SCIENZA E VITA
1 giugno 2006 – COMECE: “trattare un embrione come un soggetto di ricerca non è compatibile con il rispetto della vita umana”
“Ribadiamo la nostra obiezione contro il finanziamento da parte dell’Ue della ricerca che implichi la distruzione di embrioni umani”. I vescovi europei prendono posizione sul dibattito in corso nelle sedi comunitarie attorno alla definizione del 7° Programma quadro per la ricerca, che in questa fase coinvolge in particolare il Consiglio competitività e la commissione parlamentare Itre (industria e ricerca), entrambi riunitisi il 30 maggio. La Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) aveva già pubblicato nel novembre 2005 su questo stesso argomento un ampio documento intitolato “Il finanziamento della ricerca e l’etica”. In una nota diffusa ieri, il comitato esecutivo Comece, presieduto dal vescovo di Rotterdam mons. Adrianus van Luyn, riepiloga i temi in discussione e ne ribadisce le implicazioni “etiche e antropologiche fondamentali”. Quindi vi si afferma soprattutto alla luce di un emendamento al 7° Programma accolto in commissione Itre, che propone di allocare fondi comuni per la ricerca sulle cellule staminali embrionali che “trattare un embrione umano come un soggetto di ricerca non è compatibile con il rispetto della vita umana”. Il richiamo dei vescovi che da sempre concordano sul valore fondamentale della scienza e della sperimentazione in molteplici settori – va quindi al “rispetto dei valori e delle ragioni fondamentali in virtù dei quali alcuni Stati membri vietano o limitano questo tipo di ricerca”, nella tutela “dell’inviolabilità della vita e della dignità umana”.
1 giugno 2006 – Mons. Merisi (COMECE): “l’UE promuova la vita e la dignità della persona e rispetti il principio di sussidiarietà”
“Sulle tematiche etico-antropologiche”, i vescovi europei sono “da sempre molto impegnati” affinché “le decisioni e le direttive dell’Unione europea promuovano il bene comune, la vita e la dignità della persona umana”, concordando “con l’invito della Cei e del suo presidente, cardinale Ruini, a rispettare il principio di sussidiarietà”. Mons. Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi e delegato Cei presso la Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), interviene a proposito della posizione assunta dall’Italia in sede comunitaria in merito al sostegno alla ricerca europea sulle cellule staminali. Merisi specifica al SIR che, “sui programmi di ricerca che interessano gli embrioni umani”, la Comece aveva pubblicato lo scorso anno una dichiarazione dal titolo “Finanziamento comunitario della ricerca ed etica”; il testo, a cui fa riferimento il comunicato diffuso ieri sera, “esprimeva già da allora timori sulla possibile violazione dei principi etici fondamentali”. Inoltre, nelle scorse settimane, la Comece “aveva interessato i vescovi rappresentanti delle Conferenze episcopali nazionali perché si attivassero, secondo opportunità, in vista dei prossimi dibattiti nelle sedi europee”. “Posso aggiungere conclude mons. Merisi – che da più parti si esprime l’auspicio che a livello europeo si attivi una più forte presenza di associazioni e movimenti che diano vita a luoghi di testimonianza e di orientamento come quello costituito in Italia dal comitato Scienza e Vita”.
31 maggio 2006 – Forum famiglie: “in ambito internazionale un ministro deve garantire la rappresentanza del proprio Paese”
“Un ministro può legittimamente avere le sue idee, ma quando prende posizioni ufficiali specie in ambito internazionale, deve garantire la rappresentanza del proprio Paese”. È il commento del Forum delle associazioni familiari alla scelta italiana di ritirare la pregiudiziale etica sui finanziamenti alle ricerche sulle staminali embrionali. Per il Forum, “il ministro Mussi, in sede Ue, ha smentito la volontà del popolo italiano” espressa a larghissima maggioranza in occasione del referendum sulla legge 40 sulla procreazione assistita. “Incurante” della contrarietà degli italiani alla ricerca sulle staminali embrionali, “il ministro – si legge ancora nella nota del Forum – ha agito in senso opposto”. Di qui la richiesta “al governo nella sua collegialità di esprimersi sulla scelta di Mussi”. Sulla stessa linea, la Fafce (Federazione delle associazioni familiari cattoliche europee che riunisce le associazioni di 12 Paesi Ue) che, per voce del vicepresidente Giuseppe Barbaro rileva: “Il ministro Mussi ha infranto un delicato equilibrio in ambito europeo spostando l’Italia dalla consolidata amicizia con Germania, Austria e Polonia a quella più avventurosa con il club zapaterista” per “aprire un fronte di ricerca assolutamente non prioritario”. “Come associazioni familiari europee ci chiediamo – conclude Barbaro – perché impegnare ingenti risorse in linee di ricerca niente affatto promettenti” e operare scelte “che puntano all’indebolimento del fronte di chi si batte per la tutela del diritto alla vita”.
