VERONA 2006: LETTURE
È stato pubblicato in questi giorni dalla San Paolo il volume “Testimoni della Chiesa italiana”, a cura di Elio Guerriero, antologia di donne e uomini che nel Novecento hanno reso testimonianza della loro fede in Cristo. Cinque le forme “di rilievo” della testimonianza segnalate: quella femminile con Benedetta Bianchi Porro, Gianna Beretta Molla, Itala Mela, Lorena D’Alessandro, Maria Marchetta e Annalena Tonelli; i laici con Pier Giorgio Frassati, Alberto Marvelli, Giorgio La Pira, Gianni Renda e Rosario Livatino; la testimonianza per la civiltà e la giustizia, incarnata da Teresio Olivelli, Flavio e Gedeone Corrà, Josef Mayr-Nusser, Odoardo Focherini, Gaetano Tantalo, Giovanni Palatucci e Paolo Borsellino. E ancora, la testimonianza della generosità, nelle persone di Marcello Candia, Lucille e Pietro Corti, Carlo Urbani e Vittorio Trancanelli, e quella del clero: don Tonino Bello, don Pino Puglisi, don Lorenzo Milani e don Pietro Pappagallo.
“Il Novecento non è stato un secolo facile per i cristiani. Proprio in un tempo così arduo tuttavia – scrive, nella presentazione, il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Betori – la Chiesa italiana ha saputo generare modelli di testimonianza evangelica convincenti per i fedeli cristiani, ma anche per gli uomini di buona volontà disposti a guardare con occhi di simpatia ai discepoli e, attraverso essi, al Maestro, speranza del mondo”. Tra le biografie riportate nel volume, quelle dei 16 testimoni scelti per il IV Convegno Ecclesiale nazionale che si terrà a Verona dal 16 al 20 ottobre.
La testimonianza femminile. Tra le voci femminili, è significativo, ad esempio, il caso di Lorena D’Alessandro, riportato dallo stesso Elio Guerriero. Laica, nata a Roma nel 1964, Lorena viene colpita all’età di dieci anni da un male incurabile: “Il risultato è drammatico: si tratta di un tumore osseo – scrive Guerriero – per asportare il quale occorre un ricovero al Gemelli, con raschiamento osseo e l’asportazione di una scaglia ossea dalla gamba sana a quella malata”. L’operazione sembra avere buon esito e, nei mesi del ricovero, la bambina annota sul diario: “Pregare è come parlare con un Padre, un Padre buono che mi capisce e mi aiuta”. Ma due anni più tardi il male si ripresenta e ci si trova costretti all’amputazione della gamba. Ma l’impegno che Lorena mette nelle attività della parrocchia è totale. Nel 1980, però, le condizioni peggiorano e il 3 aprile del 1981 Lorena muore. Dichiarata serva di Dio, Lorena è ricordata per il suo attaccamento alla vita parrocchiale: “Uno dei tratti salienti della sua spiritualità è l’amore alla parrocchia”.
La testimonianza laica. Pier Giorgio Frassati, è invece una delle testimonianze laiche. Nato a Torino nel 1901 da famiglia alto borghese, il padre ateo è proprietario de “La Stampa”, Pier Giorgio si avvicina ben presto alla Chiesa: a 17 anni fa parte della Conferenza di San Vincenzo, a 21 entra nel Terz’Ordine di San Domenico e nel 1922 diviene membro dell’Azione Cattolica: “Non gli era sufficiente aiutare i poveri – scrive di lui Cristina Siccardi – andare nelle loro misere soffitte, nei tuguri dove la malattia e la fame si confondevano nel dolore, voleva dare una soluzione a quei problemi di miseria e di abbandono e la politica gli parve la via idonea”. All’età di 24 anni muore a causa di una poliomielite fulminea: “Il giorno della mia morte sarà il più bello della mia vita”. Con la sua morte, inizierà anche il cammino di conversione del padre.
La testimonianza per la civiltà e la giustizia. “Signor maresciallo maggiore, io non posso giurare ad Adolf Hitler in nome di Dio perché sono un credente cristiano, un cattolico, un uomo di fede”. È una storia particolare, quella di Josef Mayr-Nusser. È la storia di un cristiano che scelse il martirio, rifiutandosi di giurare ad Hitler. Padre e madre viticultori, Josef nasce a Bolzano nel 1910. Dirigente di Azione Cattolica, dopo una vita spesa nell’impegno cristiano, riceve nel 1944 la cartolina di precetto dell’esercito del Fuhrer. Il suo diniego gli costa la vita. Muore per una bronchite nel 1945 sul treno che lo conduce al campo di Dachau.
La testimonianza della generosità. Ricco, figlio di un industriale milanese che gli lascia in eredità la fabbrica di acido carbonico, Marcello Candia fin da giovane “divideva il suo tempo fra l’industria paterna e le opere di carità nella sua Milano”, come scrive Piero Gheddo. Nel 1964, all’età di 48 anni, Marcello vende tutto e parte per l’Amazzonia alla volta di Macapà. Qui, con il vescovo Aristide Pirovano, fonda e finanzia 14 opere di carità, di educazione e di preghiera. Muore nel 1983.
La testimonianza del clero. Sacerdote del quartiere Brancaccio di Palermo, don Giuseppe Puglisi aveva una passione che lo accompagnava: “I ragazzi, i giovani, i bambini sono sempre stati la sua ragione di vita”. Per loro, nel tentativo di salvarli dalle mani mortifere di Cosa Nostra, don Puglisi è stato disposto ad offrire la vita: “Se il martirio è il coronamento di una vita vissuta nell’esercizio eroico delle virtù – scrive Francesco Anfossi – allora il martirio si incarna in don Pugliesi, martire della fede”.
(31 luglio 2006)