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La Polonia e l’Europa
Il recente viaggio in Polonia di Benedetto XVI, dal 25 al 28 maggio 2006, permette di sottolineare il ruolo della patria di Giovanni Paolo II nelle nuove prospettive europee. Stranamente l’Europa occidentale tende a considerare l’insieme dei Paesi dell’Europa centrale ed orientale, che si sono liberati da soli dal comunismo, con un miscuglio di disprezzo e di timore, al massimo come nuovi mercati potenziali.È merito del Santo Padre l’aprire la strada a uno sguardo nuovo, libero, su tali paesi. È particolarmente vero per la Polonia, nazione di antica tradizione cattolica, dove la regolare pratica religiosa domenicale riunisce il 45% della popolazione. La Polonia sta al centro dell’Europa, ne riassume bene la storia, le sofferenze, le speranze.La Polonia ha costruito la sua identità sulle fondamenta della fede cristiana. Se c’è un Paese europeo dove la nozione di radici cristiane trova un’applicazione naturale, si tratta della Polonia. È tale identità forte che ha aiutato i polacchi a non cedere mai di fronte al nazismo e al regime comunista, come testimoniano le pubblicazioni della casa editrice Znak anche durante la dittatura, e la creazione del sindacato Solidarnosc, punta avanzata del rovesciamento pacifico del regime nel 1989. La Polonia ha la particolarità di trovarsi tra Occidente ed Oriente, in un contatto spesso assai teso con il mondo ortodosso, ma possiede anche una grande tradizione ebraica, quasi a ricordare provvidenzialmente, ma non senza difficoltà, ciò che il cristianesimo deve al giudaismo. In Polonia, Karol Wojtyla ha incontrato il giudaismo, e non per caso durante il suo pontificato, i progressi più ampi sono stati realizzati nel dialogo giudeo-cristiano. La Polonia è anche la terra delle sofferenze, delle divisioni e degli odii dell’Europa. Frutti di una storia tormentata, fatta di spartizioni tra le grandi potenze, di persecuzioni, di deportazioni. È il Paese dove i nazisti hanno allestito il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, “questo luogo di orrore, di accumulo di crimini contro Dio e contro l’uomo che non ha confronti nella storia”, questo luogo dove Dio “ha taciuto” disse il Pontefice venuto sul luogo del crimine come “figlio della Germania”. Purtroppo l’odio antisemita resta vivace in Polonia, come in tutta Europa, ma la visita di Benedetto XVI ha sottolineato l’impossibilità dell’antisemitismo cristiano. La Polonia, oggi, è la speranza di un futuro di riconciliazione. La Polonia è inanzitutto il simbolo dell’altra grande riconciliazione europea, di cui si parla troppo poco, perché è esemplare, dopo la riconciliazione franco-tedesca : si tratta della riconciliazione gremano-polacca, la cui strada è stata aperta con pazienza dai vescovi, in particolare dall’allora arcivescovo di Cracovia, mons. Karol Wojtyla. La speranza risiede nell’adesione nel 2004 all’Unione europea, una strada difficile, piena di insidie perché l’allargamento non è stato adeguatamente preparato, perché esige adattamenti sociali ed economici e contiene il rischio di una reazione nazionalistica e populista. Ma tale adesione, al di là delle difficoltà, suggella il destino europeo della Polonia.In alcuni giorni, attraverso i luoghi dell’identità politica (Varsavia), dell’identità cristiana (Czestochowa, Cracovia, Wadowice, i santuari di Kalwaria Zebrzydowska e Lagiewniki con la tomba di santa Faustina Kowalska), della sofferenza disumana (Auschwitz-Birkenau), Benedetto XVI, papa tedesco successore di un papa polacco, ha proposto all’Europa una Polonia forte delle sue radici, pacificata con la propria storia pur senza dimenticarla, aperta sull’avvenire. Tale è il senso profondamente spirituale del suo viaggio.