrad Lorenz. Verrà quest’uomo? Da cristiano, oso rispondere di sì, perché già in altre occasioni ne ho potuto percepire i primi bagliori. Accanto a gesti di un orrore indescrivibile, ci sono tutti questi gesti di bontà pura e di gratuità di cui sono capaci gli esseri umani, indipendentemente dalla loro religione o dalla loro ideologia, dalla loro razza o classe. Ogni volta, con stupore, comprendo che in ogni persona vi è un capitale di bontà che mi permette di continuare ad avere fede nella nostra umanità. E – tale è il cuore della mia fede – che c’è questo Gesù di Nazaret nel quale riconosco l’apice della storia umana, l’avvento di un essere nuovo, la mutazione più profonda – grazie all’amore – che la nostra specie abbia mai conosciuto. Può darsi che Egli sia dietro di noi, secondo il calendario degli storici, ma Egli è davanti a noi, come un compito enorme da portare a termine, un orizzonte da raggiungere. Gesù, il Cristo, mi ha permesso, una volta per tutte, di credere nell’uomo, nonostante le smentite della storia e dell’attualità. Il suo messaggio si apre con le beatitudini, che proclamano come una certezza quella felicità che talvolta ci appare così incerta. Per tutta la vita, Egli non ha mai smesso di avvicinare coloro che incrociava sulla sua strada e che le regole sociali, religiose o morali, politiche, etniche indicavano come estranei, gente da evitare, se non addirittura da sopprimere.Se ti avvicini a qualunque uomo – sembra volerci dire – avrai la gioia, un giorno, di scoprire che gli altri sono vicini a te. La nostra terra sarà diventata fraterna. Sarà la stagione di una mietitura al di là di ogni attesa.E questa terra non potrebbe essere l’Europa, questa stagione non potrebbe essere il tempo presente? Nel cuore di ogni “ominide” è inscritto questo appello vibrante e urgente: umanizzati umanizzando gli altri. Ogni persona che incontri ha la tua stessa dignità e tu troverai la tua riconoscendo la sua. L’umanità non è una condizione, ma una vocazione, un progetto da portare a compimento in ciascuno di noi.Non potrebbe essere questo il compito più grande dell’Europa, non potrebbe essere questa la sua missione perché al proprio interno e nel mondo vinca l’umanità?