UNIONE EUROPEA
Trattato costituzionale: tra tempi lunghi e tempi brevi
Il summit dei capi di Stato e di governo dell’Ue, convocato il 15 e 16 giugno a Bruxelles, è chiamato ad esprimersi sul futuro della Costituzione Ue, finora ratificata da 15 Paesi e bocciata mediante referendum da Francia e Paesi Bassi. Dopo una “pausa di riflessione” durata un anno, il Consiglio europeo ritiene che non sia però ancora il momento di assumere decisioni concrete. “I tempi del dibattito devono essere prolungati”. IL CONSIGLIO ALLUNGA I TEMPI. Era stato il cancelliere austriaco WOLFGANG SCHÜSSEL , presidente di turno Ue, a spiegare, alla vigilia del summit, che “la riflessione in corso sul Trattato costituzionale” e sulle modalità per renderlo operativo “richiedono un’estensione del periodo di discussione”. In realtà, come ammesso anche da diversi leader politici presenti al vertice, tutti preferiscono attendere tre eventi di estrema rilevanza: la presidenza di turno tedesca, nel primo semestre 2007 (molta fiducia viene riposta nella figura della cancelliera Angela Merkel); le elezioni presidenziali francesi del prossimo anno; la presidenza di turno affidata a Parigi nel secondo semestre 2008. Non a caso Schüssel spiega che “l’Austria ha inaugurato una fase di proposte che si dovrebbe chiudere, nel migliore dei casi, entro il 2008”. “BISOGNA FARE PRESTO”. All’impasse non si rassegnano invece le due istituzioni più “comunitarie”: il Parlamento e la Commissione. Il presidente dell’Assemblea, JOSEP BORRELL , invitato come di consueto a prendere la parola all’inizio dei lavori, ha presentato ai capi di Stato e di governo la posizione definita a Strasburgo mercoledì 14 giugno. “L’Ue ha bisogno di un quadro giuridico chiaro – ha spiegato Borrell – e bisogna fare in fretta. Gli eurodeputati confermano il sostegno al Trattato costituzionale” e chiedono che “una soluzione sia trovata prima delle prossime elezioni europee del 2009”. Il Parlamento sostiene che il Consiglio europeo dovrebbe pretendere impegni precisi da ogni Stato aderente “sulle modalità e i mezzi con i quali creare e condurre un dibattito pubblico, aperto e strutturato”, a livello nazionale e comunitario, sulle “questioni fondamentali del futuro dell’Europa” durante il periodo di riflessione “prolungato”, così da coinvolgere i cittadini. Ugualmente si insiste affinché gli Stati che non hanno ancora ratificato la Carta, predispongano un calendario in tal senso. NO ALL’EUROPESSIMISMO. Ancora più risoluto il presidente della Commissione, JOSÉ MANUEL BARROSO , che ha fatto ingresso al summit ribadendo il suo “deciso no all’europessimismo”. Il capo dell’Esecutivo spinge per “un’Europa allargata, aperta, prospera, dinamica e fiduciosa, radicata nei valori che condividiamo, come la solidarietà, che non subisce la mondializzazione ma che, al contrario, è in grado di farvi fronte”. Barroso avverte i 25: “Dal periodo di riflessione, dobbiamo passare al periodo dell’impegno”. “Nel 2007 – commenta il presidente – cadranno i 50 anni della nascita della Comunità europea. Possiamo limitarci a una commemorazione rivolta al passato, oppure cogliere l’occasione per guardare al futuro”. Egli invoca quindi una “road map” per far decollare la Carta Ue: “Un anno fa avevo indicato il pericolo di una paralisi per l’Europa. Oggi credo che abbiamo sventato tale rischio; è stato trovato un accordo sul bilancio, abbiamo rilanciato la Strategia di Lisbona e varato le normative nei settori della chimica e dei servizi. Stiamo lavorando sui temi della ricerca (il Parlamento ha approvato giovedì 15 giugno il Settimo Programma per la ricerca, che peraltro consente finanziamenti comunitari alle sperimentazioni sulle cellule staminali embrionali – ndr. ) e dell’energia. Non ci fermiamo, benché il sentimento euroscettico sia sempre presente”. LA STRATEGIA DI BARROSO. Barroso non si limita alle “buone intenzioni”, bensì indica – in accordo con Schüssel – una strategia operativa. “Prospettiamo una duplice azione: da una parte è necessario insistere sull’Ue dei risultati, per rispondere alle attese dei cittadini; dall’altra occorre la volontà di riformare le istituzioni comuni e renderle più democratiche”. Nel delineare le “strade obbligate” per far riprendere il cammino dell’Ue, il presidente della Commissione domanda al Consiglio europeo “un appoggio su alcune, se non la maggior parte, delle proposte avanzate dall’Esecutivo”: “in primo luogo dobbiamo fornire risultati negli ambiti del mercato interno, dei temi sociali e del lavoro, della formazione, della sicurezza, dell’allargamento e del ruolo dell’Europa nel mondo”. “È poi opportuno agire sul piano istituzionale: servono un sistema decisionale migliore in cui le delibere si adottino a maggioranza, trasparenza e un’azione coesa sulla scena mondiale”. Per tutto questo, “il Trattato di Nizza non basta più: bisogna ratificare e fare entrare in vigore la Costituzione”.