COMECE

Nodi intricati e nodi sciolti

L’ultimo numero di Europe Infos

L’ingresso di otto Paesi dell’Europa centrale e orientale, così come di Cipro e Malta, nell’Ue il 1° maggio 2004 “è stato un evento storico” ma su questa unificazione “vi è stata un’ombra: l’assenza della Romania e della Bulgaria”. È quanto sottolinea JOHANNA TOUZEL dalle colonne del numero di luglio di “Europe infos”, mensile della Comunità degli episcopati della Comunità europea (Comece) e dell’Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa (Ocipe). Al centro della riflessione dell’addetta stampa Comece, un bilancio dei passi compiuti dai due Paesi nel percorso di riavvicinamento all’Europa. Ulteriori temi trattati dalla rivista, la questione del Montenegro e il progresso nel dialogo Chiese-istituzioni sostenuto dalla presidenza austriaca. BULGARIA E ROMANIA. “Nel dicembre 2004 – ricorda Touzel – l’Ue ha avviato i negoziati di adesione con la Bulgaria e la Romania, facendo loro firmare nell’aprile 2005 un trattato di adesione che ne prevede l’ingresso il 1° gennaio, ma, al tempo stesso, consente all’Ue di farlo slittare al 2008” in caso di non raggiungimento degli acquis comunitari. Analizzando la situazione attuale dei due Paesi, entrambi caratterizzati da un impegno serio nella lotta contro la corruzione, da “un’economia di mercato vitale” (ancorché il deficit in Bulgaria rimanga “preoccupante”), e da un “notevole livello di allineamento alla legislazione e alle norme comunitarie”, Touzel rileva i nodi ancora critici. Per la Bulgaria occorrono “misure decisive in materia di energia nucleare”; la Romania, in particolare, deve concentrare l’attenzione sul sistema di gestione e controllo finanziario degli aiuti all’agricoltura, “sulla sicurezza alimentare e sull’amministrazione fiscale”. Lo scorso 16 maggio, prosegue Touzel, “la Commissione ha definito possibile l’adesione dei due Paesi nel 2007” e ha rimandato ad ottobre “il bilancio sul progresso nelle riforme” prevedendo “la possibilità di ricorrere, al momento dell’adesione, ad alcune misure correttive e di salvaguardia”. Rinviare l’ingresso nell’Ue dei due Paesi “rischiando di esasperarne le popolazioni” e “sconfessarne i partiti di governo”, oppure “farli entrare, anche se non del tutto pronti, rischiando di suscitare l’incomprensione dei cittadini europei che appena ora iniziano ad assimilare il primo allargamento ad Est?”. Questo, per Touzel, il dubbio di fondo che “dovrà essere sciolto in ottobre”. IL MONTENEGRO. “Votando al referendum” del 21 maggio 2006 “per la propria indipendenza con oltre il 55,% delle preferenze – osserva HENRI MADELIN , il Montenegro molla gli ultimi ormeggi con la Serbia” mentre “si accentua “il processo di balcanizzazione” che “rende difficile, per non dire impossibile, la coabitazione tra etnie e religioni”. Una dopo l’altra, “le repubbliche federate si staccano dalla Serbia” che, sottolinea Madelin, “paga a caro prezzo le violenze perpetrate in Bosnia, Croazia e Kosovo”. Per il giornalista “a questa balcanizzazione accelerata vi è un solo rimedio: l’ingresso in Europa”. Ma, si chiede, cosa farà quest’ultima quando “la più povera delle sei repubbliche già federate alla Serbia verrà “a bussare alla sua porta?”. “Accogliere i vari frammenti dell’eredità di Tito è indispensabile per la pace della regione”, ma, avverte Madelin, “l’Europa deve evitare ad ogni costo di assomigliare un domani a quei puzzle complicati che si fatica a ricomporre in un tutto coerente”. DIALOGO CHIESE-ISTITUZIONI. “Una modalità di cooperazione tra Chiese e istituzioni politiche, nel pieno rispetto del principio della separazione tra Chiesa e Stato”, che potrebbe costituire “un modello praticabile” in vista di un autentico “dialogo permanente”, è, per MICHAEL KUHN, uno dei principali obiettivi conseguiti dal semestre di presidenza austriaca dell’Ue, conclusosi lo scorso 30 giugno. Tra gennaio e giugno “si sono svolti ogni mese degli incontri tra un rappresentante della presidenza del Consiglio e rappresentanti delle Chiese”; questi ultimi, inoltre, “sono stati invitati a diverse manifestazioni chiave nello stesso periodo”. “Le Chiese e le comunità religiose – rileva Kuhn – sono state realmente coinvolte nel quotidiano della presidenza”, in particolare “sui temi dell’istruzione, dei servizi sociali, della bioetica”. Una cooperazione che si è concretizzata anche nella richiesta alle Chiese di stendere alcuni documenti in vista di importanti incontri, come quello sui Balcani o il summit con l’America latina, prosegue Kuhn, e di partecipare insieme ai rappresentanti musulmani “al dibattito sulle caricature di Maometto”. Particolarmente significativi, inoltre, la partecipazione del segretario di Stato austriaco Winkler alla sessione plenaria Comece (23 marzo 2006), e l’incontro del 30 maggio a Bruxelles, “promosso dal presidente della Commissione Barroso e dal presidente del Consiglio Schüssel, al quale sono convenuti alti rappresentanti delle Chiese e delle comunità religiose”. Una riunione simile è in programma nella primavera 2007, mentre, conclude Kuhn, la presidenza finlandese “ha già annunciato il proposito di proseguire concretamente nell’iniziativa”.