PROBLEMI SOCIALI
Equal, a Varsavia “buone prassi” contro disoccupazione ed emarginazione
Le migliori iniziative sociali contro emarginazione, disoccupazione, discriminazione in Europa, sono state presentate a Varsavia dal 10 al 12 maggio, nell’ambito del convegno “Economia sociale: un modello per l’inclusione, l’imprenditorialità e lo sviluppo locale”, promosso dalla Equal community iniziative, l’iniziativa della Commissione europea finanziata dal Fondo sociale europeo. L’economia sociale, costituita da cooperative, associazioni, ong, imprese sociali, rappresenta infatti tra il 5 e il 10% dell’economia dei Paesi sviluppati e contribuisce in maniera significativa alla diminuzione dell’esclusione e della discriminazione all’interno del mercato del lavoro. A Varsavia sono stati illustrati 17 progetti di nove Paesi europei (tra cui Italia, Francia, Grecia, Portogallo, Gran Bretagna, Austria e Svezia), le migliori “buone pratiche” tra le 256 azioni della seconda fase del progetto Equal (erano state 155 nella prima fase) portate avanti attualmente in tutta Europa. Altri eventi di questo tipo seguiranno in Italia, Finlandia e Germania. Tra le altre iniziative presentate in Polonia, l’agenzia di consulenza per il terzo settore creata in Portogallo e denominata C3, la Social Enteprise partnership lanciata per fare rete tra le imprese sociali del Regno Unito e il portale svedese Slup.se, dedicato ai protagonisti del sociale. Durante il convegno si è parlato inoltre della società civile polacca e di come affrontare la situazione dei Rom in Europa coinvolgendoli nell’azione sociale e nelle partnership tra mondo degli affari e terzo settore. Raccontiamo due esperienze presentate a Varsavia. Una moneta elettronica solidalE. Si chiama Sol, è l’originale iniziativa realizzata in Francia, in tre zone-pilota: Ile de France, Nord-Pas de Calais e Bretagna. Il Sol può “essere un complementare mezzo di scambio che può rivitalizzare l’originale funzione di denaro: facilitazione, mediazione e scambio”. Sono state distribuite finora 18.000 “Sol chip cards” – il sistema utilizza anche internet e cellulari – in 450 punti vendita (Pos) nelle tre zone. L’esperimento si svolgerà da maggio 2006 a dicembre 2007, e coinvolge anche due grandi compagnie assicurative, una banca di credito cooperativo e una azienda che emette voucher (tipo buoni pasto). Il progetto Sol, spiegano i promotori, “è il risultato di un lungo percorso iniziato al congresso sulla moneta sociale che si è svolto a Parigi nel 2006. È nato un gruppo di lavoro informale per esaminare i diversi sistemi di moneta sociale che esistono nel mondo, come il Lets nel Regno Unito, Time dollar negli Usa, Chiemgauer in Germania, Wir in Svizzera e i prodotti di Cheque déjeneur in Francia”. Tutto questo si basa su un esperimento svolto a Wörgl, in Austria, nel 1932 e il 1934 per sconfiggere il declino economico e la disoccupazione arrivati al 35%. La città di Wörgl stampò speciali banconote che avevano però un tasso di interesse negativo. Nel 1934 Wörgl divenne la prima città austriaca a raggiungere il pieno impiego. Il sistema di Sol funziona come uno schema di fidelizzazione, ad esempio le carte fedeltà e le miglia aeree. Si può anche scambiare tempo e ottenere sconti su merci e servizi all’interno della rete Sol. Ad esempio, scambiare una lezione di cucina con una lezione di danza. A Rennes, tanto per raccontare una storia, una anziana signora intendeva affittare una stanza del suo appartamento ad un giovane studente, che non poteva permettersi di pagare il canone di mercato. Aderendo alla rete Sol ha potuto usare la moneta elettronica solidale per pagare i trasporti pubblici, le attività culturali come i biglietti per i musei e il cinema o i servizi per la casa. L’affittuario, per compensare l’affitto economico, ha messo a disposizione del tempo per la cura dei disabili o il doposcuola dei ragazzi in difficoltà. L’Albergo in via dei Matti n.0. Il nome singolare dato all’iniziativa italiana – ripreso dalla canzone di un famoso cantautore – riguarda una catena europea di “alberghi sociali” che usano per la gestione il meccanismo del franchising, includendo al lavoro persone con disabilità e gravi problemi psichici. “Il franchising sociale – spiegano i responsabili – è una metodologia commerciale di fare rete molto innovativa. Non funziona semplicemente vendendo il know-how come un semplice franchising. Ma ha bisogno di una rete complessa di organizzazioni che assumono responsabilità, sono attenti alla qualità e sono capaci di agire in rete”. Il progetto ha ora 24 partners, in maggioranza piccole organizzazioni, comprese persone disabili e familiari, esperti e organizzazioni alberghiere, autorità e comunità locali, banche e partners commerciali. Punto di partenza è stato l’Hotel Tritone a Trieste, che opera dal 1991 gestito da una piccola cooperativa sociale. Sono stati realizzati poi dei corsi di formazione (200 ore di corso) coinvolgendo 10 piccole imprese in 5 diverse città del Nord e del Sud d’Italia, mentre l’ufficio centrale è stato stabilito a Roma.