Speranza e impresa

“PERCORSO ITINERANTE”

“Il lavoro è dimensione fondamentale per ogni uomo, fonte indispensabile della dignità per la persona e del sostentamento per la famiglia. La festa completa e dà senso al lavoro: dimenticando e cancellando la domenica si rischia di perdere la dimensione comunitaria e rituale della festa”. Con queste parole, pronunciate dal vescovo di Rimini, mons. Mariano De Nicolò, durante l’Omelia della Messa celebrata in Cattedrale, domenica 25 giugno, si è concluso il convegno nazionale “Il lavoro e la festa” (Rimini, 22-25 giugno), quinta e ultima tappa in preparazione all’evento di Verona di ottobre, dopo gli appuntamenti dedicati a tradizione (Palermo), affettività (Terni), fragilità (Novara) e cittadinanza (Arezzo).
Lavoro e festa sono centrali anche nella relazione “Dare un’anima al turismo. Economia, etica e cultura dell’ospitalità a Rimini”, presentata al convegno il 24 giugno. Un documentario che ripercorre la storia del turismo riminese per proporre alcune linee di pastorale, e un contributo di riflessione al Convegno di Verona che, dice la diocesi, “sia di stimolo per tutti coloro che di turismo, o in aree di vocazione turistica, si trovano a vivere”.

Giovani o adulti? Faticano a trovare un impiego stabile, vivono nell’incertezza economica e sono poco inseriti in reti associative che possano esser loro di sostegno nei progetti di vita. Sono alcuni tratti del mondo giovanile emersi dalla ricerca nazionale “Tutto il resto. Giovani, stili di vita e consumi”, realizzata dalla Gioventù operaia cristiana (Gioc), presentata a Rimini il 23 giugno. Una “fotografia” scattata su un campione di 3.000 giovani di tutta Italia tra i 15 e i 35 anni, che invita, come ha commentato la presidente della Gioc Emanuela Agagliate, a un’importante sfida: “Creare per i giovani una prospettiva più di comunità e costruire occasioni e iniziative, anche pastorali, di incontro che siano a essi di sostegno”.

Sul rapporto tra giovani e lavoro si è soffermato l’economista Stefano Zamagni: “È aumentata l’incertezza – ha spiegato – una volta si faticava di più ma almeno c’era la speranza di un impiego stabile. Oggi domina la precarietà legata alla flessibilità e all’indecenza del posto di lavoro”. Un fattore che crea un senso di frustrazione, a maggior ragione, quando viene a mancare “quella remunerazione intrinseca – ha proseguito Zamagni – data dalla soddisfazione, dalle relazioni e dalla qualità del lavoro, importante quanto la remunerazione rappresentata dal salario”.
Quanto ai consumi, sempre partendo dalla ricerca della Gioc che evidenzia una scarsa propensione al risparmio, l’economista ha descritto una “società low cost“, dove si tende a favorire imprese a basso costo che, in realtà, sfruttano i lavoratori. Un comportamento di consumo che contribuisce anche a un “welfare low cost , di ostacolo alle garanzie sociali”. Più sagge le iniziative di consumo critico di ispirazione cristiana come i Gruppi di acquisto solidale (GAS), i Bilanci di giustizia e il consumo etico.

Nuove imprese per il bene comune. “Eros”, “Filia” e “Agape”, le tre forme di amore individuate da Benedetto XVI nella sua prima Enciclica, sono state interpretate dall’economista Luigino Bruni, intervenuto al convegno del 24 giugno sulle “Nuove imprenditorialità”, come tre elementi fondanti ogni impresa cristiana volta non solo al profitto ma al bene comune: “Il contratto o scambio assomiglia al corteggiamento tipico dell’Eros ed è all’origine dell’impresa – ha spiegato Bruni – ma questa non potrebbe fiorire se non diventasse anche luogo di amicizia (Filia). Il grande elemento spesso assente nel mondo imprenditoriale è l’amore che porta l’impresa ad aprirsi. Le prime due forme di impresa senza la terza rimangono snaturate”.

A Rimini sono state illustrate esperienze che tengono insieme tutte e tre le componenti in una logica di profitto etico e inclusione sociale. Un’eccezione in una realtà lavorativa dove – ha affermato Cristiano Nervegna, del Movimento lavoratori di Azione Cattolica – “le regole valgono solo per pochi e gli affari vengono condotti in maniera poco trasparente”, ma che dimostrano come sia possibile rileggere il profitto alla luce dei principi della Dottrina sociale della Chiesa.

Un esempio è dato dal Progetto Policoro promosso dalla Cei per combattere la disoccupazione e il disagio nel Sud Italia. “Un vero annuncio – l’ha definito Vincenzo Linarello, presidente di Goel, il consorzio di imprese sociali nato in Calabria, che solo nella diocesi di Locri dà lavoro a più di mille giovani – da cui molti hanno tratto le motivazioni per ripartire, pure all’interno di un sistema dominato dalla ‘ndrangheta e dalle massonerie deviate”. Sempre rivolta al bene comune è l’esperienza del Polo imprenditoriale “Lionello Bonfanti” di Incisa Val d’Arno, inserita all’interno del Movimento dei Focolari: un insediamento industriale di 9.600 metri quadrati che raggruppa diverse imprese e rappresenta la prima Spa italiana che riserva il 30% degli utili a progetti di solidarietà.

(26 giugno 2006)