31 maggio 2006 – Scienza & Vita: “dichiarazione gravemente lesiva della volontà popolare”
“La dichiarazione ministeriale è stata gravemente lesiva della volontà popolare manifestata nella consultazione referendaria del giugno 2005 e comunque inopportuna. Chiediamo, pertanto, che tale dichiarazione venga con urgenza rimossa nelle forme e nei modi adeguati”. È quanto l’associazione “Scienza & vita”, riunitasi questa mattina in assemblea a Roma, chiede al presidente del Consiglio Romano Prodi e al ministro per l’Università e la Ricerca Fabio Mussi, a seguito della dichiarazione con cui ieri l’Italia, attraverso lo stesso Mussi, ha revocato la propria adesione alla “Dichiarazione etica” che sanciva la contrarietà del nostro Paese al finanziamento di programmi europei di ricerca sugli embrioni. In una dichiarazione diffusa a conclusione dell’incontro, i presidenti Bruno Dallapiccola e Maria Luisa Di Pietro ribadiscono “l’identità umana dell’embrione umano sin dalla fecondazione” e l’inammissibilità “della sperimentazione distruttiva” su di esso; sperimentazione che appare oltretutto “incerta” negli esiti, a fronte dei risultati terapeutici “assai positivi” forniti “dalle ricerche che utilizzano cellule staminali adulte”. “I fondi europei provengono anche da Stati membri il cui ordinamento non consente la sperimentazione embrionale – precisa ancora la nota – non è pertanto corretto il loro impiego nelle iniziative comunitarie che utilizzano vite umane”. Infine, “una decisione così grave avrebbe meritato la preventiva valutazione del Consiglio dei ministri. Sarebbe stato quanto mai opportuno – concludono Dallapiccola e Di Pietro – anche un preliminare ed esauriente dibattito in Parlamento”.
31 maggio 2006 – Di Pietro (Scienza & Vita): “gli embrioni sono esseri umani da tutelare”
“Gli embrioni, comunque siano stati prodotti e anche se in sovrannumero o in stato di abbandono, sono esseri umani e come tali vanno tutelati”. Nei confronti del ritiro, annunciato ieri a Bruxelles, dell’adesione dell’Italia alla “Dichiarazione etica” che sanciva la contrarietà del nostro Paese (insieme ad altri cinque dell’Ue) al finanziamento di programmi europei di ricerca sugli embrioni, è assoluta la preclusione di Maria Luisa Di Pietro, membro del Comitato di bioetica dell’Università Cattolica e copresidente con Bruno Dallapiccola dell’associazione “Scienza & Vita”. Una contrarietà, dice al SIR, dettata “sia da motivi di natura etica che di natura scientifica”. “Poiché il prelievo di cellule staminali comporta la distruzione dell’embrione, giacché ciò che si asporta è la massa cellulare interna – spiega la bioeticista – si tratta di una procedura eticamente inammissibile. E ancora meno accettabile sarebbe produrre embrioni da destinare alla ricerca riducendoli così a materiale da laboratorio”. “C’è chi propone – prosegue Di Pietro – di utilizzare embrioni di 150-200 cellule dopo averne accertata la morte naturale, ma si tratta di pura teoria, non realizzabile a livello pratico. Allo stato attuale, infatti, non vi sono modalità per accertare la morte dell’embrione che non siano, esse stesse, distruttive. E una volta accertata la morte delle singole cellule, c’è da chiedersi a che cosa possano servire, giacché la ricerca deve essere effettuata su cellule vive. Una tesi che, pertanto, cade da sé”. (segue)
31 maggio 2006 – Di Pietro (Scienza & Vita): “gli embrioni sono esseri umani da tutelare” (2)
“Dal punto di vista scientifico occorre poi fare chiarezza sul fatto che i traguardi fino ad oggi raggiunti dalla ricerca, i successi a livello di sperimentazione animale e quelli nella pratica clinica sull’uomo, derivano dall’utilizzo di cellule staminali adulte o prelevate dal sangue del cordone ombelicale”, precisa ancora al SIR Maria Luisa Di Pietro, all’indomani del ritiro, annunciato ieri a Bruxelles, dell’adesione italiana dalla “Dichiarazione etica” che sanciva la contrarietà del nostro Paese a programmi europei di ricerca sugli embrioni. “Per quale motivo – si chieda allora la copresidente di Scienza & Vita – insistere sul filone di ricerca sulle staminali embrionali, una strada eticamente inaccettabile e scientificamente incerta, quando esistono autostrade ormai ampiamente collaudate da trent’anni di esperienza e da decine di migliaia di successi terapeutici?”. Per la bioeticista, “la ricerca deve essere libera ma non priva di riferimenti etici; chi la pratica è tenuto a interrogarsi non solo sui mezzi e sul tipo di progetto da sviluppare ma anche sulla realtà sulla quale sta conducendo la sperimentazione. La ricerca – conclude – contribuisce all’autentico progresso della civiltà solo se è realmente al servizio della persona, nel pieno rispetto della sua vita e della sua dignità”.
