CELLULE STAMINALI

Fermare la deriva etica

Dopo la decisione del Consiglio Ue per la competitività

Il pronunciamento del Consiglio Ue per la competitività sul settimo Programma quadro per la ricerca 2007-2013 (Bruxelles, 24 luglio), ha suscitato immediate reazioni nelle Chiese e nell’opinione pubblica cattolica di Europa per quanto riguarda la posizione assunta in materia di ricerca sulle cellule staminali embrionali. COMPROMESSO INACCETTABILE. “La limitazione al finanziamento dei progetti di ricerca sulle cellule staminali già esistenti, purché non ottenute dalla distruzione degli embrioni umani, nasconde un compromesso inaccettabile per la Chiesa”: lo ha affermato a Radiovaticana mons. ELIO SGRECCIA presidente della Pontificia Accademia per la vita . Nella disamina della decisione presa dalla Ue, mons. Sgreccia ha evidenziato la contraddittorietà di tre affermazioni chiave nel provvedimento: “La prima dice che è vietato al ricercatore sopprimere l’embrione umano per trarne cellule desiderate. La seconda affermazione, invece, dice che tale ricercatore può ricorrere a linee cellulari prodotte da altri: altri che hanno soppresso degli embrioni e da essi hanno prodotto delle linee cellulari messe poi in commercio. Dunque, si stabilisce tra chi vende e prepara le linee cellulari e chi compra una coincidenza di interessi. La terza affermazione dice che si possono produrre dei protocolli di ricerca per il finanziamento, volti ad utilizzare gli embrioni già congelati e non più impiantabili nell’utero della madre, previo accertamento della loro morte”. Ma è proprio l’accertamento della morte il punto dolens sottolineato dal presule: “Sappiamo che per verificare la morte di questi embrioni congelati bisogna scongelarli e nello scongelarli alcuni di essi muoiono. Quindi, non si vede come si possa praticare questa strada senza provocare soppressioni di embrioni”. DICHIARAZIONE INGANNEVOLE. Ferma anche la reazione della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), che in una nota a firma del presidente e del segretario generale, rispettivamente, mons. ADRIAN VAN LUYN (vescovo di Rotterdam) e mons. NOEL TREANOR , definisce “un inganno” la dichiarazione aggiunta dalla Commissione europea secondo la quale “il VII Programma quadro per la ricerca non potrà finanziare la distruzione di embrioni umani, ma unicamente le fasi successive di ricerca sulle staminali embrionali”. Un finanziamento che “rischia di costituire, a livello di Stati, la tappa preliminare per la distruzione di embrioni umani”. “La strumentalizzazione degli embrioni umani ai fini della ricerca, ossia la loro distruzione o la ricerca sulle cellule staminali derivate da questi embrioni non è accettabile” ribadisce la Comece, e “non è del resto realmente fondata su una necessità scientifica giacché le cellule staminali adulte e quelle da cordone ombelicale presentano, secondo gli esperti, un’alternativa con interessanti e realistiche prospettive terapeutiche”. Di qui l’invito “ai nostri concittadini europei, e specialmente ai cattolici, a prendere coscienza della posta antropologica di questo dibattito sulla dignità umana” e l’appello “ad impegnarsi nei prossimi mesi per aprire un dibattito a livello di istituzioni europee, in seno agli Stati membri e nella società civile” sulla ricerca sulle staminali che verrà ridiscussa in autunno dal Parlamento europeo. VISIONE ANTROPOLOGICA INAMMISSIBILE. La CONFERENZA EPISCOPALE TEDESCA definisce la decisione del Consiglio competitività Ue una “pesante sconfitta per la tutela degli embrioni in Europa”, “segno tremendo dello stato della tutela della vita umana in Europa”. In questo modo, proseguono i vescovi tedeschi, “gli interessi per la ricerca sono valutati ad un livello superiore rispetto alla dignità e al diritto alla vita degli embrioni umani. Così, anche con i fondi tedeschi sarà consentita una ricerca vietata in Germania secondo il diritto vigente e che presuppone l’uccisione della vita umana”. Giudizio condiviso dalla Presidenza della CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA , che bolla la decisione come “moralmente inaccettabile”. “La Cei – riporta una nota – ha da sempre e più volte ribadito che ogni ricerca che coinvolge gli embrioni umani si colloca in una inammissibile visione antropologica, che considera l’esistenza umana non come fine, bensì come mezzo per raggiungere altri scopi, pur nobili, come la cura delle malattie e la stessa conoscenza scientifica. La scienza deve servire l’uomo e non servirsi di lui, soprattutto quando egli è nella condizione della sua massima fragilità, un embrione nei primi giorni della sua vita”. Da qui l’appello dei vescovi italiani “ai politici italiani e a quanti ancora possono fermare questa deriva etica” e all’Ue perché “in nessun modo agevoli, con propri finanziamenti, questo grave attentato alla dignità dell’uomo che tradisce il valore fondamentale della vita umana, senza il quale ogni altro valore individuale e sociale perde la propria consistenza”. Benedetto XVI, ricorda la Cei,ha ribadito che la tutela della vita in tutte le sue fasi rientra tra i “principi che non sono negoziabili'”.