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La grande assente

Da Nazareth colpita a morte dai razzi l’appello di padre Bustos all’Europa

Nella guerra in corso tra Israele e Libano, senza dimenticare Gaza, c’è un “grande assente”: la comunità internazionale. Non c’è stato, all’inizio, nessun tentativo di fermare l’escalation delle violenze che stanno distruggendo città, seminando morti e feriti anche tra le popolazioni civili. Qui c’è in gioco il futuro dell’intera regione, non è solo la guerra tra Libano e Israele, e la comunità internazionale sembra ignorarlo. Gli sforzi diplomatici in corso in queste ore non stanno dando risultati importanti. Adesso che la violenza, le bombe e i razzi colpiscono senza fare distinzioni, la comunità internazionale si accorge che doveva muoversi prima. Certo, non è mai troppo tardi per trovare vie di mediazione e di negoziato che portino almeno ad una tregua o ad un cessate-il-fuoco.In questa impasse diplomatica lo stallo dell’Europa risulta particolarmente evidente. Il Vecchio Continente, dalla grande tradizione cristiana, il più vicino al Medio Oriente e ai suoi luoghi santi, stenta a far sentire la sua voce. Se non fosse per la presenza solidale e concreta della tante Ong italiane, spagnole, francesi, tedesche, solo per citarne alcune, si potrebbe dire che l’Europa ha abbandonato la Terra Santa. Divisi da interessi divergenti, incapace di una politica estera comune, i Paesi dell’Ue segnano il passo in questa crisi. Non si tratta di prendere posizione pro o contro israeliani e palestinesi ma si tratta di alzare la voce contro la guerra e contro la dignità della persona umana violata. Davanti alla sopraffazione e al sangue non c’è distinzione di nazionalità, di religione, di etnia. Qui ci sono persone che soffrono e che vanno aiutate. L’unico ad alzare la voce invocando “il dono della concordia” per riportare i responsabili politici “sulla via della ragione” è stato il Papa che per domenica 23 luglio ha indetto una speciale giornata di preghiera e di penitenza “perché cessi immediatamente il fuoco”. La Chiesa è sempre stata in prima linea nel promuovere il dialogo e la pace, anche attraverso la ripresa dei pellegrinaggi. Pensiamo ai tanti fedeli che guidati dai loro stessi vescovi in questi ultimi due anni, in particolare, sono tornati a riempire i luoghi santi di Cristo. Ma oggi tutto questo rischia di svanire. In Libano in pochi giorni è stato azzerato un lavoro di ricostruzione durato decenni. Questo conflitto è uno scandalo in cui molti Paesi della cosiddetta comunità internazionale sono compromessi. Basti pensare al commercio di armi che non vede coinvolti solo Iran e Siria.L’Europa ha conosciuto e vissuto sul proprio suolo due conflitti mondiali e, più recentemente, gravi dispute regionali, sfociate nella guerra nei Balcani. Dunque conosce bene il dramma che queste provocano nei popoli. Chiediamo all’Europa un impegno serio verso la persona, nella sua totalità. La popolazione non vuole la guerra, vuole vivere in pace, non vuole abituarsi alla guerra. E’ tempo di mettere da parte interessi personali a vantaggio di tutti. Serve una mobilitazione generale con in testa i cattolici ed i cristiani europei a premere sui rispettivi governi perché escano dal sonno e comincino a promuovere una cultura della vita, a creare dei ponti tra le culture e tra le nazioni, unica strada per evitare i conflitti.