MEDIO ORIENTE

Il linguaggio delle opere

La costruzione della pace passa anche per azioni di solidarietà concreta

Mentre i Grandi parlano i piccoli fanno i fatti. Verrebbe da dire così alla luce delle determinazioni contenute nella dichiarazione congiunta Italia-Usa che ha chiuso il vertice per la pace nel Libano svoltosi a Roma il 26 luglio. Molti auspici, molte proposte – un cessate-il-fuoco duraturo, corridoio umanitario, forza internazionale di pace – ma pochi fatti concreti. Al linguaggio delle diplomazie, un poco astratto ma necessariamente costretto a pesare ogni termine ed ogni parola, si contrappone quello pratico e concreto di chi si spende, nei teatri di guerra, per alleviare quotidianamente le sofferenze delle popolazioni. E’ quello che accade in Terra Santa dove da tempo diverse ong e Caritas europee stanno lavorando con gli operatori locali. Per loro Roma è lontana… BETLEMME. Luglio è il quinto mese da quando sono stati sospesi i fondi internazionali per il governo palestinese. Come denunciato già varie volte in questo periodo dalla Caritas di Gerusalemme a preoccupare “non c’è solo il sud del Libano e la Galilea, dove infuria la guerra tra Hezbollah e esercito israeliano ma anche i Territori palestinesi e Gaza”. Qui la situazione è critica per la mancanza di lavoro, di cibo, acqua e medicine e la popolazione è allo stremo. In queste condizioni opera la Caritas Spagna che, attraverso la Caritas della diocesi di Jaca, sta lavorando ad un progetto per la creazione di posti di lavoro insieme alla Cab, Azione cattolica Betlemme. Il programma verte sulla animazione del centro estivo della città palestinese dove vengono accolti numerosi bambini che hanno difficili situazioni alle spalle e che non hanno possibilità per la povertà delle loro famiglie. In particolare i due enti organizzano attività ricreative e sportive, come, per esempio, gare di nuoto, contando sulla collaborazione di operatori scelti tra le persone che hanno gravi problemi economici o famiglie numerose. Grazie anche a loro che molti bambini possono visitare luoghi fuori Betlemme, città dalla quale non sono mai usciti. CISGIORDANIA. “Emergenza lavoro” anche in altre zone della Cisgiordania dove è partito da poco più di un mese, ma se n’è avuta notizia solo in questi giorni, il progetto per la creazione di posti di lavoro messo in atto da Caritas Gerusalemme e Caritas Belgio insieme all’Ufficio umanitario della Commissione europea (Echo). Punto di partenza del progetto è la creazione di una banca dati nella quale si stanno raccogliendo informazioni sulle varie iniziative lavorative in atto nell’area, che vanno dalla manutenzione delle abitazioni alla progettazione di infrastrutture a piccola scala, dallo sviluppo di collaborazioni con comunità locali a iniziative concertate con organizzazioni di diversi ambiti lavorativi. Tutte le possibilità lavorative che rispondono ai criteri fissati dall’Echo verranno coinvolte in un programma pilota volto alla creazione di nuovi posti di lavoro. Zebabdeh. Lavarsi i denti e avere una accurata igiene orale è una pratica ormai entrata nelle abitudini di molti. Ma se si abita a Zebabdeh, città palestinese situata nel distretto di Jenin, la cosa non è poi così scontata. La crisi che avvolge i Territori, infatti, non permette alle famiglie di accudire con attenzione i loro figli che, per la mancanza di cibo di qualità e di condizioni igieniche adeguate, crescono senza un sufficiente apporto vitaminico e di conseguenza esposti al rischio di insorgenza di patologie nel prosieguo della loro esistenza. Per questo a Zebabdeh dal 2004 la CARITAS GERMANIA sta portando avanti, con la scuola locale, un programma di prevenzione e di educazione orale articolato in tre momenti: fornitura di cibo di qualità ai bambini di età compresa tra i 4 e 6 anni che frequentano la scuola; informazione relativa all’importanza della salute sia per i bambini che per le loro famiglie; screening medico al fine di prevenire e trattare eventuali patologie che potrebbero colpire i bambini anche in modo grave”. Sono 180 i piccoli che ogni anno vengono inseriti nel programma insieme a 9 adulti chiamati a collaborare e che così possono ricevere un salario. Per implementare l’attività è stata lanciata da Caritas Gerusalemme una colletta: servono 50mila euro. Ain Arik. Ain Arik è un piccolo villaggio nei pressi di Ramallah dove dall’aprile del 2005 è attivo un centro culturale e sportivo nato grazie all’iniziativa del Centro sportivo italiano (Csi) insieme alla Caritas e il comune di Modena e altre associazioni, tra cui l’ong Overseas. Al suo interno si seguono direttamente progetti di educazione attraverso lo sport. I campi di calcio, di pallavolo, di basket, la palestra, con relativi spogliatoi, un laboratorio multimediale sorgono su un terreno donato dal Patriarcato latino di Gerusalemme che si è fatto partner del progetto. Con volontari ed operatori del posto il centro apre con regolarità ed è a disposizione della comunità locale che può così praticare attività sportiva, avere momenti di incontro e di cultura migliorando la qualità di vita, compromessa dalla situazione socio-economica. Dalla CARITAS ITALIA , infine, la richiesta affinché nelle tre aree di conflitto, Nord Israele, Libano e Striscia di Gaza “tacciano le armi e si creino le condizioni di dialogo per giungere ad un cessate il fuoco e garantire gli aiuti umanitari”. Intensificati gli interventi nelle zone citate per le quali sono stati stanziati oltre 2,5 milioni di euro.