COSTITUZIONE EUROPEA

Non uscire di strada

Non c’è “un piano di riserva” per rafforzare l’ Ue

“Il Trattato costituzionale europeo non è morto. Anzi, è vivo e vegeto: le ratifiche da parte dei diversi Paesi membri dell’Unione europea stanno proseguendo regolarmente, per di più in questi primi mesi del 2006 ho avvertito un’evoluzione in positivo del clima che circonda il futuro delle nostre istituzioni”. JO LEINEN , presidente della Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo, non nasconde il proprio ottimismo sul processo di integrazione europeo: “D’altronde – dice – dobbiamo ricordare che non disponiamo di un piano di riserva. Il rafforzamento dell’Unione deve proseguire sulla strada tracciata dal Trattato costituzionale”. L’EUROPA È TORNATA A DECIDERE. Tedesco, iscritto al gruppo Socialista dell’Europarlamento, Leinen presiede la Commissione che ha la competenza sugli aspetti istituzionali del processo d’integrazione (in particolare nel quadro della preparazione e dei lavori delle convenzioni e delle conferenze intergovernative), sull’applicazione del trattato Ue e la valutazione del suo funzionamento, sulle conseguenze istituzionali dei negoziati per l’allargamento dell’Unione, dunque dispone di un osservatorio privilegiato sul clima che si respira sull’avvenire dell’Europa. “L’accordo finale raggiunto a fine maggio sulle prospettive finanziarie dell’Unione europea – segnala Leinen – dimostra chiaramente che le nostre istituzioni sono ancora in grado di prendere decisioni, anche in materie delicate che richiedono compromessi e lunghe trattative; si tratta di un passaggio fondamentale, di cui avevamo bisogno e che apre nuove prospettive”. E l’allargamento? “Tutti gli studi – osserva Leinen – dimostrano che i vantaggi superano i rischi, sia che si guardi all’ingresso dei nuovi 10 Paesi membri del 2004 o alla prossima tornata, prevista già per l’anno prossimo. In tutti questi casi l’allargamento è sinonimo di maggiore stabilità economica, politica e sociale, con tutte le conseguenze positive sul versante della crescita e dello sviluppo: finché varrà questa regola, l’Unione europea non dovrà temere di allargare i propri confini”. UNA QUESTIONE DI PACE. Ma un’Europa più larga pone anche problemi di natura istituzionale. È il caso, ad esempio, della macchinosa procedura di ratifica del Trattato costituzionale, o del potere di veto che di fatto resta in mano a ogni singolo Stato membro. “Sicuramente – fa notare Jo Leinen – la soluzione migliore, più efficiente ma anche più democratica, sarebbe stata quella del voto unico, contemporaneo in tutti gli Stati. Non si può pensare che ognuno dei 25 Stati membri, che domani saranno 27 e dopodomani 29, possa decidere come e quando agire, innescando una cascata di reazioni che possono precludere l’obiettivo finale e fare in modo che sia l’entusiasmo a decidere”. Ma il clima sta cambiando? “Vedo segnali evidenti – dice Leinen -: il 2005 è stato un anno da dimenticare, il 2006 ha già segnato un’inversione di tendenza e il 2007 e il 2008 possono rivelarsi decisivi, se non altro perché in Europa sta crescendo la consapevolezza che un’entità sovranazionale forte è l’unico mezzo per non farsi travolgere dalla globalizzazione. L’importante è dialogare, sempre, senza farsi prendere dall’euforia o dal pessimismo: il rafforzamento e l’allargamento dell’Unione europea non sono altro che una questione di pace, quella pace che è alla base dell’idea stessa di Europa e che ancora oggi può sedurre i più giovani”. IL CAMMINO DEL TRATTATO. Il Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa – elaborato in seno alla Convenzione europea – è stato firmato dai capi di Stato e di governo dei venticinque Stati membri dell’Unione europea il 29 ottobre 2004 a Roma e riconfermato dal Consiglio europeo il 18 giugno 2005. Il Parlamento europeo, nella sua risoluzione del 12 gennaio 2005, ha sostenuto la Costituzione con una maggioranza di oltre due terzi, affermando che essa “rappresenta un buon compromesso, migliora notevolmente i trattati esistenti e (…) assicurerà un quadro stabile e duraturo per il futuro sviluppo dell’Unione europea che permetterà un ulteriore allargamento fornendo al contempo, ove necessario, meccanismi di revisione”. Finora sono tredici gli Stati membri (Austria, Cipro, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Slovacchia, Slovenia e Spagna) che hanno ratificato la Costituzione conformemente alle loro rispettive norme costituzionali, anche mediante referendum (in Spagna e Lussemburgo); la Francia e i Paesi Bassi, a seguito dei referendum tenuti il 29 maggio e il 1° giugno 2005, per il momento non hanno ancora ratificato la Costituzione. In base a quanto previsto dall’articolo 48 del Trattato sull’Unione europea, la Costituzione entrerà in vigore soltanto dopo la ratifica di tutti gli Stati membri.