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Parole anche all’Europa

Benedetto XVI in Polonia

Era attesa e voluta, questa visita del Papa in Polonia, con un programma denso, ricco di suggestioni e di gesti. E Benedetto XVI, era stato esplicito fin dall’inizio, offrendo alla nazione polacca una impegnativa consegna: “Rimanete forti nella fede”. Fin dall’inizio aveva chiarito “che non si tratta semplicemente di un viaggio sentimentale, pur valido anche sotto questo aspetto, ma di un itinerario di fede”. La Polonia diventa esemplare di questo passaggio storico, cruciale in Europa: l’identità cristiana alla prova del passaggio delle generazioni, che diventa risorsa per la società. L’eredità di Giovanni Paolo II viene così rilanciata, approfondita, rinvigorita. È lo stile di Benedetto XVI, pastore “mite e fermo”, del quale risalta, questa capacità di tenere insieme identità e chiarezza dottrinale e capacità di apertura e di amore. In un viaggio denso di significati simbolici, dai luoghi di Karol Wojtyla al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, risaltano così due insegnamenti, che sono altrettante bussole per orientarsi e creativamente partecipare, da cristiani, al grande processo storico di questi anni. Due insegnamenti di libertà e di amore, la libertà dei cristiani in un mondo che cambia, sintesi specchiata del teologo e del pastore. Il primo insegnamento è sulla storia, riprendendo l’opera storica di Giovanni Paolo II per chiudere e aprire il secolo e il millennio. “Conviene guardarsi dalla pretesa di impancarsi con arroganza a giudici delle generazioni precedenti, vissute in altri tempi e in altre circostanze. Occorre umile sincerità per non negare i peccati del passato, e tuttavia non indulgere a facili accuse in assenza di prove reali o ignorando le differenti pre-comprensioni di allora”, ha detto al clero e ai religiosi all’inizio della sua visita. C’è il realismo e la libertà cattolica: “Chiedendo perdono del male commesso nel passato – ha ribadito – dobbiamo anche ricordare il bene compiuto con l’aiuto della grazia divina che, pur depositata in vasi di creta, ha portato frutti spesso eccellenti”. Questo atteggiamento aperto e creativo permette di rilanciare le ragioni della fede cristiana, nella sua originalità, produttrice di civiltà. È il secondo messaggio nel luogo simbolo del campo di sterminio, un messaggio di speranza a partire proprio dall’identità cristiana: “Il Dio, nel quale noi crediamo, è un Dio della ragione – di una ragione, però, che certamente non è una neutrale matematica dell’universo, ma che è una cosa sola con l’amore, col bene. Noi preghiamo Dio e gridiamo verso gli uomini, affinché questa ragione, la ragione dell’amore e del riconoscimento della forza della riconciliazione e della pace prevalga sulle minacce circostanti dell’irrazionalità o di una ragione falsa, staccata da Dio”.