CELLULE STAMINALI

Altre prove per i cattolici

Ancora una sconfitta per l’Europa? La decisione assunta lunedì 24 luglio dal Consiglio competitività dell’Ue a proposito del settimo Programma quadro per la ricerca, entro il quale si inserisce l’ambigua posizione assunta sul finanziamento degli esperimenti sulle cellule staminali, potrebbe far gridare al fallimento del progetto di integrazione. Accade quasi sempre così: quando Bruxelles (la genericità dell’indicazione geografica spesso tradisce la scarsa conoscenza delle istituzioni dell’Unione europea, le rispettive competenze, i procedimenti legislativi/decisionali nonché i processi politici che li precedono in sede comunitaria) manda messaggi contrastanti o potenzialmente negativi, si punta l’indice su una “casa comune” che tutti abitano ma che pochi si impegnano a costruire.In realtà i ministri riuniti nel Consiglio competitività rappresentano i propri governi – di vari colori politici – e i loro milioni di elettori. Lo stesso vale per i 732 europarlamentari che a giugno hanno votato quello stesso Programma che consente la ricerca sulle staminali embrionali. Ministri ed eurodeputati sono portatori di valori, culture, tradizioni e patrimoni etici assai differenti tra loro; l'”unità nella diversità” dell’Ue si misura anche a questo livello (così come accade sul piano economico, sociale, linguistico, della tradizione giuridica, dei costumi popolari…). Il problema di fondo risiede dunque nella cultura popolare, nel sentire diffuso, nei valori condivisi dei popoli europei: la decisione “tecnica” sul Programma quadro per la ricerca Ue dovrebbe rilanciare l’attenzione che i cittadini rivolgono al principio/valore della vita e alla tutela della vita stessa in ogni suo momento (dal concepimento alla morte, passando per ciascuna sua singola fase e aspetto, perché la vita si difende in ogni istante e non solo nelle sue frontiere estreme). Per quanto riguarda la formazione etica e la partecipazione socio-politica dei credenti occorre pensare soprattutto in chiave prospettica: ora c’è in gioco la ricerca sulle staminali (che verrà ridiscussa in autunno, assieme al Programma ricerca, dall’Europarlamento), ma presto arriveranno tante altre sfide, sul versante dell’eutanasia, delle nuove forme di convivenza, ma anche della pace, dell’equità sociale, della giustizia internazionale… Saranno tutte occasioni di battersi per la vita. I credenti – italiani o tedeschi, svedesi, maltesi o spagnoli – sapranno far risuonare con vigore le loro voci nelle sedi opportune? Sapranno al contempo alimentare costruttivi dibattiti etici e culturali nei rispettivi paesi e a livello europeo?Nel 2007 si celebreranno i 50 anni dell’avvio del processo di integrazione comunitaria, trainato nella sua fase “embrionale” da politici cattolici del calibro di Alcide De Gasperi, Robert Schuman e Konrad Adenauer: abbiamo – e, in prospettiva, avremo – ancora donne e uomini credenti in grado di portare le proprie convinzioni e di testimoniare i propri valori nell’agone politico europeo?SchedaPresentiamo una scheda che riassume i principali contenuti del documento sul VII Programma quadro per la ricerca 2007-2013, approvato il 24 luglio a Bruxelles dal Consiglio competitività dell’Ue.”La decisione sul settimo Programma quadro esclude esplicitamente dai finanziamenti comunitari tre campi di ricerca”: quella finalizzata “alla clonazione umana a fini riproduttivi”, quella volta “a modificare il patrimonio genetico degli esseri umani che potrebbe rendere ereditarie tali modifiche”, quella diretta “a creare embrioni umani esclusivamente a scopo di ricerca o allo scopo di procurare cellule staminali anche mediante il trasferimento nucleare di cellule somatiche”. “Non sarà finanziata – si legge ancora nel documento – alcuna attività che sia vietata in tutti gli Stati membri”. “La decisione sul Programma “non comporta in alcun modo un giudizio di valore sul quadro di regolamentazione o etico che regola tale ricerca negli Stati membri”. Pure se la Commissione europea “non sollecita esplicitamente l’uso di cellule staminali embrionali umane”, saranno gli scienziati, “in vista degli obiettivi che vogliono raggiungere”, a giudicare l’opportunità di un loro “eventuale uso”. “Ogni progetto – spiega il documento – che proponga di utilizzare cellule staminali embrionali umane deve superare positivamente una valutazione scientifica” da parte di “esperti indipendenti”. A seguire, “una stringente revisione etica disposta dalla Commissione europea” che tenga conto dei principi contenuti nella Carta Ue dei diritti fondamentali, e, tra gli altri documenti, della Convenzione di Oviedo sui diritti umani e la biomedicina e sui suoi protocolli aggiuntivi, e della Dichiarazione universale sul genoma umano e i diritti umani adottata dall’Unesco. Ultimo grado previsto, “l’approvazione, caso per caso, da parte degli Stati membri, riuniti in Comitato regolatorio”. In vista di “un coordinamento e di una razionalizzazione della ricerca sulle cellule staminali embrionali”, la Commissione “sosterrà la creazione di un Registro europeo delle linee cellulari staminali umane”. Infine il passaggio più ambiguo e controverso (numero 12): “la Commissione europea non sottoporrà al Comitato regolatorio proposte per progetti di attività di ricerca che comportino la distruzione di embrioni umani, comprese quelle per l’ottenimento di cellule staminali. L’esclusione di finanziamenti per questo stadio della ricerca non impedirà” tuttavia il finanziamento comunitario “negli stadi successivi che coinvolgano cellule staminali provenienti da embrioni umani”.