Quotidiani e periodici europei

Non poteva certo mancare in questi giorni un riferimento ai mondiali disputati in questi giorni in Germania. Per tutti, ecco il commento di Richard Meng della Frankfurter Rundschau (12/6) che così scrive: “ Dei mondiali di calcio così sono davvero divertenti. Centinaia di migliaia sono in giro per festeggiare insieme le partite. Negli stadi, davanti dai megaschermi, nei locali o in feste private. Uno slogan è diventato un feeling: il mondo è davvero venuto a far visita. Nel primo fine settimana dei mondiali si è sviluppata un’atmosfera, la migliore che si potesse desiderare: pacifica, non aggressiva, internazionale. La smania è contagiosa. Il Paese inizia a godersi il suo stato di emergenza. E nel far ciò, impara qualcosa, persino“. […] “ Anche lo Stato si presenta in questi giorni, soprattutto con il comportamento della polizia. Anche in questo l’inizio è stato un successo. Perché il modo tranquillo, pacato e talora persino festoso, con cui finora hanno agito i poliziotti, anche questo potrebbe diventare il biglietto da visita di un Paese civile e allegro. Le forze dell’ordine per una volta diverse. Non come entità che impedisce, ma che invece, se possibile, favorisce il buon umore. Normalmente non si tratta proprio di una specialità tedesca. Per cui: speriamo che le cose rimangano così. Alcuni potrebbero comunque disturbare un evento mondiale. Ma se questa bella atmosfera continuerà ad esistere, dipende dai molti. Non devono più farsi derubare della festa del calcio. Anche a prescindere da chi ha vinto e da chi ha perso la partita“. I mondiali offrono al quotidiano cattolico francese La Croix (14/06) lo spunto per una riflessione sul valore educativo del calcio per i giovani, “scuola di vita” e “modo per ritrovarsi tra ragazzi rinforzando l’identità maschile” osserva Nathalie Lacube. “Comprendere che si fa parte di un insieme, e che se non si gioca con gli altri non si arriva a nulla, è una delle virtù del pallone”, che “inoltre canalizza le pulsioni aggressive, come tutti gli sport” e infine “obbliga i giovani giocatori a rispettare le regole e l’arbitro”. Questo per il calcio giocato; ma anche le partite viste insieme ai genitori, di solito i padri, “mentre la componente femminile della famiglia si occupa d’altro”, significa, conclude Lacube, “condividere le stesse emozioni e passioni” creando “una complicità molto forte che può aiutare a mantenere il contatto anche nei passaggi difficili” dell’adolescenza. Il suicidio dei tre prigionieri nel campo di Guantanamo, a Cuba, ravviva le polemiche sui diritti umani e trova ampio spazio sui quotidiani europei. “Chiudere Guantanamo” è l’eloquente titolo dell’editoriale di Le Monde (13/06) che definisce il carcere “una macchia nera nel mondo democratico” e “un non senso giuridico”. “Gli Stati Uniti restano sordi” di fronte al fatto che il campo costituisca “una flagrante violazione del diritto internazionale e dei diritti dell’uomo”, e “l’amministrazione Bush” dimostra “disprezzo perfino per la propria Corte Suprema che nel giugno 2004 le ha chiesto di autorizzare i detenuti di Guantanamo a difendersi di fronte alla giustizia civile americana, e per l’opinione pubblica… dove un numero crescente di voci denuncia le condizioni della prigione”. Di qui l’auspicio che i leader europei “non affrontino più una riunione di alto livello con gli americani senza esigere la chiusura” del carcere. Sulla stessa linea Jean- Cristophe Ploquin chr dalle colonne di La Croix (13/06) osserva: “ Gli Stati europei, parte in causa nella lotta al terrorismo”, non possono disinteressarsi di “una bomba a scoppio ritardato che contribuisce ad alimentare nel mondo musulmano i rancori contro l’Occidente. Molti hanno dato prova di colpevole debolezza autorizzando il transito degli aerei della Cia che trasportavano detenuti. Il relatore speciale Onu contro la tortura Manfred Nowak, preme sull’Unione europea affinché essa chieda a Bush, in occasione del vertice Ue-Usa del prossimo 21 giugno, la chiusura del campo”. “E questo – conclude Ploquin – sarebbe una prova di buon senso”. “Ciò che è davvero mostruoso – commenta l’inglese The Guardian (12/06) non è il modo in cui i prigionieri sono trattati fisicamente… ma l’abbandono di procedure legali da parte di una nazione che ha costruito la propria identità sui diritti costituzionali”. “Decodificare Guantanamo, dove si contano ancora 460 reclusi, non sarà semplice. Ma il senso morale e la giustizia esigono che ciò avvenga. Speriamo che a compiere l’impresa sia la Corte Suprema Usa. Tuttavia – conclude il quotidiano britannico – ciò non esime altri dal denunciare questo tradimento dei principi democratici”.