AGGREGAZIONI LAICALI
Per la multiforme realtà di associazioni, movimenti, aggregazioni varie, istituti e congregazioni religiose questi ultimi mesi di preparazione al Convegno ecclesiale decennale di Verona, in programma nell’ottobre prossimo, rappresentano una occasione di verifica e confronto tra i percorsi interni e le linee-guida indicate dalla Cei per il cammino preparatorio. Proponiamo le stralci delle riflessioni di “Noi Associazione”, del “Movimento ecclesiale di impegno culturale” e di “Rinascita Cristiana”.
Creatività nella formazione dei giovani. Per gli oltre 1.200 oratori di Noi Associazione, il cammino preparatorio verso Verona è contrassegnato da una ampia riflessione che occupa l’ultimo numero della rivista associativa “Noi Book”, a cura di don Paolo Zuccari. Significativo il titolo “Oratorio: una speranza”, in linea col titolo del Convegno di Verona. L’oratorio appare come quell’ambiente parrocchiale nel quale è possibile vivere le dimensioni dell’annuncio ai più piccoli delle verità cristiane, agendo a più livelli: incontro, formazione, servizio, gratuità, volontariato. Proprio il fatto che si tratti di un’attività organizzata, dentro la comunità cristiana ma aperta anche all’accoglienza, fa dell’oratorio un ambito di “speranza” e di crescita per tutti.
Il mondo cambia – dicono a “Noi Associazione” – e l’oratorio incrocia la tradizione con la modernità, le mentalità e le culture”. Il punto su cui maggiormente batte il testo è quello dell’apertura agli immigrati: “Nuovi tipi di approccio relazionale ci vengono dai ragazzi e dai giovani provenienti da altre culture – scrive don Zuccari – qui c’è lo spazio per un tentativo di dialogo che può arricchire entrambi”. L’oratorio poi non è interpretato in senso tradizionale: vengono proposti percorsi che toccano l’arte, il turismo, la cultura, i mass-media, l’informatica, persino la politica e il territorio, tenendo fede agli “ambiti” della preparazione a Verona dove “la cittadinanza” appare uno dei più importanti per un cristianesimo incarnato.
Nei diversi spazi della cultura. “La testimonianza cristiana si costituisce nativamente su una duplice polarità: è la mia e ne va di me, è la testimonianza della Chiesa e ne va della sua credibilità. Questa circolarità pone in evidenza il carattere assolutamente drammatico del testimone”: lo ha detto il teologo don Mario Florio, nella sua relazione “Processi e forme attuali della trasmissione della fede” all’interno del recente seminario di studio del Movimento ecclesiale di impegno culturale (Meic) , a Colle Ameno nelle Marche, in vista del Convegno ecclesiale di Verona, che ha avuto come tema generale “Dare ragione della speranza: la trasmissione della fede e della cultura, oggi”.
Impegnato a declinare il cammino della fede in rapporto all’uso della ragione, il Meic ha voluto così approfondire le difficoltà e le “speranze” che oggi contraddistinguono l’annuncio cristiano e la possibilità che esso sia accolto, soprattutto dalle giovani generazioni. Don Florio ha ricordato che oggi, a differenza che in un passato non lontano, anche in Italia si è “cristiani per scelta” più che per appartenenza sociologica. Quindi, ha detto “non laici eternamente dipendenti perché mai svezzati ma laici con una fede adulta e pensata, in grado di articolare una testimonianza convinta nei diversi spazi della cultura contemporanea. Non cattolici per tradizione ma cristiani per scelta: non convenzionali, ma convinzionali!”.
Il relatore ha poi ricordato che, per il cristiano, “è in gioco la speranza se si mira ad un bene possibile, futuro e arduo”. Dal che deriva che il testimone cristiano “è allora un contempl-attivo e nutre di speranza le opere dell’amore che è chiamato a compiere secondo l’ispirazione del Vangelo”.
Tra identità e dialogo. “Oggi non è il momento di vivere una fede da dilettanti, ma, piuttosto, è il momento di adottare con rigore e fino in fondo tutti questi strumenti di analisi, di riflessione, di progettazione che sono tipi della piena maturità umana e cristiana”: lo dice Francesca Sacchi Lodispoto, animatrice nazionale del Movimento Rinascita Cristiana (RnC) , che anzi, guardando a Verona, aggiunge: “È anche il momento di riaffermare una identità cristiana certa, ma sempre dinamica e aperta al confronto e al dialogo”.
Il movimento, attivo a livello di formazione soprattutto tra i professionisti e i ceti imprenditoriali con circa 600 gruppi in Italia, sottolinea che il cammino verso Verona implica “una spiritualità laicale che educhi alla missione, alla responsabilità e alla cittadinanza attiva per interpretare gli scenari odierni secondo le priorità evangeliche”. Per Rnc, in particolare, ciò significa riflettere ed impegnarsi in settori quali i diritti umani, la lotta alla povertà, la vigilanza sui sistemi economici, il sostegno alle giovani famiglie, il dialogo e l’accoglienza all’interno dei propri gruppi presenti in Italia.
(19 luglio 2006)