MARCHE

Questione di stile

Una raccolta di firme contro le aperture domenicali dei negozi

Uscire la domenica per fare spese e trovare aperti tutti i giorni i negozi con orario continuato in estate? Capita nelle Marche, dove a fine maggio sono state raccolte migliaia di firme per modificare la legge regionale sul commercio del febbraio 2005. In essa sono concesse 24 deroghe l’anno, elevabili a 28, per l’apertura domenicale degli esercizi commerciali. Ulteriori deroghe sono previste per i negozi che si trovano sul lungomare, nei centri montani o nei centri storici in occasione di particolari manifestazioni culturali o turistiche; altre 7 domeniche di apertura sono concesse ai negozi collocati nelle aree ai confini con l’Abruzzo e con l’Emilia Romagna, dove le aperture domenicali possibili sono addirittura 52.Le associazioni di categoria e i sindacati protestano perché queste norme creano degli squilibri all’interno della Regione favorendo certe aree piuttosto che altre e danno la possibilità di aprire praticamente sempre nei centri storici; molti lavoratori non sono retribuiti adeguatamente durante i giorni festivi e i piccoli negozi non ce la fanno a reggere la concorrenza dei centri commerciali, senza contare che le aperture domenicali fanno lievitare i prezzi. La petizione è indirizzata anche alle Istituzioni: le Marche, infatti, sono la Regione capofila al tavolo di concertazione nazionale dove si sta discutendo il testo unico del commercio, che dovrebbe essere emanato a dicembre.Il concetto di riposo. “Negozi aperti o negozi chiusi nei giorni festivi? Non è lì il problema”. La pensa così don Mario Lusek, incaricato regionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport. Il suo è un discorso non tanto sugli esercizi commerciali aperti nel giorno del Signore, quanto sullo stile di vita contemporaneo: “Il post-moderno, la complessità sociale, il pluralismo culturale, le diversità degli stili e delle pratiche di vita dell’uomo d’oggi ha di fatto eclissato il senso e il significato della festa. Il cristiano conosce bene il significato della domenica. Ma l’uomo contemporaneo no: ha ideato il concetto di tempo libero e ha rimosso e annientato la festa”.Riposo festivo e riposo settimanale. Per don Lusek, “lo stesso concetto di riposo ne risente: il riposo festivo ha a che fare con il significato del vivere, con l’importanza e il valore delle relazioni, degli incontri, delle amicizie, con la serenità e l’armonia dell’essere, è il momento della sosta, della comunicazione, dell’accogliersi. Ha anche a che fare anche con la fede, per chi crede”. Altra cosa “è il riposo settimanale che poi si traduce in week-end, fine-settimana e ha i connotati della fuga da casa, dalla città, è frammentazione, dispersione, evasione. Un tempo di frenesia e di concitazione. E anche di nervosismi. Forse la risposta alla domanda è proprio nel riaffermare con pratiche di vita testimonianti il valore umano e universale della festa per non farla vivere come intervallo tra due fatiche”.La religione laica del consumo. Secondo il sociologo Rossano Boccioni, dell’Università di Camerino, “la continua realizzazione di centri commerciali, il conflitto con le forme classiche del commercio e le forme di interazione che si creano con gli utenti ci spinge a riflettere sulla religione laica del consumo che trova nella stagione estiva il tempo più propizio. Il tempo estivo è, infatti, per molti un tempo liberato dagli impegni lavorativi, dunque un periodo da dedicare a quelle attività che, di norma, non è possibile svolgere durante l’anno. Invece, si è soliti rinunciare a questo tempo liberato dal ritmo lavoro-bisogno, abbandonandosi alla ricerca di modalità di consumo alternative, ma sempre omogenee agli stili di vita nei quali siamo socializzati”.“I lavoratori devono riposare”. Se per ragioni di convenienza, stili di vita e mentalità consumista diffusa l’accesso festivo ai negozi è visto con favore dagli italiani e dai marchigiani in particolare, è opportuno forse interrogarsi anche sulle condizioni di chi lavora per assicurarci queste comodità, come fa il presidente regionale delle Acli, Marco Moroni: “È un dato di fatto che la vita sociale è cambiata e che oggi ci sono delle esigenze diverse ma è anche chiaro che non si può rinunciare al riposo. La cosa importante è che si muova anche il sindacato: il rispetto della domenica non deve diventare una richiesta proveniente solo dal mondo delle associazioni cattoliche. I lavoratori devono riposare come i consumatori, è un diritto acquisito che non deve essere dimenticato”.”Vorrei spostare il discorso – aggiunge Moroni – su un piano più ampio: in un’epoca di flessibilità totale molti lavoratori, sia in ambito laico sia cattolico, sono sfruttati tutti i giorni della settimana e, quindi, penso che bisognerebbe riflettere se è giusto che una persona abbia una vita completamente subordinata alle esigenze del lavoro, che sia lunedì o domenica”.a cura di Simona Mengascini(16 giugno 2006)