RASSEGNA DELLE IDEE
ÉTUDES: due esperti su Bielorussia e Spagna
“Lo Stato più militarizzato d’Europa” con un presidente “che dipende totalmente dalla volontà politica della Russia”, all’interno del quale, tuttavia, sembra stia per risorgere “una coscienza nazionale” che potrebbe costituire “la pietra angolare di una nuova” nazione. Questo, in sintesi, il ritratto della Bielorussia tracciato da padre ARKADIUSZ TIEPLAKOFF nell’ultimo numero di “Études” (www.revue-etudes.com), rivista di cultura contemporanea pubblicata dal 1856 dai gesuiti francesi. A fare da pendant, nella sezione internazionale del mensile, una fotografia della Spagna scattata da BENOIT PELLISTRANDI, specialista in Storia politica e culturale della Spagna contemporanea, “il Paese più decentralizzato d’Europa”, caratterizzato da “una vita politica estremamente tesa” nella quale il consenso, “parola chiave degli anni di transizione” dalla dittatura franchista alla democrazia” sembra subire una “lenta erosione”. BIELORUSSIA: PONTE TRA EST E OVEST. “Gli anni della famosa perestroïka e gli inizi degli anni ’90 hanno precipitato lo spazio sovietico in un caos totale” annota padre Tieplakoff; nondimeno “il vuoto politico-economico, associato all’assenza di una coscienza civica collettiva” richiama al “fantasma di un passato felice” che potrebbe “risolvere i problemi del Paese”. I secoli di dominazione straniera, le “purghe staliniane dell’ intellighentia bielorussa”, la collettivizzazione forzata, hanno impedito per il gesuita lo sviluppo di una cultura nazionale e hanno relegato il Paese ai margini dell’opinione pubblica europea; tuttavia oggi “la Bielorussia costituisce il ponte essenziale per la cultura, il commercio, i trasporti, gli oleodotti che consentono di collegare l’Europa occidentale e centrale con la Russia e l’Estremo Oriente”. Il suo avvenire “come nodo di comunicazione nel mondo della comunicazione è ineluttabile – sottolinea l’autore dell’articolo -, e l’Europa occidentale non potrà ignorarlo a lungo; non più i poteri di Minsk”. A giudizio di padre Tieplakoff, “la cultura bielorussa” costituisce, inoltre, “uno dei pochi spazi di decompressione tra Germania e Russia”. Da segnalare un elemento nuovo all’interno del Paese: nonostante “la Bielorussia rimanga, con le dovute proporzioni, lo Stato più militarizzato d’Europa”, e “la provincia sia ancora politicamente passiva”, gli eventi “della scorsa primavera dimostrano che la paura è scomparsa dalle strade di Minsk”. “Il regime si rinchiude progressivamente su se stesso” ed appare sempre più dipendente da Mosca, ma “per la prima volta gli attivisti del movimento nazionale possono progettare realmente la presa del potere”. “Gli ultimi eventi – conclude padre Tieplakoff – lasciano ben sperare che, a partire dalle attuali tensioni, cresca una coscienza civica che sarà la pietra angolare di una nuova Bielorussia aperta verso gli altri, e che il ‘qui’ del villaggio si estenda alla ‘casa’ Europa”.SPAGNA: QUALE MODELLO DI DEMOCRAZIA? Oggi, “alla vitalità economica della Spagna si aggiunge il vigore della sua influenza culturale” e “la constatazione della traiettoria politica che ha condotto il Paese dalla dittatura alla democrazia senza scontri fratricidi. Grazie, soprattutto, a personalità d’eccezione, prima fra tutte, il re Juan Carlos”. Ne è convinto lo storico Benoit Pellistrandi, per il quale “parola chiave degli anni di transizione è stata il consenso”, che ancora oggi “spiega l’architettura istituzionale del Paese”, nonché “alcune scelte economiche, sociali” e di politica estera. Questo, secondo lo storico, fino al 2003, anno della costituzione del fronte favorevole all’intervento armato in Iraq (Aznar-Blair), contrapposto a quello contrario (Chirac-Schröder). “Un’iniziativa – commenta Pellistrandi – poco apprezzata dall’opinione pubblica iberica”, secondo i sondaggi contraria alla guerra in percentuali tra l’80% e il 90%, che segna il frantumarsi del “consenso spagnolo, lontano oggi dalla possibilità di ricostituzione”. A seguire, il 14 marzo 2004, la vittoria di Zapatero, “atipica” perché maturata “nella congiuntura drammatica degli attentati” di tre giorni prima. Secondo l’analista, il nodo centrale delle tensioni odierne nella politica del Paese risiede nella lettura data dall’attuale premier alla propria vittoria, vista “non come risultato del successo del movimento a suo favore unito allo smarrimento dell’opinione pubblica dopo lo choc della strage dell’11 marzo”, quanto piuttosto “come massiccia adesione degli spagnoli al suo progetto” politico che comprende, tra l’altro, “i matrimoni omosessuali, la messa in discussione dell’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche, l’apertura di un dibattito sul finanziamento della Chiesa”, così come “l’apertura di un processo di revisione degli statuti autonomi delle regioni spagnole”. Diverse le “tendenze di fondo” che per Pellistrandi condurranno ad alcune “evoluzioni strutturali che modificheranno l’equilibrio politico della Spagna”. “La riconfigurazione del suo modello di Stato è avviata. Essa – conclude – si farà sul fondamento della Costituzione del 1978, ma forzerà una riforma di questa stessa Costituzione”.