LIBERTÀ RELIGIOSA

Due diverse chiusure

Laicismo a Ovest ed eccessivo controllo a Est

“Atteggiamento laicista” in molti Paesi occidentali, mentre “nei territori reduci da decenni di totalitarismo socialcomunista fatica a farsi strada l’idea dell’autonomia della religione dallo Stato”. Questa, in sintesi, la situazione della libertà religiosa in Europa emersa dal Rapporto 2006 dell’opera di diritto pontificio “Aiuto alla Chiesa che soffre” (Acs), presentato, come di consueto in italiano, nei giorni scorsi a Roma e, in contemporanea, in lingua portoghese a Lisbona Nella sezione dedicata al vecchio continente viene segnalato “l’orientamento laicista prevalente in molti Paesi che sembra conoscere la sua massima espressione nelle istituzioni comunitarie e, in specie, presso il Parlamento europeo”, e rivela “l’incapacità di molti Paesi Ue di superare la stantia contrapposizione tra religione e vita civile attraverso un rapporto maturo con la società”. Al tempo stesso il Rapporto dedica ampio spazio al cammino di “denazionalizzazione e autonomia delle Chiese” dell’Est. Presentiamo una sintetica panoramica di questi Paesi. Per approfondimenti: www.acs-italia.org. NEL 2005 è stato rispettato pienamente il diritto alla libertà religiosa in Armenia, e rimane vivo il dialogo ecumenico tra la Chiesa apostolica armena e la Chiesa cattolica. Nel 2002 è entrata in vigore in Bielorussia la nuova legge sulla libertà religiosa che pur attribuendo all’ortodossia russa il ruolo di religione ufficiale del Paese, riconosce, “il ruolo spirituale, culturale e storico della Chiesa cattolica nel territorio”. Sebbene in Georgia la situazione giuridica della Chiesa cattolica resti precaria, la politica del presidente Michail Saachasvili, al potere dal gennaio 2004, sembra averle impresso un miglioramento. Preoccupante, invece, la situazione della Moldova, unico Paese europeo, oltre alla Francia, ad avere bandito l’insegnamento della religione dalle scuole pubbliche. “Dopo la vittoria del partito comunista alle elezioni politiche del marzo 2005 – osserva il Rapporto – potrebbe registrarsi un ulteriore irrigidimento sulle questioni riguardanti la libertà religiosa”. IN RUSSIA la posizione del governo nei confronti delle comunità religiose si è dimostrata leale e neutrale, e quindi si può definire in via di miglioramento rispetto al passato. La registrazione della Trasfigurazione a Novosibirsk ha portato le diocesi cattoliche a quattro, e sembra superato il problema della concessione dei visti ai sacerdoti stranieri. Tuttavia, all’interno delle strutture politiche e della società, il Rapporto denuncia, “accanto al rispetto formale dell’ortodossia, identificata come componente fondamentale dell’identità spirituale e culturale della nazione, atteggiamenti laicisti e anticlericali sempre più assimilabili alla mentalità diffusa in Europa”. Sebbene non si registrino problemi sotto il profilo della libertà religiosa, nella Repubblica ceca rimane la pesante eredità lasciata dal regime comunista riguardante, in particolare, la complessa e tormentata restituzione alla Chiesa cattolica dei beni espropriati durante il regime. La libertà religiosa è ampiamente garantita anche in Slovacchia, ancorché in presenza di episodi preoccupanti quali le interferenze di organismi internazionali tendenti a condizionare la legislazione in senso abortista.ANCORA DIFFICILI da rimarginare, si legge nella ricerca, “le ferite della guerra civile nell’ex-Jugoslavia, dove permangono situazioni di ostilità fra le diverse comunità religiose, cristiane e islamiche, spesso identificate con le etnie”. Triplice l’etnia religiosa di Bosnia ed Erzegovina all’interno della quale, denuncia Acs, “gli organismi internazionali – Ue, Osce, Onu – praticano una sistematica discriminazione nei confronti dei cattolici bosniaci già residenti nella zona a maggioranza serba del Paese”. Ancora a rischio la libertà di culto per i serbi del Kosovo, in particolare per quanto riguarda gli spostamenti sul territorio degli appartenenti alle diverse Chiese. “I leader religiosi più noti – afferma il Rapporto – devono ricorrere alla scorta di truppe internazionali”.IL NUOVO PRESIDENTE dell’Ucraina, Viktor Juscenko, secondo la ricerca dimostra apertura nei confronti di tutte le confessioni cristiane, di cui ha sottolineato più volte l’importante valore etico per la società e l’uguaglianza dei diritti tra loro. Mentre è in corso in Europa il dibattito sull’ingresso della Turchia, pur essendo stati riconosciuti maggiori diritti alle comunità religiose cristiane, manca ancora nel Paese il riconoscimento della loro personalità giuridica, e le minoranze locali sono oggetto di discriminazione e talvolta di atti violenti, come la recente uccisione del missionario italiano don Andrea Santoro.