DIOCESI
Continua, nelle 226 diocesi italiane, il cammino di preparazione al IV Convegno ecclesiale nazionale, in programma a Verona, dal 16 al 20 ottobre, sul tema: “Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo” (cfr SIR 50/2006).
Fragilità e relativismo. “Il relativismo genera un nichilismo esistenziale, uno svuotamento cioè dell’io stesso, incapace di esercitare una qualsiasi volontà propria su alcunché”. A riflettere sulla “terribile fragilità dell’io relativistico”, in relazione a uno dei cinque ambiti proposti dalla Traccia preparatoria a Verona, è don Maurizio Ceriani, sul settimanale della diocesi di Concordia – Pordenone, “Il Popolo”. Due, prosegue il sacerdote, sono “i passaggi fondamentali di questo processo che vediamo all’opera nella concretezza della vita quotidiana, compresa quella delle comunità cristiane”. Il primo è “l’esasperazione della spontaneità, spesso opposta all’educazione o meglio fatta coincidere tout court con quest’ultima”, dove “l’unica regola è l’imperativo di rifiutare ogni regola, che potrebbe condizionare e infiacchire la libertà”. Il secondo passaggio con cui il relativismo svuota l’io, per l’autore dell’articolo, è il mito del “mi sento”, in base al quale “il sentimento emotivo diventa criterio di verità insindacabile, con la conseguente confusione tra coscienza ed emozione”.
“In un ambiente di indifferenza, di non conoscenza e di incredulità, dove la regola è la competitività, il superare l’altro, e se, possibile, ingannarlo, anzi schiacciarlo, i cristiani sono impegnati a trasmettere il messaggio del Vangelo”. È quanto si legge sul settimanale diocesano di Ascoli Piceno, “La Vita Picena”, in preparazione all’appuntamento scaligero. “I cristiani – è l’ammonimento dell’editoriale – non possono appassire in un’ambiguità di devozioni religiose, contrastante allo stile di vita personale, familiare e sociale. Non si può giustificare la costante fragilità di cristiani: santi in chiesa e diavoli in casa”.
Anche il settimanale della diocesi di Venezia, “Gente Veneta”, si occupa di fragilità, con il racconto di Marta Cabbia, giovane volontaria, che porterà a Verona la riflessione veneziana su quest’ambito: “Secondo me, se un cristiano prende sul serio il Vangelo – argomenta Cabbia – non si pone neanche il problema di cercare le fragilità perché ha un occhio attento e le trova subito. Aiuta indistintamente e senza farsi problemi, fa tutto gratuitamente e senza bisogno di un riscontro o di un ritorno”.
Punto di partenza. Un punto di arrivo, ma “soprattutto un punto di partenza per il nuovo decennio”. Così mons. Giovanni Dettori, vescovo di Ales – Terralba, definisce il Convegno di Verona, “punto di riferimento per tutti” in vista del rilancio della virtù cristiana della speranza. “Una Chiesa che sa camminare insieme non sbaglierà mai nei suoi obiettivi”, osserva il presule, che invita a vivere “fin d’ora” lo spirito che anima l’appuntamento scaligero.
Dalle pagine del settimanale della diocesi di Verona, “Verona Fedele”, suor Lucia Bressan, religiosa della Congregazione delle Povere Serve della Divina Provvidenza e delegata al Convegno di ottobre, descrive in questi termini le urgenze che la comunità cristiana è chiamata ad affrontare: “La secolarizzazione; la provvisorietà delle scelte che si è sostituita la certezza dei valori fondamentali; lo stile di vita materialista e consumistico che dà importanza all’apparire e al successo; l’ansia del possedere; la cultura dell’edonismo e del narcisismo che genera fragilità, incertezza e incapacità di amare e di essere amati; il progressivo indebolimento del senso di responsabilità sociale”.
Tra i “fattori negativi” da “contrastare” dell’attuale contesto culturale, la diocesi di Fano – Fossombrone – Cagli – Pergola – nel documento stilato come contributo al Convegno di Verona, e pubblicato dal settimanale diocesano, “Il Nuovo Amico” – annovera “l’inadeguatezza della famiglia nel suo compito educativo che neppure la parrocchia riesce a supplire e a sostenere, la superficialità con cui si risponde alle richieste dei giovani e degli adolescenti, l’amore e la sessualità percepiti non come dono ma in senso materiale a livello di consumo e di piacere. Si aggiungano poi la divisione tra famiglie vecchie e nuove, la fragilità dei legami di coppia che porta i coniugi a interessarsi marginalmente ai problemi dei figli, il clima conflittuale interno alla famiglia che porta i figli a una sfiducia nell’amore e nei valori a esso legati”.
Si intitola “Annunciatori di gioia e di speranza”, il progetto pastorale della diocesi di Adria – Rovigo per il triennio 2005-2008, elaborato proprio a partire dal tema di Verona. Il primo appuntamento, spiega il vescovo Lucio Soravito, sarà il Convegno diocesano in programma il 19 novembre, durante il quale si ascolteranno le riflessioni e le testimonianza di coloro che hanno partecipato al IV Convegno ecclesiale.
(27 luglio 2006)