EMILIA ROMAGNA

Territorio e ambiente

Rifiuti: la situazione in Emilia Romagna

Il quadro generale. L’Emilia Romagna registra una produzione di rifiuti urbani di tutto rispetto, con un aumento annuo medio (calcolato nell’ultimo decennio) del 3,3%. Nel 2004 la produzione complessiva è stata di 2.778.822 tonnellate (+5,5% rispetto al 2003), con un dato pro capite di 658 Kg per abitante. Anche questo indicatore è in crescita (+2,8% in un anno), e decisamente superiore rispetto alla media nazionale, che nel 2003 era di 524 kg/abitante (contro i 640 della Regione). Si tratta tuttavia di una cifra che comprende anche quei rifiuti, assimilabili ai rifiuti urbani, prodotti dalle attività commerciali e produttive presenti sul territorio.La raccolta differenziata. Particolarmente sviluppata è la raccolta differenziata, che è passata dal 10,5% (sul totale dei rifiuti urbani prodotti) del 1996 al 32,7% del 2004, con 908.393 tonnellate. Tale raccolta prende il via dalla legge regionale 27/94 volta a determinare la “Disciplina dello smaltimento dei rifiuti”. Da qui è partita la politica regionale in materia di raccolta differenziata e la creazione di una serie di strumenti come le stazioni ecologiche attrezzate (342 oggi attive). Ma cosa finisce nella raccolta differenziata? Innanzitutto il verde e la carta, che costituiscono rispettivamente il 22,7% e il 19,7% del totale.Energia dai rifiuti. Speculare a quanto detto è la situazione dei rifiuti indifferenziati, che nel 2004 sono al 67,3% della produzione complessiva. Negli ultimi anni, alla luce del D.Lgs 22/97 su “Prevenzione e recupero anziché smaltimento in discarica” e del D.Lgs 36/03, si è registrata una crescita dei sistemi che consentono forme di recupero di materia e di energia, per ridurre il quantitativo di rifiuti da conferire alle discariche. Così, se nel 1996 a queste arrivava il 77% dei rifiuti indifferenziati, nel 2004 la loro percentuale è scesa al 60%, a vantaggio degli impianti di termovalorizzazione o incenerimento, biostabilizzazione e produzione di combustibile. Dopo una prima destinazione (discarica, termovalorizzazione o ulteriore selezione), il 31% dei rifiuti provenienti da raccolta indifferenziata arriva agli impianti d’incenerimento, i più recenti dei quali sono in grado anche di ricavare energia; il 6%, composto da rifiuti organici, viene sottoposto ai procedimenti di compostaggio (producendo concime e fertilizzanti) o biostabilizzazione (da cui si ottiene materiale non più organicamente attivo, che solitamente viene utilizzato per la copertura delle discariche), mentre da un 2% si ricava combustibile.Gli impianti. In regione sono attive (al 31 dicembre 2004) 37 discariche per rifiuti non pericolosi, 11 per quelli inerti e 3, tutte nel ravennate, per i rifiuti pericolosi. Di tutte queste, cinque (4 per i rifiuti inerti e 1 per quelli non pericolosi), pur essendo attive, non hanno smaltito alcunché nel corso del 2004. Inoltre, le province di Piacenza, Modena, Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena e Rimini hanno sul loro territorio un impianto di termovalorizzazione e incenerimento per rifiuti urbani (2 a Ferrara), mentre per i rifiuti speciali vi sono due impianti a Ravenna, uno a Ferrara e uno a Forlì. Gli impianti di compostaggio sono 17, oltre a 5 di biostabilizzazione. I rifiuti speciali. Da non sottovalutare è, poi, la crescita dei rifiuti speciali, anche pericolosi, passati da 5.591.963 tonnellate nel 1997 a 9.347.503 nel 2003, con un incremento del 40,2% (dati provenienti dalle dichiarazioni ambientali – Mud – presentate dalle imprese, che secondo l’Arpa sono sottostimati). Secondo l’Arpa, dunque, si passa da 8.196.930 tonnellate nel 1997 a 10.904.501 nel 2003 (+33%). Di queste, 583.667 tonnellate sono composte da rifiuti classificati come pericolosi secondo il catalogo europeo dei rifiuti.Pianificazione delegata alle Province. La gestione dei rifiuti in Emilia Romagna fa riferimento alla legge regionale 3/99 su “Riforma del sistema regionale e locale”, laddove alla sezione V si parla di “Gestione dei rifiuti” e si delega la pianificazione alle province, individuando come “strumenti della pianificazione della gestione dei rifiuti”, tra l’altro, “i piani territoriali di coordinamento provinciale” e “i piani provinciali per la gestione dei rifiuti”. Essi analizzano la produzione dei rifiuti, stabiliscono gli obiettivi da perseguire in termini di prestazioni per quanto riguarda lo smaltimento e definiscono le modalità più opportune per perseguirli.a cura di Francesco Rossi(23 giugno 2006)