SARDEGNA

Una scommessa con i giovani

Revisione del registro generale del volontariato

In Sardegna è in fase di revisione la lista del registro generale del volontariato. Il registro è uno strumento di carattere amministrativo, ha una valenza politica molto forte, offre visibilità alle associazioni e alle tante attività che realizzano. Nasce con la legge dello Stato 266/ 1991, e successivamente in Sardegna con la legge 39/1993. Dal 1993 ad oggi si è passati dalle circa 400 associazioni dei primi anni alle attuali oltre 1.600 che operano nell’isola, di cui oltre 1.300 iscritte al registro.Circa 40.000 volontari attivi, 60.000 occasionali, con un totale di dieci milioni di ore annue di volontariato attivo. Dal registro possono derivare benefici di carattere amministrativo ed economico: la Regione Sardegna dal 2003 riconosce percentuali di rimborso sulle spese delle assicurazioni obbligatorie per i volontari a chi ne faccia richiesta; nel 2004 è stato sperimentato un finanziamento per l’informatizzazione del volontariato con circa 400 associazioni beneficiarie; dal 2004 c’è l’abbattimento dell’Irap a costo zero.Strumento utile. Per Giampiero Farru, presidente del Centro di servizio per il volontariato-Sardegna solidale, il registro è uno strumento che porta vantaggi derivanti dai rapporti in rete o singolarmente messi in essere con gli enti locali: “La stragrande maggioranza ha scelto di rapportarsi anche con convenzioni dirette con le realtà pubbliche. Ad esempio, le richieste avanzate dalle associazioni che si occupano della disabilità sono diventate scelte della politica regionale a tutti gli effetti. Un altro caso è quello sanitario: centinaia di associazioni hanno convenzioni con le istituzioni sanitarie in Sardegna per i servizi del 118, e il soccorso sanitario di base è portato a termine dalle associazioni di volontariato”. Per Farru, “un altro settore molto delicato è quello della Protezione Civile per la quale lo Stato e la Regione Sardegna si affidano ai volontari, che negli anni hanno acquisito competenza, strumenti, formazione e capacità di intervento in tutte le situazioni”.In questo senso si inserisce l’esperienza a Nuoro dell’associazione “Cittadinanza Attiva”, che è anche uno dei 34 “Sa.Sol. Point”, centri di riferimento in rete solidale che unisce le diverse esperienze di volontariato in Sardegna. “Cittadinanza Attiva si occupa della tutela dei diritti dei cittadini, dalla sanità, luce, acqua, gas, trasporti, problemi dei consumatori in genere – riferisce il responsabile Salvatore Porcu – monitoriamo continuamente la situazione nel nuorese su questioni come le barriere architettoniche. Siamo a disposizione dei cittadini attraverso una stretta rete di scambi e collaborazioni con tutte le associazioni che operano nel settore della tutela dei diritti civili, e cerchiamo di aiutare le associazioni in difficoltà: servono, però, una nuova Conferenza regionale del volontariato, la rielezione di organismi come la Consulta e l’Osservatorio del volontariato, che ci sia un po’ più di attenzione alle richieste del volontariato”.Maggiore visibilità. L’esperienza del Giubileo del 2000 è stata il punto di partenza che ha portato Giovanna Pani e Tonino Becciu a fondare nella diocesi di Ozieri i “Volontari del 2000”, che collabora con le Caritas, e nei vari paesi della diocesi si occupa del servizio attivo e dell’animazione. Per Giovanna Pani, “essere in un registro regionale rende più facile spenderci nel territorio; essere legati al circuito di Sardegna solidale ci permettere di avere supporto informatico, scambio di conoscenze e approfondimento per i volontari. C’è un passaggio dal semplice mondo del volontariato alle organizzazioni di promozione sociale: noi abbiamo costituito una cooperativa di tipo B perché ci si rende conto che l’assistenzialismo non basta più alle persone che bussano alla tua porta. Dobbiamo portare gli assistiti a recuperare la dignità perduta con la mancanza del lavoro, con i problemi di distacco dal tessuto sociale e civile”.L’essere legati alla struttura regionale dei Sa.Sol. Point, secondo Tonino Becciu, facilita le attività in comune tra associazioni diverse: “C’è un supporto di formazione e di interscambio, perché con Sardegna solidale e il circuito dei Sa.Sol Point arriviamo in tutto il territorio dell’isola. Apparire davanti alla società locale e dell’Isola legati e solidali è una forza perché non sei solo, ma ci sono altre persone motivate come te a raggiungere un obbiettivo concreto: più associazioni esistono, più c’è il desiderio profondo di volersi mettere al servizio degli altri”.”Adesso la scommessa per l’associazionismo sardo è coinvolgere i giovani, a partire dal servizio civile volontario: non bastano le motivazioni e la cultura, bisogna dare risposte concrete al problema della disoccupazione, dare la possibilità di un futuro sereno alle nuove generazioni. Solo così riusciremo a coinvolgerli ancora di più nella solidarietà”. È il parere di Antonietta Villanucci, fondatrice dell’associazione “Il Seme” di Oristano, per portatori di handicap.a cura di Massimo Lavena(09 giugno 2006)