MIGRAZIONI: VERONA 2006
Il mondo delle migrazioni nelle sue più varie forme “ha segnato per lungo tempo e continua anche oggi a segnare, in modo sempre più profondo e capillare, la vita del nostro Paese sul piano civile e non meno su quello ecclesiale”. Al prossimo Convegno ecclesiale della Chiesa italiana (Verona, 16-20 ottobre) “non si può parlare dei problemi e delle prospettive della Chiesa in Italia ignorando e nemmeno relegando troppo nel sottinteso il fatto della mobilità umana che ci tocca così da vicino, deve anzi figurare fra le tematiche emergenti o, come si è espresso Giovanni Paolo II, fra le priorità pastorali”. È quanto si legge nel contributo della Fondazione Cei Migrantes preparato in occasione del Convegno di Verona, al quale parteciperanno anche rappresentanti del mondo delle migrazioni.
Gesù Risorto, speranza del mondo migrante. “Ci sentiamo più autentici testimoni di Cristo Risorto – continua si legge nel documento della Fondazione Cei Migrantes – se lo presentiamo pure come speranza del mondo migrante e se ci rendiamo disponibili a cogliere i messaggi di speranza che questo popolo è in grado di offrirci attraverso la sua stessa vicenda migratoria, anche nella prospettiva del primo annuncio e della nuova evangelizzazione”. Per Migrantes, “è difficile trovare in casa nostra chi nega che l’emigrante, il profugo, il marittimo, il nomade rom o sinto, circense o lunaparkista sia meno di noi figlio di Dio e della Chiesa. C’è però da domandarsi fino a che punto si tratti di frasi fatte o di persuasione di fede, capace di cambiare anche il nostro modo di essere comunità credente e di appartenere alla Chiesa”.
Gli oltre 3 milioni di italiani all’estero rimangono nella totalità cattolici; i marittimi, i circensi e lunaparkisti, come rom e sinti sono in maggioranza cristiani; gli immigrati in Italia sono oltre 3 milioni e di questi circa 1 milione è di religione cattolica. “Continua a essere forte nelle parrocchie – spiega Migrantes – la spinta della consuetudine e considerare destinatari della cura pastorale i fedeli tradizionali, gli italiani, con l’eventuale aggiunta dei cattolici stranieri, non però dei tanti altri non cattolici giunti da lontano nell’ambito della parrocchia, perché non sarebbero del gregge. È urgente correggere questa sfasatura che esiste di fatto, anche se non viene teorizzata, e riaffermare con forza che le nostre Chiese sono debitrici del Vangelo verso quanti sono presenti sul territorio, compresi i non cristiani provenienti da altre terre” per dare “alle nostre Chiese locali, talora un po’ troppo locali, un respiro di cattolicità”.
I migranti a Verona. Al Convegno di Verona parteciperanno rappresentanti del mondo sia dell’emigrazione italiana sia degli immigrati in Italia. Per gli italiani nel mondo parteciperanno 20 delegati: 9 sacerdoti, 1 religiosa e 10 laici. “Tutto quanto vive la Chiesa italiana – spiega don Domenico Locatelli, direttore nazionale per la pastorale degli italiani nel mondo della Fondazione Migrantes – interessa e coinvolge i cristiani italiani che vivono nel mondo perché sono figli anche della Chiesa d’Italia”. Oggi, le comunità italiane nel mondo sono “comunità mature con un cammino straordinario fatto insieme ai cattolici incontrati nelle Chiese di accoglienza e nei diversi gruppi culturali con i quali hanno condiviso l’emigrazione e lo stesso Gesù risorto”. La realtà ecclesiale italiana – aggiunge Locatelli – “ne potrebbe beneficiare dando loro riconoscimento e spazio e trovando in loro testimonianze concrete e vissute per meglio gestire la pastorale specifica richiesta dai fratelli immigrati che vivono fra noi e che chiedono non tanto l’assistenza materiale quanto attenzione pastorale perché la loro fede cristiana si rafforzi e, nello stesso tempo, ci arricchisca”.
Per gli immigrati in Italia parteciperanno al Convegno di Verona 30 laici accompagnati da 13 coordinatori nazionali: “Esprimiamo – dice padre Bruno Mioli, direttore della pastorale per gli immigrati in Italia della stessa Fondazione – apprezzamento per questa iniziativa che è anche un riconoscimento sul ruolo che vengono ad avere gli immigrati cattolici nella vita della Chiesa Italiana. Siamo impegnati – aggiunge Mioli – affinché questa varietà di persone non sia una semplice comparsa ma dia un apporto positivo e attiri l’attenzione del Convegno sulla novità e ricchezza che gli immigrati possono apportare alla Chiesa in Italia”.
“La presenza di questi migranti sarà l’occasione – spiega mons. Piergiorgio Saviola, direttore generale della Fondazione Migrantes – per ribadire che le migrazioni oggi devono superare gli aspetti patologici per divenire, come di fatto sono, un fenomeno fisiologico della natura umana, del suo spirito di ricerca e per lo sviluppo delle società umane”. Oggi “non è più possibile concepire una pastorale prescindendo dalla realtà migratoria”: per questo la Chiesa continua a mettere in campo “interventi concreti per far sprigionare le opportunità religiose e sociali di cui sono portatori i migranti”.
(26 luglio 2006)