MARCHE

Officine solidali

Le difficoltà delle cooperative in Regione

Il futuro delle imprese non profit, soprattutto cooperative, che hanno il merito di impegnarsi nell’inclusione lavorativa delle persone che appartengono alle fasce più deboli della società passa attraverso il coinvolgimento, la “partnership”, di più soggetti come le pubbliche amministrazioni, le associazioni di categoria, le aziende, e altri. È questo il senso del focus group sul tema “Quando lo svantaggiato diventa imprenditore: dalle criticità alla partnership”, tenutosi a luglio nelle Marche, a cui sono state invitate tutte le cooperative che hanno partecipato ai due bandi emanati da “Officina solidale”.Quest’ultimo è un cosiddetto “organismo intermedio” tra Regione e imprese non profit, nato nel 2005 per la gestione della “Sovvenzione globale piccoli sussidi”, un progetto della durata di due anni del Fondo sociale europeo pensato per favorire l’inserimento lavorativo di particolari categorie di persone: alcolisti ed ex-alcolisti, portatori di handicap fisici e mentali, ex detenuti e detenuti, cittadini extracomunitari, nomadi, tossicodipendenti ed ex-tossicodipendenti; sieropositivi, persone appartenenti a minoranze etniche, “nuovi poveri” (ovvero persone che appartengono a famiglie disgregate e a basso reddito; persone senza fissa dimora; donne in difficoltà; soggetti privi di sostegno familiare, persone con disturbi psichiatrici, farmaco-dipendenti o portatori di nuove dipendenze; indigenti), e infine coloro che intendono uscire dal percorso della prostituzione.Un cammino ancora lungo. Racconta Lucio Cimarelli, dello staff tecnico-organizzativo di “Officina solidale”, che tra le varie problematiche messe a tema nell’incontro di luglio si è sottolineato come “ci sia ancora molto da lavorare nella collaborazione con la pubblica amministrazione, che talvolta mostra una sorta di diffidenza verso le cooperative; ma è anche vero che esse hanno forse il difetto di comunicare troppo poco e di non far conoscere effettivamente la loro realtà”.Durante il focus group le cooperative intervenute hanno lamentato la scarsa applicazione dell’articolo 5 della legge 381/91 che prevede la possibilità della deroga alla normativa sugli appalti, proprio per favorire l’inclusione lavorativa di categorie svantaggiate. Tale normativa, dopo quasi quindici anni dalla sua approvazione, è ancora scarsamente applicata. Le cooperative hanno poi difficoltà a proporsi come interlocutori interessanti: devono sempre proporre dei prezzi bassi, inferiori al mercato, e lavorano quasi esclusivamente con comuni o province, mentre sono praticamente ignorate dai privati. Altra difficoltà emersa è la brevità degli appalti che generano insicurezza e influiscono negativamente sui dipendenti, che essendo soggetti “svantaggiati” hanno già di per sé problemi oggettivi.I dati. Le cooperative sociali di tipo B nelle Marche potrebbero svilupparsi molto di più rispetto all’esistente. I dati delle Direzioni provinciali del lavoro nel 2003 parlano di 99 cooperative sociali di tipo B, con un totale di 2.403 soci di cui 600 volontari, e con 1.058 persone svantaggiate socie e non inserite. Nel territorio ci sono 35 cooperative sociali a Pesaro Urbino, 28 in Ancona, 12 a Macerata, 24 ad Ascoli Piceno, con un evidente squilibrio di concentrazione nel nord delle Marche. “Officina solidale”, che si inserisce in questo contesto, è nata in seguito all’esplicita richiesta dell’Unione europea che a gestire i fondi della Sovvenzione globale non fosse direttamente l’ente pubblico ma un soggetto diverso più vicino al territorio e alle sue esigenze. I progetti. L’organismo marchigiano si caratterizza come un’associazione temporanea d’impresa, formata da undici partner di cui uno capofila. Le risorse sono state ripartite su base provinciale, secondo particolari parametri, e complessivamente è stato messo a disposizione oltre 1 milione di euro: ogni progetto presentato poteva variare da un minimo di 10.000 a un massimo di 50.000 euro. Sono stati privilegiati, per esempio, quei progetti che a parità di costo, davano maggiori possibilità di impiego, o a quelli che proponevano la costituzioni di partnership.I fondi vengono concessi per spese di tipo strutturale, tipo l’acquisto di macchinari, immobili ma anche per la formazione professionale o per le consulenze. Ricevono particolari e ulteriori finanziamenti quei progetti che – per consentire l’accesso e la permanenza nel mercato del lavoro delle persone svantaggiate – necessitano di misure di sostegno particolari come, ad esempio, l’abbattimento delle barriere architettoniche.Tra i progetti ammessi al primo bando, uno era di una cooperativa che chiedeva aiuto per diventare una vera e propria tipografia dotandosi di un reparto di progettazione grafica; un’altra impresa aveva ottenuto fondi per dotarsi di cestelli su gru per la pulizia e potatura di alberi; in un altro caso ancora è stato finanziato il progetto per la creazione ex-novo di una nuova impresa non profit per far lavorare soggetti svantaggiati già impiegati nella zona con borse di lavoro.a cura di Simona Mengascini(02 agosto 2006)