CCEE

Spazio di verità e di senso

Europa: l’impegno della Chiesa e dei cristiani

“Il ruolo della Chiesa e dei cristiani nel futuro dell’Europa”: è questo il tema trattato da mons. Aldo Giordano, segretario generale del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), il 31 agosto, al corso per studenti di teologia, dedicato quest’anno al tema “S. Benedetto, il monachesimo e le radici cristiane dell’Europa” e tenutosi dal 28 al 31 agosto a Subiaco per iniziativa della Conferenza episcopale italiana. UN MONDO IN RICERCA? Per mons. Giordano, oggi “siamo spinti da tanti segni a rimetterci in ricerca. Basta pensare alle domande suscitate dalla serie di drammi storici” più recenti (11 settembre 2001 a New York, tsunami del sud-est Asia, morte di Giovanni Paolo II, situazione in Medio Oriente). Ci sono, poi, domande di fondo concernenti “le problematiche etiche legate alla vita; la nuova situazione geopolitica mondiale con l’emergere della Cina e dell’India sulla scena dei mercati e del sapere, la grande pressione dei migranti alle frontiere dei nostri paesi”. Di fronte a questa complessa realtà al segretario generale del Ccee sembra che “un primo compito dei cristiani sia l’ascoltare, il fare emergere, il sostenere questa nuova ricerca”. Per mons. Giordano le domande di fondo più ricorrenti riguardano la ricerca del vero, del bello e del buono. “La questione veritativa – ha dichiarato – si intreccia con la questione del senso”. Circa il rapporto tra la ricerca della verità e il panorama religioso in Europa, per mons. Giordano, il mancato inserimento della parola cristianesimo nel trattato costituzionale dell’Unione europea si deve al fatto che su questo tema “si è tentata la via di trovare un consenso su un minimo comune denominatore, invece di cercarlo sul massimo. Si può ammettere in modo anonimo che l’Europa ha radici religiose, ma niente di più. Il dibattito non ha preso abbastanza in considerazione la serietà della questione della verità e del senso”, ma “possiamo costruire un’Europa che non sia spazio di verità e di senso?”. Rispetto alla ricerca del bello, ha aggiunto il segretario del Ccee, “abbiamo urgenza di trovare la via dell’armonia e del bello per ripensare con urgenza la visione dell’uomo”. UN GRANDE COMPITO. “La ricerca del vero e del bello – ha aggiunto mons. Giordano – coincide con la ricerca del bene, dell’amore”. Il problema è che se, formalmente, siamo d’accordo sulla lista dei valori da difendere (“il primo posto è dato alla dignità umana”), in realtà “rischiamo una vuota retorica dei valori, cioè abbiamo un consenso sulle parole, sui nomi dei valori, ma non sul loro contenuto, sul loro fondamento e sulla loro interpretazione”, fino a sostenere, “nel nome dello stesso valore”, posizioni del tutto contrarie: “per esempio, la dignità umana viene citata sia contro l’aborto e l’eutanasia, sia a favore dell’aborto e dell’eutanasia”. Questo vale anche per la parola famiglia, che “in Europa è divenuta un contenitore talmente grande da contenere una cosa e quello che a tanti appare come il suo contrario”. Un grande compito che, quindi, “ci attende riguardo ai valori è quello di ridare un contenuto alle parole”. In effetti, “abbiamo necessità di un bene capace di rendere possibile la convivenza tra i popoli, le culture, le etnie, le religioni. È la questione di trovare le radici di una vita comune e di trasmetterle alle nuove generazioni”. Per mons. Giordano dalla Pasqua del Cristo “possiamo ripartire per ‘abitare’ la nostra cultura europea e per ridare contenuto ai concetti di vero, bello e buono” perché “alla sequela del Cristo ci troviamo capaci di abitare in qualsiasi cultura, anche in quella segnata dalla morte di Dio e dalle sue conseguenze”. Occorre “avere il coraggio di seguire Gesù là, fuori le mura, fino al suo grido di abbandono. Non si può stare a guardare i problemi, le ferite, le non riconciliazioni, dal di fuori, come spettatori o come arbitri, ma occorre entrare dentro le divisioni, i fallimenti per ‘comprenderli’ fino in fondo”. UN CAPITOLO DA CHIUDERE. “Il primo contributo che le Chiese possono dare all’Europa e alla sua cultura è questa verità: cioè il cristianesimo stesso, il vangelo. I cristiani sono chiamati a riportare Dio nel mondo e a riportare a Dio il pezzetto di mondo in cui vivono”. Proponendo alcune osservazioni sui confini dell’Europa, mons. Giordano ha evidenziato che l”e Chiese hanno sempre guardato a ‘tutta’ l’Europa. Esse non amano tanto parlare di allargamento dell’Ue, ma piuttosto di ‘ri-unificazione’ dell’Europa o di ‘europeizzazione’ dell’Europa: l’Europa è già quella di tutte le nazioni, dei popoli, delle culture, delle Chiese e non quella di un gruppo di paesi. Con il nuovo sviluppo dell’Unione Europea deve chiudersi il capitolo drammatico di un continente diviso ideologicamente da un muro e aprirsi un nuovo capitolo: un’Europa a due polmoni, secondo la metafora usata in questi decenni da Giovanni Paolo II”. Inoltre, “le Chiese europee non sono interessate ad un’Europa fortezza”.