UNIONE EUROPEA
Il programma del semestre finlandese
Il processo costituzionale, i futuri allargamenti, la “competitività economica basata sull’innovazione e la ricerca”. Ma anche la “creazione di uno spazio di sicurezza e di libertà”, in cui “contrastare le minacce per i cittadini” e “l’immigrazione illegale”. Il programma della presidenza di turno del Consiglio Ue, affidata per il secondo semestre 2006 alla Finlandia, è stato presentato dal premier MATTI VANHANEN il 5 luglio a Strasburgo, nella sede dell’Europarlamento. LE AMBIZIONI DI HELSINKI. Il capo del governo di Helsinki, dopo aver illustrato molteplici ambizioni politiche, ha affermato che “ogni presidenza di turno è solo un anello di una lunga catena”; quasi a riconoscere che le grandi decisioni in ciascuno dei settori elencati saranno assunte sotto le più autorevoli guide tedesca (primo semestre 2007) e francese (secondo semestre 2008). Per quanto riguarda gli ampliamenti dei confini dell’Unione, Vanhanen ha spiegato: “Una volta avviati i negoziati con un Paese, è ovvio che ci si attende una futura adesione. Ma gli Stati candidati devono dimostrare di rispettare i criteri necessari per l’ingresso; questo vale specialmente per la Turchia e per la Croazia. Allo stesso tempo, l’Unione deve riflettere sulla sua capacità di assorbimento”. Sulla Costituzione, il premier finlandese ha insistito riguardo “l’urgenza di dare legittimità all’Ue di fronte ai cittadini” e di “mostrare che dell’Europa comunitaria non si può fare a meno”. “PUNTARE SULL’INNOVAZIONE”. Nel suo intervento davanti all’Europarlamento, il premier finlandese si è soffermato a lungo sull’opportunità di “moltiplicare gli investimenti nel campo della ricerca, dell’innovazione e della formazione”, così che la Strategia di Lisbona “possa diventare una realtà”. “Noi abbiamo investito molti soldi ed energie nella ricerca – ha spiegato Vanhanen a Gianni Borsa, inviato del Sir a Strasburgo -. Ogni Paese membro ha questa responsabilità se vogliamo far crescere complessivamente l’economia europea”. E a quei governi che continuano a promettere impegni in questo campo, senza realizzarli, cosa direbbe? “I fondi destinati all’innovazione, alla formazione dei giovani e dei ricercatori, danno eccellenti risultati – risponde ancora il premier -. Secondo gli obiettivi di Lisbona, ciascun paese dovrebbe investire il 3% del Pil in tale direzione. Nei prossimi anni non raggiungeremo di certo questo livello, ma è importante continuare a fare dei passi avanti”. Il Consiglio Ue di giugno ha deciso che nel marzo 2007, per i 50 anni dei Trattati Cee, verrà firmata una Dichiarazione sui valori e gli obiettivi dell’Unione; quali punti dovrebbe contenere il testo? “Dovremmo, dopo aver discusso a fondo, scrivervi le vere priorità politiche dell’Ue nei prossimi 10-20 anni – chiarisce Vanhanen al Sir -. E poi stabilire con quali strumenti e in quali tempi perseguire quelle priorità”. I FONDI STRUTTURALI. Nel corso della sessione, l’Assemblea ha affrontato diversi argomenti. È stato in particolare approvato il pacchetto relativo ai Fondi strutturali per il periodo 2007-2013: via libera, dunque, dal primo gennaio prossimo, a investimenti per 308 miliardi per sostenere i nuovi Stati membri e le regioni in ritardo nello sviluppo economico e infrastrutturale, per la coesione sociale, la formazione professionale e la cooperazione territoriale. I fondi in questione, necessari per “accorciare le distanze” tra vecchi e nuovi Stati dell’Ue, sono: Fondo di sviluppo regionale (Fesr), Fondo sociale europeo (Fse) e Fondo di coesione. Il Fesr “partecipa al finanziamento di investimenti produttivi che contribuiscono alla creazione e al mantenimento di posti di lavoro stabili”; il Fse “aiuta a realizzare le priorità Ue riguardo al rafforzamento della coesione economica e sociale, migliorando le possibilità di occupazione e di impiego”. Infine, il Fondo di coesione integra gli altri strumenti comunitari di sviluppo regionale, in materia di ambiente e di infrastrutture di trasporto, “per promuovere la coesione socio-economica e la solidarietà fra gli Stati membri”. RESISTENZA IRANIANA. Infine, a margine dei lavori del Parlamento, è stato organizzato da alcuni gruppi politici, un incontro MARYAM RAJAVI , dal 1993 alla guida del National Council of Resistance of Iran (Ncri), movimento di resistenza al regime di Teheran. La presidente ha illustrato le ragioni delle organizzazioni democratiche in esilio: “Quello di Mahmoud Ahmadinejad è un regime violento, repressivo, pericoloso all’interno e una minaccia per il mondo intero”. Rajavi ha raccontato delle torture inflitte agli oppositori, ma anche delle sollevazioni degli studenti e delle manifestazioni in varie cittá del paese mediorientale. “Non c’è speranza di ottenere cambiamenti dai mullah. E anche le trattative che l’Ue e la comunitá internazionale hanno ingaggiato con il governo per fermare gli esperimenti nucleari sono inutili. L’unica speranza deriva da un mutamento radicale di guida politica. Si deve tornare alla democrazia, per puntare poi alla convivenza pacifica e allo sviluppo materiale”.