I sette passi

MISSIONI: VERONA 2006

“Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo”, è il tema del IV Convegno ecclesiale nazionale che si terrà a Verona dal 16 al 20 ottobre. In preparazione di questo appuntamento, un gruppo di rappresentanti degli Istituti missionari ha condotto una riflessione attraverso la rivista “Ad gentes”, raccolta in un documento con il titolo “In cammino verso Verona” (ed. Emi). Riassumiamo la prima parte del testo, intitolata “Un contributo degli Istituti missionari”, che ha come autori: padre Alberto Pelucchi, presidente della Cimi (Conferenza degli Istituti missionari in Italia), comboniano; padre Antonio Rovelli, segretario Suam (Segretariato unitario per l’animazione missionaria), missionario della Consolata; padre Mario Menin, direttore di “Ad gentes”, saveriano; Teresina Caffi, del Coordinamento per la pace in Congo, saveriana.

La riflessione è imperniata su sette punti oppure passi da compiere: Bisogno di conversione e di riforma; “Convenire ascoltando”; Il tema “speranza”; L’orizzonte globale; Il grido dei poveri; Missionari di ritorno; Un nuovo modello di Chiesa. Dal preambolo si ricava il sentimento di appartenenza alla Chiesa italiana da parte degli Istituti missionari. Questi prendono atto che è cominciata in Italia, fin dal Convegno di Palermo, la cosiddetta conversione pastorale alla missione, diretta immediatamente alla “nuova evangelizzazione” nel territorio, ma che non trascura la missio ad gentes, “anzi trova in essa il suo costante orizzonte e il suo paradigma per eccellenza. La missione è unica e universale”.

Bisogno di conversione e di riforma. Urge una conversione a livello personale e una riforma a livello istituzionale (per gli Istituti), riflessione che prende spunto dalle richieste venute dai tre “Forum di Ariccia”, ribadendo da una parte “la fedeltà al carisma specifico dell’ ad gentes, ad extra e ad vitam” , ma sottolineando nello stesso tempo che i missionari non sono in Italia “di passaggio” o solo per compiti interni agli Istituti, ma per una testimonianza e un’azione specificamente loro di “animazione missionaria delle Chiese locali”.

Convenire ascoltando. L’importanza dell’ascolto è la prima lezione che i missionari ricevono dalle giovani Chiese. “Ogni programmazione ecclesiale, per essere veramente missionaria, deve partire dall’ascolto. Un Convegno ecclesiale ha bisogno di un lungo tempo di ascolto per discernere l’oggi di Dio nella storia e udire quello che lo Spirito dice alla Chiesa che è in Italia”.

La speranza. Il tema di Verona è congeniale agli Istituti. “Gesù risorto, speranza del mondo” è quanto annunciano i missionari. Sono “testimoni” anzitutto fra le genti. “Il grande esempio ci è dato dall’ammirevole fiducia in Dio che i cristiani delle giovani Chiese mantengono anche nelle circostanze più dolorose”.

L’orizzonte globale. È incentrato sull’urgenza dell’apertura delle Chiese locali alle realtà globali, “vengono ingigantiti i fatti locali e non si presta sufficiente attenzioni ai fatti globali, la quotidiana sofferenza dei poveri, i rapporti Nord-Sud…”.

Il grido dei poveri. Presuppone come la visione globale a partire dal locale avrebbe come conseguenza “la presa di coscienza della crescente povertà nel mondo”. Insiste su come “la vicinanza ai poveri è una necessità per la Chiesa, perché solo a partire da essi si ha la percezione autentica del Vangelo”.

Missionari di ritorno. Gli autori del testo presentano il quadro del rientro dei missionari. “Il loro rientro è spesso traumatico”, il dramma è costituito dalla “mancanza di fede che trovano in Italia”, una volta che sono usciti per portare la fede a chi non l’aveva. Inoltre, vengono sottovalutate le loro esperienze con frasi del tipo “Qui è tutto diverso, tutto questo non serve”.

Un nuovo modello di Chiesa.
I missionari presentano le esperienze fatte come un nuovo modello di Chiesa. Si parte della “centralità del primo annuncio, la gioia di trovare Cristo”. Si soffermano sulla ricchezza dei carismi e dei ministeri “che rende sacerdoti, religiosi e laici corresponsabili della vita e della missione”, inoltre esaltano la bellezza e vitalità delle “comunità ecclesiali di base”, un’esperienza che aiuta nel “distacco dal potere e dalle sicurezze mondane”. “Prossimità con i poveri e sofferenti, lo sforzo dell’inculturazione, il dialogo ecumenico”, concludono questa riflessione, indicando temi su cui la Chiesa italiana che vuole cambiare si deve confrontare.

(26 luglio 2006)