TRENTINO ALTO ADIGE
Provincia di Bolzano: contrastare le dipendenze
Ha radici nelle “Linee di indirizzo per la politica delle dipendenze in Alto Adige”, approvate dalla Giunta nell’agosto 2003, il disegno di legge appena licenziato dal Consiglio provinciale altoatesino per disciplinare gli interventi in materia, risalenti al 1978. Una normativa composta da 11 articoli a firma dell’assessore alla Sanità e Servizi sociali, Richard Theiner, originata dall’esigenza di tener conto tanto dei molteplici cambiamenti avvenuti nell’ambito delle dipendenze e dei consumi delle sostanze psicoattive, legali e illegali, quanto della risposta offerta dai servizi sociali e sanitari.Quattro i pilastri su cui poggia la legge: prevenzione, cura e riabilitazione, riduzione dei rischi e dei danni, riduzione dell’offerta di sostanze psicoattive (che compete in primo luogo alle Forze dell’ordine). Grande l’importanza riservata alla definizione del sistema integrato dei servizi, che estende lo spettro dei protagonisti anche al mondo culturale, economico, commerciale, turistico, culturale, formativo. In prima linea, chiaramente, servizi sanitari specialistici, medici, distretti sanitari, presidi ospedalieri, strutture terapeutiche residenziali e semiresidenziali, servizi sociali.Nuova attenzione all’alcol . Prima Provincia in Italia, l’Alto Adige ha proibito la vendita di alcolici ai minori di 16 anni nel 2005 con la legge Finanziaria, ma il divieto ha trovato ora una collocazione più articolata nel disegno di legge “Interventi in materia di dipendenze”, approvato il 12 maggio scorso con un solo voto contrario e tre astensioni. All’alcol è dedicato l’articolo 6 della legge che, oltre alle sostanze psicoattive illegali, si occupa anche di tabacco, farmaci psicotropici e gioco d’azzardo.”Il fatto è che per decenni l’alcol è stato dimenticato – spiega Peter Koler, responsabile del Forum prevenzione, centro specialistico che ha fra i suoi fondatori la Caritas della diocesi di Bolzano-Bressanone – perché si era concentrati sulle sostanze illegali. Lo sviluppo dell’ambito della prevenzione ha consentito il passaggio dalle teorie e demonizzazioni all’attenzione alla persona e alla tutela della salute”. Alcol, dunque, in primo piano in un territorio attorniato dai vigneti che producono vini di qualità e in cui si stima una percentuale di alcodipendenti oscillante tra il 4 e il 7% della popolazione, a cui va aggiunto un 10-12% di persone che registrano, comunque sia, un uso problematico di alcolici. Basta allora somministrare e vendere alcolici ai minori nei bar, durante feste, nel corso di manifestazioni.Gestori e organizzatori di eventi (sportivi, musicali, fieristici) dovranno poi proporre almeno due tipi di bevande fredde alternative non alcoliche a prezzo inferiore di quella alcolica più economica. Alcuni provvedimenti toccano il tema della pubblicità e la vietano ogni qualvolta possa essere vista, letta, ascoltata da un pubblico minorenne. Per chi non rispetterà le disposizioni sono previste sanzioni amministrative pecuniarie. A partire dall’anno scolastico 2007-2008 verrà, inoltre, promossa l’introduzione di tematiche specifiche sulle forme di dipendenza nei piani di studio per le professioni sociali e sanitarie delle scuole provinciali e dell’università e saranno proposti corsi di formazione per chi già opera nel settore. Dalla sostanza alla persona. Nasce, infine, l’unità di coordinamento delle dipendenze, istituita all’interno del dipartimento alla Sanità e Politiche sociali affinché la Provincia possa svolgere al meglio i propri compiti di programmazione e applicazione delle linee di indirizzo per la politica delle dipendenze. “In generale possiamo dire che questa legge è la conseguenza più logica dell’approvazione delle linee di indirizzo – afferma Koler – che hanno consentito un salto qualitativo: il lavoro, infatti, è passato dal piano ideologico-politico a quello scientifico. Si punta, dunque, sulla prevenzione, sul trattamento e la riabilitazione sanitaria, sulla riduzione dei rischi e dei danni. Quest’ultimo aspetto è di particolare rilevanza e rappresenta un grande passo avanti perché significa accettare l’esistenza di persone che usano sostanze, persone che non vanno emarginate bensì sostenute garantendo i loro bisogni primari”.”Mi auguro davvero che, anche attraverso questo dispositivo di legge, si stia più attenti alla persona soggetta a dipendenze e ai suoi familiari – sostiene Pierpaolo Patrizi, responsabile del progetto Iris della Caritas diretto a persone sieropositive e malate di aids – perché non mi sembra che ciò si stia realizzando. Assisto ancora, infatti, a scontri ideologici che vanno a sfavore di chi il problema lo vive sulla propria pelle e di chi cerca di superarlo. Quello di cui abbiamo bisogno è un approccio autenticamente umanistico e pragmatico in cui la prevenzione diventi formazione alla cittadinanza attiva e consapevole. Per quanto riguarda poi la collaborazione fra i servizi – conclude Patrizi – spero davvero diventi reale, perché ancora non è lo”.a cura di Fernanda Scarmagnan(23 maggio 2006)