31 maggio 2006 – Pessina (“Cattolica”): scelta grave nel metodo e nel merito
“La ricerca sulle cellule staminali non embrionali è un’alternativa eticamente percorribile, scientificamente corretta ed economicamente sostenibile che può rispondere alle attese di quei pazienti (e dei loro familiari) che sono stati spesso illusi circa le possibilità terapeutiche delle ricerche sulle cellule staminali embrionali”. A ribadirlo è Adriano Pessina, direttore del Centro di bioetica dell’Università Cattolica, che definisce “grave nel metodo e nel merito” la scelta del ministro dell’Università e Ricerca, Fabio Mussi, di ritirare l’appoggio dell’Italia alla Dichiarazione etica che impedisce l’utilizzo degli embrioni umani ai fini della ricerca sulle cellule staminali nell’Unione europea. “Al di là delle riserve circa la legittimità politica e giuridica dichiara l’esperto questa decisione manifesta di fatto una totale disattenzione per il dibattito culturale che nel nostro Paese e in Europa si è sviluppato circa la legittimità morale della ricerca sulle cellule staminali embrionali”. “Rinunciare a tutelare la vita degli esseri umani nelle fasi embrionali da ogni forma di sfruttamento e di manipolazione – spiega Pessina significa rinunciare a fare dell’Europa un luogo di rigorosa promozione e difesa dei diritti dell’uomo”. Al contrario, “il rispetto e la tutela della vita umana in tutte le sue fasi è un dovere morale e sociale, che si pone in totale continuità con la promozione della ricerca a favore delle persone malate e non può essere presentato come una forma di chiusura al progresso scientifico”.
31 maggio 2006 – Doldi (teologo): una decisione inopportuna
“La notizia suona come un segnale preoccupante: in sede europea l’Italia ha cambiato opinione circa l’utilizzo di cellule staminali, provenienti da embrione”. È il commento del teologo Marco Doldi all’annuncio, dato ieri a Bruxelles, del ritiro della firma italiana dalla “Dichiarazione etica” che sanciva la contrarietà del nostro Paese (insieme ad altri) all’uso delle staminali embrionali nel quadro del programma di ricerca europeo FP7. “Fino a ieri afferma Doldi – conformemente al sentire etico della popolazione, l’Italia condivideva con numerosi altri Paesi europei il divieto del prelievo di cellule staminali da embrione, in quanto comporta la distruzione dell’embrione stesso. Ora, il neoministro dell’università e ricerca prosegue Doldi – ha cambiato le cose e ha ritirato l’adesione al documento etico internazionale. Il motivo? Il ministro ha dichiarato: non mi sembrava il caso che in sede europea come Paese avessimo una posizione di chiusura totale alla sperimentazione e alla ricerca. Secondo il ministro, l’Italia ha una legislazione piuttosto restrittiva che deve essere parzialmente modificata”. “Ora sottolinea il teologo – non è fuori luogo ricordare, che questa legislazione di tutela dell’embrione contro le disumanità di una forma di tecnica, è stata voluta dal Parlamento italiano e mantenuta tale dal referendum popolare. Ignorare tutto questo appare come un atto arbitrario”. “Il ministro conclude Doldi – ritiene che: la funzione dell’Italia non sia di tentare semplicemente di esportare la propria legislazione interna. È sorprendente! E se la nostra legislazione fosse un passo di civiltà in questa delicata materia?”.
30 maggio 2006 – Scienza e vita: non è un fattore di civiltà e progresso
“Scienza & vita ribadisce il suo no all’utilizzo delle cellule staminali da embrioni, in qualsiasi modo prodotti, anche se soprannumerari rispetto a pratiche di fecondazione assistita e in stato di abbandono”. Così Bruno Dallapiccola e Maria Luisa Di Pietro, presidenti dell’associazione, reagiscono all’annuncio, dato oggi a Bruxelles, del ritiro della firma italiana dalla “Dichiarazione etica”che sanciva la contrarietà del nostro Paese (insieme ad altri) all’uso delle staminali embrionali nel quadro del programma di ricerca europeo FP7. “La nostra posizione argomentano i due presidenti è dovuta al fatto che il prelievo delle staminali distrugge l’embrione. Inoltre non si vede per quale ragione si debba continuare il filone di ricerca sulle staminali embrionali, quando gli unici risultati finora attendibili sono venuti dall’utilizzo di quelle adulte o da sangue di cordone ombelicale. Si tratta di risultati terapeutici sperimentati ogni anno su decine di migliaia di casi”. “La riduzione delle tutele etiche non è indubbiamente un fattore di civiltà e progresso. E’ possibile che concludono Dallapiccola e Di Pietro – dopo una legge costata anni di lavoro parlamentare, un referendum fallito e autorevoli pareri del comitato di bioetica, si debba sempre tornare su questa questione e non si trovino problemi più urgenti da risolvere per il Paese?”.