COMECE
Dall’ultimo numero di “Europe infos”
Instillare nei cittadini dell’Unione europea un autentico sentimento di comune appartenenza: è quanto si prefigge il programma “L’Europa per i cittadini”. Un programma che, osserva JOANNA LOPATOWSKA-RYNKOWSKA nel numero di maggio di “Europe infos”, mensile della Comunità degli episcopati della Comunità europea (Comece) e dell’Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa (Ocipe), intende “convincere gli europei che sono i cittadini, e non le istituzioni, a fare in primo luogo l’Europa”. Centrale, in questo numero della rivista, il tema della cittadinanza e del futuro del continente. QUALE CITTADINANZA? In aprile il Parlamento europeo ha approvato in prima lettura numerosi emendamenti alla proposta di programma 2007-2013, volto a promuovere la cittadinanza e i valori europei, e ne ha modificato la denominazione. Da “Cittadini per l’Europa”, il programma è stato rinominato “L’Europa per i cittadini”: “un cambiamento – annota Lopatowska-Rynkowska – simbolico e al tempo stesso significativo degli obiettivi da raggiungere, tenuto conto dei risultati di alcuni referendum sulla Costituzione europea”. Ai tre assi del piano d’azione: “Cittadini attivi per l’Europa”, “Una società civile attiva per l’Europa” e “Tutti insieme per l’Europa”, i deputati ne hanno aggiunto un quarto: “Una memoria europea attiva”. Il programma prevede gemellaggi tra città; progetti a carattere nazionale e intersettoriale; sostegni ad associazioni, reti e organizzazioni della società civile a livello europeo: tutto ciò, osserva l’autrice dell’articolo, che “possa incoraggiare la partecipazione associativa a livello locale”. Il costo per il periodo 2007-2013 sarà di almeno 235 milioni di euro. MAGGIORE PARTECIPAZIONE. Di “nubi di insoddisfazione, frustrazione, disincanto e profondo malcontento” che gravano sull’Europa parla CLARE COFFEY. Durante l’anno seguito al “no” dei referendum francese e olandese al Trattato costituzionale, per Coffey “l’Unione ha avanzato con l’obiettivo di conseguire tangibili risultati economici al fine di rafforzare il progetto europeo”. Al centro dei tentativi di riforma dell’economia dei 25 Stati membri, “la Strategia di Lisbona, revisionata all’inizio del 2005”, oltre “ai piani d’azione di ogni singolo Paese sottoposti alla Commissione europea lo scorso autunno”. “La volontà politica sembra esservi – è il commento di Coffey -, ma non si può dire altrettanto dei cittadini europei”. Per la giornalista il cuore del problema sembra essere “l’assenza di armonia tra cittadini e responsabili politici in materia d’Europa”, e le ultime elezioni politiche in Germania e in Italia “esprimono l’ambiguità di questa relazione”. “Forse – si chiede Coffey – i cittadini europei sono ciechi di fronte ai pericoli che minacciano le nostre economie se non ci si adegua alle sfide della globalizzazione attraverso le riforme? Forse non sono abbastanza in difficoltà” per accettare “quelle riforme che potrebbero condurre al rilancio dell’economia europea” oppure la colpa è dei leader politici che “non offrono rimedi suscettibili di un sostegno senza riserve?”. Quali siano le cause, per Coffey “è imperativo uno sforzo congiunto per far partecipare i cittadini più attivamente” a questo processo di riforma. IL FUTURO DELL’EUROPA. “ Aiutare i cittadini a riflettere sulle proprie aspirazioni riguardo l’Europa”: questo lo scopo del “periodo di riflessione aperto dai responsabili Ue nello scorso mese di giugno”, per il quale la Commissione europea ha pubblicato nell’ottobre 2005 il cosiddetto “Piano D” (Democrazia, Dialogo, Dibattito) e ha lanciato nelle scorse settimane su Internet un forum di discussione in 20 lingue sul futuro del continente. MIKOLAJ DOWGIELEWICZ ( Commissione europea per le relazioni istituzionali e la strategia della comunicazione) informa che già “nelle prime due settimane di apertura del forum sono stati registrati oltre 3mila interventi”. L’inglese la lingua più utilizzata (36%), seguito dal francese (23%) e dal tedesco (18%). Al quarto posto l’olandese (4%) a pari merito – ed è un “dato sorprendente” commenta Dowgielewicz – con il catalano. Un “dibattito tra sostenitori e oppositori dell’Ue di qualità elevata” fa sapere ancora il funzionario, su “liberalizzazione economica, globalizzazione, protezione sociale, capitalismo, socialismo, lingue dell’Europa”. “Molte persone – osserva al riguardo Dowgielewicz – si dichiarano favorevoli ad un più ampio insegnamento delle lingue nell’Unione e sembrerebbero disposte ad adottare l’inglese come principale idioma europeo”. E’ ancora “troppo presto per rispondere a questo esercizio di ascolto” conclude; tuttavia, “pur non essendo maturi i tempi per un ‘Piano B’ sul progetto di Trattato costituzionale, potrebbe essere giunto il momento di prepararsi all’azione” continuando “a dimostrare che l’Unione intende fornire risposte concrete alle gravi preoccupazioni dei suoi cittadini”.