BIBBIA
I cattolici di Italia, Francia e Spagna a confronto con la Bibbia
“La Bibbia oggi è entrata in modo massiccio nelle famiglie di tanti cristiani, peccato che spesso rimanga in penombra”. E’ quanto emerge dalla ricerca “La promozione della Bibbia, impegno comune di cattolici, protestanti e ortodossi” presentata il 26 giugno a Roma, promossa dalla Società biblica universale (Abu), attraverso le Società bibliche nazionali di Italia, Spagna e Francia. La ricerca conclude un progetto triennale avviato nel 2001 dall’Abu per approfondire lo studio dell’atteggiamento che i cattolici di questi tre Paesi hanno verso la Bibbia e il loro eventuale interesse a sostenere programmi di diffusione biblica sia in patria che all’estero. La ricerca è articolata su un sondaggio Eurisko, sull’opinione pubblica (650 persone di Italia, Francia e Spagna) e interviste con leader della Chiesa cattolica dei tre Paesi. L’Abu è un’associazione mondiale interconfessionale (protestanti, cattolici, ortodossi) di 141 Società Bibliche che lavorano in oltre 200 Stati. Loro scopo è vedere la Bibbia conosciuta, amata e rispettata. Nel solo 2005 per sostenere le Società bibliche nazionali l’Abu ha speso 45,8 milioni di dollari. Sono 604 i progetti di traduzione della Bibbia in corso in 495 lingue diverse. Le lingue che hanno almeno un libro della Bibbia tradotto sono 2.403 (426 Bibbie, 1.115 Nuovi Testamenti, 862 Porzioni). UN LIBRO DA RISCOPRIRE… “Leggono la Bibbia il 55% dei francesi, il 52 degli spagnoli e il 42 degli italiani”. Italiani fanalino di coda quanto a lettura personale. Ma si rifanno quando la lettura è di gruppo: “francesi sempre in testa (21%), seguiti da italiani (17) e spagnoli (12). Se si considera che è la lettura tout court ad essere sempre meno praticata, la Bibbia è un libro comunque ad alta lettura, sia pure relativa”. L’omelia resta la principale forma di mediazione della Bibbia. Tra le “pratiche più utili per alimentare la fede”, la Bibbia è segnalata appena dal 29% degli spagnoli, dal 23 degli italiani e dal 13 dei francesi. La più “utile” rimane l’omelia, per il 45% dei francesi e il 41 di italiani e spagnoli. Ma come è definita la Bibbia? “È un libro ispirato da Dio, ma da non prendere sempre alla lettera, semmai da interpretare”: è la risposta che riscuote maggiori consensi, con i francesi al 60%, gli spagnoli al 57 e gli italiani al 43. “È la parola di Dio, da prendere sempre e solo alla lettera”: anche questa formulazione riscuote molti consensi, con gli italiani al 38%, gli spagnoli al 29 e i francesi al 17. I francesi si segnalano tra gli scettici: per il 13% di loro la Bibbia è soltanto un insieme di “favole e leggende” (Italia 6, Spagna 5). Il luogo più apprezzato per conoscere la Bibbia è la parrocchia: 46 spagnoli, 42 francesi e 39 italiani su cento. La conoscenza religiosa resta però debole. Dalla ricerca dell’Abu emerge, infatti, che “a frequentare incontri di catechesi o di cultura religiosi sono circa un quarto dei cattolici praticanti (Spagna 28, Francia 26 e Italia 21%)”. Ne deriva “una non altissima consapevolezza della centralità della Parola di Dio nella vita cristiana”, ma anche una “disponibilità a collaborare con altre confessioni cristiane per conoscenza e diffusione della Bibbia”. 76 francesi, 62 italiani e 58 spagnoli su cento sono disponibili a collaborare con i protestanti. Impegno ecumenico. “La Bibbia, o parte di essa, è stata tradotta in 2.403 lingue ma c’è ancora molto da fare. Sono infatti ancora 4.000 gli idiomi che non hanno testi biblici tradotti”. Per questo l’impegno nella traduzione e nella diffusione della Bibbia, per il rev.do Miller Milloy, della Chiesa di Scozia e segretario generale dell’Alleanza biblica universale (Abu), deve essere “sempre più intenso”. Milloy ha ricordato che “per molti fedeli la Bibbia è ancora un libro chiuso”. “L’invito della Dei Verbum a provvedere un facile accesso alle Scritture ha provocato la cooperazione tra cattolici e Abu. Le traduzioni interconfessionali sono state la pietra fondamentale per la collaborazione comune”. Un concetto ribadito dal pastore Daniele Garrone, presidente della Società biblica in Italia, per il quale “la diffusione e la traduzione della Bibbia sono una pietra miliare del cammino ecumenico. La traduzione interconfessionale della Bibbia è una palestra di incontro, di dialogo e di lavoro comune”. “L’inchiesta – ha detto mons. VINCENZO PAGLIA della Conferenza episcopale italiana – mostra l’urgenza dell’impegno comune nella diffusione della Bibbia. Esiste un’ignoranza materiale di questo Testo sacro”. Non mancano tuttavia esperienze di studio e preghiera. Il pastore spagnolo José Andavert, segretario generale della Società biblica spagnola, ha messo in evidenza che “il lavoro di divulgazione biblica è per tutta la società. Non deve limitarsi solo alla forma scritta me deve utilizzare tutte le nuove forme di comunicazione, internet, sms, audio. Tutto può contribuire alla diffusione delle Scritture”.