PIEMONTE

Confusione sulla casa

Un ddl e tre proposte di legge

Prima un disegno di legge della giunta regionale. Poi una proposta di legge avanzata dal gruppo della Margherita, un’altra da Forza Italia e una terza dai Comunisti italiani. Ormai è bagarre nell’aula del Consiglio regionale del Piemonte sul tema della famiglia, negli ultimi giorni finita al centro di un confronto-scontro che al momento vede spaccata la maggioranza di centrosinistra e si sviluppa su più temi: dalla definizione di nucleo famigliare al diritto alla casa, fino all’accesso ai servizi sociali e alla sanità.Una questione di chiarezza. “C’è troppa confusione – osserva Annamaria Poggi , docente di diritto costituzionale all’Università di Torino e coordinatrice del Comitato Scienza e vita Piemonte – con il rischio di sovrapporre i piani del discorso. Anzitutto, c’è un problema di legittimità costituzionale: come si può pensare che spetti alla Regione il compito di definire che cosa s’intende per nucleo familiare oppure, come nel caso del Piemonte, disciplinare particolari ambiti che di fatto la danno per scontata, come ad esempio l’accesso ai servizi sociali?”.La priorità, dunque, resta la chiarezza: “Il disegno di legge della giunta regionale – prosegue Poggi – si presenta come una disciplina sulle pari opportunità, invece va a incidere direttamente sul tema della famiglia: in questo modo la comunicazione risulta falsata, si creano le premesse per una serie di fraintendimenti evidenti”. Ma la situazione che si è venuta a creare in Piemonte dimostra chiaramente che un intervento legislativo è necessario, “se non altro – fa notare ancora Poggi – per porre un argine a tutte le discriminazioni che oggi in effetti si sono venute a creare. Discriminazioni che, spesso, vengono proprio a colpire le famiglie fondate sul matrimonio”.Passare alla sostanza. Dello stesso tenore la reazione di Luigi Lombardi, presidente del Forum delle associazioni famigliari del Piemonte. “Dobbiamo evitare – suggerisce – che si crei un polverone tutto politico e non si arrivi a un dibattito serio sul merito delle questioni che sono sul piatto”. “Dal nostro punto di vista – continua Lombardi – i principi da salvaguardare sono due: siamo d’accordo nell’intento di eliminare ogni forma di discriminazione, ma non possiamo accettare che alle unioni di fatto venga offerto un riconoscimento giuridico ulteriore rispetto all’attuale, che comunque c’è. Per noi l’obiettivo è costruire un quadro normativo chiaro ed evitare le discriminazioni al contrario, cioè quelle che penalizzano le famiglie disciplinate dall’articolo 29 della Costituzione”.La “ricetta” della giunta. Il disegno di legge della Giunta, approvato nei giorni scorsi, punta a rimuovere tutte le forme di discriminazione; sul tema del diritto alla casa, all’articolo 6 stabilisce che “la Regione, nell’ambito delle proprie competenze, opera al fine di riconoscere e promuovere il diritto all’abitazione di cui all’articolo 10, comma 1 dello Statuto e per rimuovere le cause che determinano disuguaglianze e disagio, anche prevedendo l’accesso alla casa ai conviventi di fatto e alle persone immigrate regolarmente soggiornanti in Italia, secondo le disposizioni contenute nella legge regionale sull’edilizia residenziale pubblica”.Le soluzioni alternative. Si fondano sul concetto di “famiglia fondata sul matrimonio, nonché nucleo composto da persone unite da vincoli di parentela, adozioni o affinità” la proposta di legge depositata dal gruppo della Margherita e da quello di Forza Italia. Entrambe le proposte prendono piede dal confronto sul tema avviato qualche mese fa dal Forum delle associazioni familiari del Piemonte e prevedono l’introduzione di particolari misure a favore della famiglia in tema di casa, assistenze e servizi sociali. La proposta di legge dei Comunisti italiani considera, invece, famiglia “tutti i maggiorenni che abbiano fiscalmente a carico coniugi, figli e altri familiari. Qualora non sussista il vincolo del matrimonio, è possibile richiedere il beneficio a seguito di dichiarazione che certifichi la convivenza”.L’emergenza-casa. Particolare risonanza ha assunto nei giorni scorsi il tema dell’accesso alle case popolari per le fasce deboli. Al riguardo, in attesa di eventuali modifiche alla legge regionale in materia (46/1995), il presidente dell’Azienda torinese per la casa, Giorgio Ardito ricorda che “tutte le discussioni degli ultimi giorni sulla presunta introduzione di quote gay non fanno altro che nascondere i problemi reali che riguardano l’edilizia residenziale pubblica: oggi solo in provincia di Torino ci sono 5mila nuclei familiari che avrebbero diritto a una casa popolare ma restano senza perché gli alloggi sono pochi. Senza considerare che con l’azzeramento dei fondi Gescal, dal 1998 non disponiamo nemmeno delle risorse necessarie per gli interventi di manutenzione straordinaria: l’emergenza riguarda il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, insufficiente e in via di deterioramento, non l’ingresso in graduatoria di eventuali nuclei omosessuali”.a cura di Marco Ferrando(16 giugno 2006)