Sulle strade della speranza (7)

DIOCESI

Continua, nelle 226 diocesi italiane, il cammino di preparazione al IV Convegno ecclesiale nazionale, in programma a Verona, dal 16 al 20 ottobre, sul tema: “Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo” (cfr SIR 46/2006). Cittadini a due facce. “Agisci localmente, pensa globalmente”. Per la diocesi di Padova, questa frase è molto di più di uno slogan: è un modo per insegnare ai giovani la cittadinanza “a due facce”, non nel senso di ambigua o contraddittoria, ma come impegno a coniugare gli aspetti particolari, legati alla vita concreta del territorio in cui ci si trova, con quelli relativi al fenomeno della globalizzazione, molto più pervasivo. Ne parla al Settimanale della diocesi, “La difesa del Popolo”, Fabio Poles, direttore della scuola diocesana all’impegno sociale e politico e segretario generale dello Studium generale “Marcianum”. “Dal prossimo Convegno di Verona ci si attende una effettiva valorizzazione dei laici cristiani”: è quanto si legge in un corsivo dedicato dal Settimanale della diocesi di Belluno – Feltre, “L’Amico del Popolo”, come auspicio per l’imminente appuntamento ecclesiale.
Sul tema della cittadinanza si sofferma anche “Luce e Vita”, il Settimanale della diocesi di Molfetta, in cui si fa notare che “il diffuso sentire di una relativa e sempre meno autentica testimonianza da parte dei cristiani di questo tempo richiama le comunità ecclesiali e, in esse, le realtà aggregative, a superare un modello pastorale autoreferenziale, che pensa e forma le persone in vista di incarichi e compiti da svolgere, a scapito di uno stile di vita da assumere e manifestare”. Dialogo e rispetto. Famiglie, giovani, anziani, disabili e malati terminali, immigrati, handicap mentali: sono questi, per “L’Araldo”, il Settimanale diocesano di Volterra, i settori più “evidenti” della fragilità umana, uno dei cinque ambiti attorno a cui si articolerà il Convegno di Verona. Per quanto riguarda la crescente presenza degli immigrati, la “speranza” per il Settimanale “scaturisce da un costante dialogo e da un sincero rispetto dell’altro e delle sue tradizioni, senza rinunciare alle proprie”. “La vita cristiana come testimonianza ha bisogno di essere riconosciuta e promossa dalla cura ecclesiale”, è l’ammonimento della diocesi di Siena, che invita a prendersi a cuore “la qualità della fede dei credenti, prima che il loro impegno. Gli obblighi morali e i comportamenti con essi coerenti sono importanti, certo; ma prima di tutto va curata con estrema attenzione la qualità del rapporto con il Signore Risorto”. I contributi delle diocesi. Anche se molte parrocchie si concentrano sulla “cura della fede dei genitori in quanto adulti” e sulle “loro reali condizioni di vita”, incluse quelle “irregolari”, manca ancora un “progetto organico di formazione all’affettività” in grado di “integrare ciò che a scuola si risolve nella sola educazione alla sessualità”. Lo scrive la diocesi di Arezzo – Cortona – Sansepolcro, nel contributo diocesano elaborato in vista dell’appuntamento scaligero. Passare a “un deciso indirizzo di pastorale di evangelizzazione, che ponga come soggetto della pastorale la comunità in tutte le sue componenti: laici, religiosi, diaconi e preti, e come ambito privilegiato di attenzione la famiglia”. È quanto si legge nell’analogo documento della diocesi di Cremona, presentato dal Settimanale diocesano, “La Vita Cattolica”.
Nel suo contributo, pubblicato sul settimanale diocesano “Nostro Tempo”, la diocesi di Modena – Nonantola cita la “rete educativa territoriale”, cui appartengono 13 centri di animazione ed educazione per i giovani, quasi tutti con sede nelle parrocchie e oratori. Queste le “coordinate” principali dell’iniziativa rivolta al mondo giovanile: “La scelta dell’informalità, come accoglienza incondizionata delle attese degli adolescenti; la fiducia nelle potenzialità educative delle comunità, capaci di prendersi cura dei giovani; la convinzione che nessuno educa da solo, perché tutti sono attori protagonisti con competenze diverse e complementari; la consapevolezza che costruire reti sia oggi valore aggiunto, che richiede impegno e fatica, tempo e pazienza, ma che educa chi vuole educare, che garantisce di più chi è educato”.
Anche a Ragusa è stata recentemente approvata la relazione per il Convegno di Verona, in cui si attira l’attenzione tra l’altro “sull’importanza della trasmissione della fede in un contesto culturale, come quello attuale, segnato dal massiccio intervento dei media e dalla difficoltà comunicativa interpersonale”; come antidoto, una della proposte fatte dalla diocesi è il ricorso alla religiosità popolare che, “sfrondata di alcuni elementi, può ancora essere un veicolo fecondo di trasmissione della fede”.
Sarà pronta entro il 24 luglio, invece, la relazione predisposta dal gruppo di coordinamento regionale siciliano, che sintetizzerà così tutti i contributi giunti dalle diocesi dell’isola. A darne notizia è il quindicinale della diocesi di Noto, “La Vita Diocesana”.

(12 luglio 2006)