Dalla parte di Péguy

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Tra poco più di tre mesi la Chiesa italiana vivrà a Verona il suo quarto Convegno nazionale. Continua il percorso iniziato dopo il Concilio e scandito da quattro tappe che hanno visto – e vedranno a ottobre – convenire tutte le comunità diocesane per interrogarsi e interrogare su grandi questioni della vita e della fede. Sono stati tre incontri di popolo, e così sarà il prossimo, incastonati nella storia del nostro Paese come evidenziano i temi scelti: promozione umana (Roma 1976), comunità degli uomini (Loreto 1985), carità (Palermo 1995), speranza (Verona 2006). Se non si possono negare alcune fragilità di questa esperienza neppure si può tacere la vivacità di una Chiesa consapevole che non può esserci fedeltà all’uomo senza fedeltà a Dio.

Questa convinzione nutre anche l’attesa per l’incontro di ottobre dedicato alla speranza cristiana. C’è in qualcuno il timore che l’imminente convenire non avrà la consistenza e la forza dei precedenti Convegni. Una risposta é nell’immagine di Péguy: la speranza che appare piccola e fragile in realtà sorregge le due sorelle più grandi. Siamo con Péguy perché un poeta è un realista. E lo sono anche le comunità cristiane, viste la passione, l’intelligenza e la concretezza con le quali si sono messe in cammino verso Verona.

Neppure sul territorio è difficile scoprire che quella della speranza è la domanda delle domande. Attraversa e unisce le diverse stagioni e i diversi ambiti della vita. Sempre più esige una risposta che vada al cuore delle persone, che non le inganni e non le tenga prigioniere del frammento. Troppi muri divisori si sono levati, soprattutto in questi ultimi decenni, dentro le esperienze personali, familiari e comunitarie. Troppo ci si è illusi che la cura di una parte potesse portare alla salute dell’insieme.

Non è stato così, non può essere così perché persone e comunità si ammalano e si indeboliscono quando vengono meno l’unità e l’armonia. Più la frammentazione aumenta più cresce la nostalgia dell’insieme, della sintesi.
La speranza cristiana comprende e si pone a fianco dell’uomo,e lo accompagna nella ricerca della sua unità interiore. Diventa così grido di libertà che sale dalle diverse generazioni: libertà dalle utopie, dalle illusioni, dalle apparenze, dagli inganni, dai miti…

Il grido viene raccolto. Nelle esperienze sul territorio, di cui SIR riferisce grazie alla rete di oltre 150 settimanali cattolici, è sempre più visibile un laicato che si pone sulle nuove frontiere della cultura e della società senza complessi di inferiorità e senza presunzione.
Il grido viene raccolto. Il pensiero sulla speranza, messo in pagina dalle molte riviste cattoliche che SIR consulta, affascina e coinvolge credenti e non credenti nell’impresa di ampliare gli spazi della razionalità.

Verona sarà anche il luogo dell’incontro di questi pensieri, sarà un passaggio importante per il progetto culturale che sempre più si snoda sul territorio in un fecondo rapporto di sensibilità, competenze e responsabilità diverse. Si rivelerà, come le precedenti, la tappa di un pellegrinaggio antico e sempre nuovo.
Lo conferma la piccola speranza di Péguy che è già nelle comunità diocesane e sarà a Verona come era a Palermo, Loreto, Roma…

Paolo Bustaffa

(23 giugno 2006)