ARTICOLI
“Un’occasione di grande significato per rinnovare ed approfondire la fedeltà al Signore, nella linea indicata dal Concilio Vaticano II, come dai grandi testi del cammino ecumenico degli ultimi decenni”: il Sae (segretariato attività ecumeniche), riunitosi a fine luglio a Chianciano Terme per la sua 43ª sessione di formazione ecumenica, definisce così il prossimo appuntamento di Verona in una lettera inviata successivamente alla segreteria del Convegno ecclesiale di Verona, alla segreteria della Cei, al presidente della Commissione episcopale per l’Ecumenismo e il dialogo della Cei e all’Ufficio per l’Ecumenismo e il dialogo della Cei.
Passi concreti. “Desideriamo in primo luogo esprimere – si legge nella lettera – tutto il nostro apprezzamento per quell’affermazione dell’ecumenismo come condizione di vitalità delle Chiese in Europa, che sta al centro del n. 14 della Traccia introduttiva al Convegno. Ci sentiamo in piena sintonia con tale prospettiva: noi stessi testimoniamo della ricchezza di un cammino interconfessionale, di un’esperienza del Signore Risorto che è arricchita dalla varietà delle voci che la narrano”. Per il Sae “occorre riscoprire in pienezza quella vocazione ecumenica della Chiesa così fortemente affermata dai dialoghi interconfessionali e più volte richiamata da Benedetto XVI, come prima di lui da Giovanni Paolo II”.
Ma tradurre nel vissuto delle comunità tale sensibilità teologica, fino a renderla parte della loro quotidianità, richiede anche passi concreti. In tal senso, “la preparazione della III Assemblea Ecumenica Europea di Sibiu del 2007 è un’occasione per avviare processi che facciano dell’ecumenismo una pratica quotidiana per le nostre comunità, in relazione all’ascolto della Scrittura, ai momenti celebrativi ed a quelli formativi (a partire dallo studio della teologia), secondo le indicazioni della Charta Oecumenica”. Una raccomandazione, in particolare, da parte del Sae: “favorire l’apporto di membri qualificati delle diverse chiese e degli organismi ecumenici nei percorsi di formazione dei presbiteri e dei diaconi, degli insegnanti di religione cattolica e dei catechisti”. La giornata per il creato. “La stessa Charta Oecumenica – continua il messaggio del Sae – invita anche ad un impegno comune dei cristiani per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, come per l’accoglienza dello straniero. L’istituzione della Giornata per il Creato, collocata in una data ecumenicamente significativa come il 1° settembre, costituisce un segnale importante in questo senso e confidiamo che venga adeguatamente valorizzata, sia a livello locale che nazionale, come occasione di collaborazione interconfessionale”.
Bisogna, infatti, “moltiplicare gli spazi di incontro tra le diverse comunità cristiane nelle realtà locali, affinché il dialogo divenga realtà continuativa, non limitata ad occasioni particolari. Uno strumento importante in questo senso – secondo il Sae – può essere la diffusione dei Consigli locali delle Chiese cristiane, che già in diverse città italiane (Venezia, Milano, Parma, Reggio Calabria, Modena) vivono una felice esperienza ecumenica”. A giudizio del Sae, inoltre, “un ambito di particolare rilevanza ecumenica è l’esperienza delle coppie interconfessionali, che merita di essere valorizzata ed approfondita”. Un’esigenza acuta. Il Sae sottolinea, poi, la necessità che “un rinnovato stile di dialogo caratterizzi anche il rapporto con le altre comunità religiose presenti nel nostro paese, di cui lo stesso n. 14 della Traccia segnala l’importanza”. Per costruire una convivenza pacifica tra comunità diverse “è necessario comprendere che le differenze anche profonde tra di esse non devono necessariamente portare al conflitto. Per questo occorre approfondire la mutua conoscenza, attivando sistematicamente momenti di incontro, di reciproco ascolto e di collaborazione, sia a livello locale che nazionale. Chi già sperimenta concretamente tale processo sa bene che esso non costituisce una minaccia, né spinge al relativismo, ma è piuttosto un arricchimento per le diverse identità religiose, che ne sono stimolate ad una testimonianza più incisiva”.
Per il Sae “un’attenzione specifica, in un momento particolarmente critico, andrà dedicata a quelle fedi che condividono il riferimento ad Abramo. Particolarmente acuta è qui l’esigenza di fare pace tra le diverse identità, approfondendo quegli elementi che invitano alla riconciliazione”. Di qui l’importanza di “una piena valorizzazione della Giornata dell’ebraismo che la Cei propone nella significativa data del 17 gennaio, per promuovere una nuova autocoscienza cristiana in rapporto al popolo ebraico e alla sua tradizione vivente”, come pure urgente è “la promozione di un’attenzione maggiore per il rapporto con l’Islam, attraverso iniziative che favoriscano una reciproca conoscenza tra cristiani e musulmani che vivono in Italia (come la Giornata per il dialogo islamo-cristiano, che già si celebra da alcuni anni in diverse realtà locali)”.
(31 agosto 2006)