COSTITUZIONE EUROPEA

Una fase delicata

Serve un ampio confronto che coinvolga anche i cittadini

“Dobbiamo costruire una lobby tra cittadini, parlamenti nazionali e Assemblea Ue per sostenere la Costituzione. Non possiamo aspettarci un reale sostegno dai Governi dei 25 che, in maggioranza, credono ancora in un’Unione intergovernativa”, guidata dalle capitali. JO LEINEN condensa le analisi sul “futuro dell’Europa” emerse nel corso della recente visita a Roma della commissione Affari costituzionali del Parlamento di Strasburgo (Afco), di cui è presidente. RATIFICHE E DIBATTITO POLITICO. L’eurodeputato tedesco ha guidato una delegazione composta da una decina di esponenti di diversi Paesi, fra cui il belga Jean-Luc Dehaene, già vicepresidente della Convenzione, la tedesca Sylvia-Yvonne Kaufmann, il danese Jens-Peter Bonde, gli spagnoli Inigo Méndez de Vigo e Carlos Carnero Gonzàles. Vari gli incontri programmati: con il capo dello Stato italiano, Giorgio Napolitano, con esponenti del governo e delle Camere. Molteplici i temi affrontati: il processo di ratifica della Carta e l’impasse emerso dopo i “no” francese e olandese; i futuri allargamenti; il ruolo dell’Ue nel mondo. “Abbiamo riflettuto sulle possibili strategie per superare questa delicata fase dell’integrazione – spiega Leinen al Sir -. Appare a tutti evidente che la Costituzione è un compromesso. Eppure l’Ue necessita di un testo-base per proseguire il cammino. Bisogna procedere con le ratifiche e al contempo insistere per un ampio confronto che coinvolga i cittadini. Questo compito spetta a tutti e bisogna procedere in fretta. Il Consiglio europeo di giugno ha infatti stabilito che una decisione certa sulla Costituzione sarà raggiunta entro il 2008; può essere troppo tardi, perché nel 2009 si svolgeranno le elezioni del Parlamento Ue e c’è il rischio che i cittadini si allontanino ancor più dall’Europa e disertino le urne, indebolendo la democrazia comunitaria”. L’EUROPA DEI RISULTATI. Ma cosa chiedono i cittadini all’Ue? Non è forse vero che olandesi e francesi hanno bocciato più il “contesto” che il “testo” della Carta? “I cittadini vogliono un’Europa dei risultati – aggiunge Leinen -, si aspettano crescita economica, lavoro, sicurezza. L’Unione deve mostrare migliori performances , ma al contempo occorre accrescere la capacità di comunicare con i cittadini, facendo intendere che senza un trattato costituzionale non si può procedere oltre”. “Non c’è però solo un problema di comunicazione e di risultati – interviene ANDREW DUFF , deputato inglese e membro della Afco -. Siamo di fronte a una mancanza di leadership europea; i partiti non hanno saputo fare da tramite tra la politica e i cittadini. Di recente abbiamo visto mutare la composizione del Consiglio Ue: dai governi tedesco e italiano possiamo attenderci un atteggiamento euroconvinto, ma è un impegno che dovrebbe essere generalizzato e anche i nuovi Stati membri dovrebbero mostrarsi più attivi sul versante europeo”. “I GOVERNI SONO UN FRENO”. “Sono anch’io del parere che oggi esistano più divergenze d’opinione sull’Europa fra i governanti che non fra i cittadini – spiega al Sir l’eurodeputato austriaco JOHANNES VOGGENHUBER . Due terzi dei cittadini si dicono favorevoli a un’Europa più efficace, più solidale. Ma i governi non sono di questo avviso, perché temono di perdere poteri a vantaggio di Bruxelles e Strasburgo. Rimango inoltre dell’avviso che gli elettori di Francia e Paesi Bassi non abbiano bocciato l’Europa di domani, ma quella di oggi, ripiegata su se stessa, distante dalla loro vita, poco trasparente e democratica. Per risolvere questo stallo, l’Ue deve aprirsi ai cittadini, mostrare risultati positivi, divenire voce credibile nel mondo”. E LE RADICI CRISTIANE? “La necessità del Trattato costituzionale è stata ribadita da tutti i nostri interlocutori – spiega LAMBERTO DINI , presidente della commissione Affari esteri del Senato italiano, che ha ricevuto gli ospiti del Parlamento Ue -. Certamente non sono stati spiegati a dovere il contenuto e l’urgenza di questo testo per il futuro dell’Unione. Addirittura abbiamo visto crescere le paure di quanti ritengono l’integrazione europea come una minaccia ai diritti sociali, al lavoro, alla sicurezza. L’idraulico polacco non ha spaventato solo i francesi! Ecco perché l’impegno per ottenere risultati visibili e quello per far entrare in vigore la Costituzione, devono procedere parallelamente”. La mancata iscrizione delle “radici cristiane” dell’Europa nella Costituzione non ha forse inciso nell’atteggiamento di molti cittadini? “Nella Costituzione c’è un chiaro riferimento alle radici religiose dell’Europa – interviene Jo Leinen -, mentre essa stessa assicura un dialogo strutturato tra le istituzioni Ue e le chiese. Il testo riconosce l’importanza fondamentale delle fedi e delle comunità religiose nel continente, pur ribadendo la laicità delle istituzioni comunitarie”.