SCUOLA E RELIGIONE

Crescere con i giovani

Ccee: un progetto di ricerca nei Paesi europei

“I documenti del magistero ritengono che l’insegnamento della religione sia un chiaro servizio all’uomo e, in quanto tale, un contributo specifico al progetto educativo della scuola” avendo come riferimento “la famiglia, la comunità cristiana, la società e il mondo della cultura”. E’ quanto si é affermato all’Incontro dei delegati delle Chiese d’Europa per l’avvio del progetto di ricerca sull’insegnamento della religione nella scuola che si è svolto nei giorni scorsi a Roma. Promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) su proposta della Conferenza episcopale italiana (Cei) per elaborare un rapporto sulla situazione dell’insegnamento della religione (Ir) nelle scuole del proprio Paese, il seminario ha visto i delegati delle 34 conferenze episcopali europee che fanno parte del Ccee lavorare su una griglia di rilevazione elaborata dallo staff che conduce la ricerca. Tra essi l’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz (Mosca), l’ausiliare di Lisbona (Tomas Pedro Barbosa da Silva Nunes), l’abate di Einsiedeln (Svizzera) Martin Werlen e l’ausiliare di Budapest, mons. György Udvardy. L’impegno assunto è di elaborare e inviare al medesimo staff il Rapporto entro novembre 2006. IL PROGETTO . Sullo sfondo del seminario, il progetto approvato dall’assemblea plenaria del Ccee nell’ottobre 2005 che si propone di coinvolgere le Chiese cattoliche d’Europa, promuovendo il confronto sull’Ir nella scuola, rinforzando lo scambio di esperienze tra le diverse comunità ecclesiali e la consapevolezza della responsabilità in campo educativo e scolastico. “Si vuole anche favorire – si legge in una nota – un sentire comune sempre più consapevole nella società europea del contributo offerto dalla/e religione/i e dalle comunità ecclesiali alla costruzione dell’uomo e della nuova Europa, contribuendo ad una riflessione continua, che accompagni i cambiamenti in corso nel contesto europeo attuale”. Nei prossimi mesi, la ricerca prevede la raccolta dei rapporti nazionali e la successiva lettura comparata, per evidenziare temi e modelli variamente sviluppabili. Si concluderà nel 2007 con un simposio, per presentare i risultati e offrirli alle Chiese e alle comunità europee. RUOLO SOCIALE. Proponendo una panoramica delle politiche educative degli organismi internazionali e dell’Unione europea, insieme alle riflessioni sul contributo della Chiesa alla formazione dell’uomo europeo, mons. VINCENZO ZANI, sottosegretario della Congregazione vaticana per l’educazione cattolica, ha rilevato: “Nella scuola, che in un contesto pluralistico e multireligioso come quello attuale, ricopre un insostituibile ruolo sociale, l’insegnamento della religione” si pone “come spazio di conoscenza e di approfondimento dei contenuti della religione cristiana, aperto a tutti e culturalmente connotato”. Un insegnamento che aiuta inoltre a “comprendere la tradizione culturale dell’Occidente”, profondamente segnata “nella sua storia bimillenaria dal cristianesimo”; conduce “a confrontarsi con i grandi problemi dell’uomo”; contribuisce “ad aprire la scuola al contesto sociale più globale” e a recepire temi come lo sviluppo, la pace, la solidarietà mondiale cogliendoli come “spazi eminentemente pedagogici”. UNITA’ E MOLTEPLICITA’. Al centro dell’attenzione dei delegati la complessità della situazione dell’Europa, da sempre crogiolo di popoli e culture, nella quale, tuttavia, “pure tra difficoltà e regressioni”, il preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bergamo, MAURO CERUTI , intravede un “orizzonte di riconciliazione” che “equivale a riconoscere nell’altro il motore del proprio stesso sviluppo, fonte perenne di interrogazione, stimolo e creatività”. In questo orizzonte, per il relatore “il riconoscimento delle radici che connettono tutti i popoli europei a una storia e una civiltà comune, unitaria eppure plurale, è stato e continua ad essere un fattore dinamico ed ineludibile”. E queste radici, sottolinea, “sono radici cristiane, in tutti gli spazi e nei vari tempi del nostro continente”. L’immagine dei “quattro pilastri dell’Europa” (le tre religioni monoteiste e la cultura classica) “già tanto cara ai dotti rinascimentali”, e le “grandi espressioni del pensiero laico” non sono per Ceruti “in contraddizione con la tradizione cristiana, ed anzi sono state rese possibili solo in virtù di questa”. “In Europa l’ unitas multiplex ( unità nella molteplicità) non è l’eccezione ma la regola”. E oggi, conclude, “i percorsi formativi per le nuove generazioni di cittadini europei non possono che prendere le mosse dal riconoscimento di questa condizione, intesa come una delle migliori risorse per una convivenza che non sia semplicemente tolleranza, bensì tessitura di patrimoni comuni”.