Vera e propria spaccatura

SCIENZA E VITA

L’argomento delle cellule staminali ha interessato i lavori del Senato italiano, impegnato a discutere il Programma europeo, approvato poche settimane fa, che prevede finanziamenti alla ricerca sulle cellule staminali umane. A fine maggio il ministro dell’Università e della Ricerca scientifica, Fabio Mussi, ritirò la firma del nostro Paese alla Dichiarazione etica – sottoscritta da altri come Germania o Polonia – che impediva il finanziamento da parte dell’Unione europea a programmi di ricerca con l’impiego di cellule staminali, prelevate da embrione. Il 19 luglio, lo stesso Mussi ha illustrato i contenuti del Programma di attività comunitarie di ricerca e sviluppo tecnologico, che verrà esaminato a breve dal Consiglio dell’Unione europea.

Per quanto riguarda la ricerca sulle cellule staminali, il ministro Mussi ha giustificato il ritiro della firma italiana alla Dichiarazione etica, sottoscritta lo scorso anno, affermando di aver voluto evitare la partecipazione a una minoranza di blocco che avrebbe posto un vincolo restrittivo alla ricerca europea e di aver voluto lasciare aperta la strada a soluzioni di compromesso che tengano conto delle diverse istanze scientifiche, mediche, culturali ed etiche presenti in Europa.

Dopo un ampio dibattito, incentrato sui temi della bioetica, è stata approvata – 152 voti a favore, 150 contrari – la proposta del centrosinistra che impegna il Governo a sostenere sotto il profilo finanziario, in sede di Consiglio europeo ricerche che non implichino la distruzione di embrioni, valorizzando quindi la ricerca sulle cellule staminali adulte, comprese le cordonali; a promuovere la ricerca scientifica avanzata tesa a individuare la possibile produzione di cellule staminali totipotenti non derivate da embrioni e a verificare la possibilità di ricerca sugli embrioni crioconservati non impiantabili; a sostenere le ricerche e le iniziative comunitarie che, innalzando il livello di educazione scientifica della popolazione, contribuiscano a costruire una più completa cittadinanza attiva, anche sotto il profilo scientifico, promuovendo modalità innovative di coinvolgimento attivo dei cittadini nelle scelte di carattere scientifico e tecnologico che hanno effetti rilevanti per la loro vita e per quella delle generazioni future.

Tutto questo merita qualche riflessione. Naturalmente, è un passo in avanti l’aver recepito le possibilità terapeutiche provenienti dall’utilizzo di cellule staminali prelevate da adulto e incoraggiare tale percorso. Questo cammino fu incoraggiato da Giovanni Paolo II nel 2000. Tuttavia, se è chiara la posizione degli italiani in materia di protezione dell’embrione, posizione emblematicamente emersa in occasione dell’ultima consultazione referendaria, non sembra altrettanto chiara e coerente quella del Governo.

Il ritiro della firma da parte del ministro Mussi non è stato un atto semplicemente politico, ma profondamente etico: la questione della vita non può essere negoziata per venire incontro alle posizioni di tutte le forze politiche. L’Europa si costruisce offrendo il meglio della cultura del proprio popolo e non abbassando il livello etico in nome del consenso. Inoltre, la decisione autonoma del ministro determinerà che il nostro Paese finanzi sperimentazioni sulle cellule staminali, quelle sperimentazioni espressamente vietate sul territorio nazionale della legge 40/2004 e indirettamente confermata dal referendum popolare, che impone il rispetto sugli embrioni. Una vera e propria spaccatura!

Ancora, colpisce il fatto che la risoluzione del Senato, da una parte, proibisca la distruzione di embrioni a fini scientifici e, da un’altra, preveda di verificare la sperimentazione su embrioni crioconservati. A scanso di equivoci, non esiste alcuna differenza scientifica o valoriale tra embrione ed embrione: è sempre un essere umano nella fase iniziale del suo sviluppo. Il fatto che ci siano embrioni non impiantabili nel grembo materno non sminuisce il loro valore. Questi dati sollecitano fortemente l’opinione pubblica; alcuni senatori del centrodestra hanno chiesto al nuovo governo di pronunciarsi chiaramente a conferma del principio che l’embrione non deve mai essere distrutto. Se un tale chiarimento venisse, non si avrebbero decisioni di segno opposto.

Soprattutto si eviterebbe un pericolo non troppo remoto: quello di chiedere agli italiani di cambiare opinione in materia di vita umana, così da uniformarsi agli standard europei. È troppo, invece, sperare che la matura sensibilità degli italiani su questo tema torni ad affiancarsi a quella di altri popoli per il bene di tutta l’Europa?

Marco Doldi

(20 luglio 2006)