FEDE, STORIA, CULTURA
Un pellegrinaggio che si rinnova da 25 anni
Carinzi (Austria), sloveni (Slovenia) e friulani(Italia): tre popoli riuniti insieme per dare vita a un pellegrinaggio capace di “rinverdire” le radici cristiane dell’Europa. E’ successo a Lussari, in diocesi di Udine (Italia), dove il santuario mariano è stato la méta estiva del “Pellegrinaggio dei Tre Popoli”, una tradizione che prosegue ininterrotta da 25 anni. Alla celebrazione eucaristica, presieduta da mons. ALFREDO BATTISTI, arcivescovo emerito di Udine, erano presenti circa 3mila pellegrini e decine di sacerdoti, tra cui i presuli di Klagenfurt(Austria), mons. ALOIS SCHWARZ, e di Lubiana (Slovenia), mons. ALOJZ URAN. IL “SOGNO” DEI CRISTIANI. Europa, “rinverdisci le tue radici cristiane, salva la tua anima”, perché “l’Europa o sarà cristiana o non sarà”. Il grido appassionato lanciato da Giovanni Paolo II a Santiago di Compostela è stato fatto proprio da mons. Battisti, che ha rivissuto l’emozione del primo raduno nel 1981. “Salimmo quassù – ha ricordato nell’omelia – al crocevia delle tre culture d’Europa (latina, slava e tedesca) a pregare la S. Madre di Dio, lanciando ai governanti un appello a gettare giù i muri della divisione, in un’Europa che deve respirare, secondo l’immagine cara a Papa Wojtyla, a due polmoni”. Se il sogno di allora si sta realizzando, è anche perché, ha sottolineato il presule, “i cristiani (e il Pellegrinaggio dei Tre Popoli ne è una limpida testimonianza) precedettero di gran lunga la politica” ancora oggi non solo incerta, ma pure prevalsa da spinte preoccupanti, a partire “dal rifiuto di menzionare le radici cristiane nel preambolo della Costituzione europea”. Anche per questo sale l’invocazione a quella Vergine privilegiata “testimone dell’amore di Dio”,come recitava il tema del pellegrinaggio di quest’anno. Un amore accolto in quel “sì” all’Annunciazione che ha cambiato la storia”, incarnandosi in un mondo ove “gli uomini sembra non sappiano fare altro che la guerra”, ha osservato mons. Battisti, allargando lo sguardo alla martoriata Terra Santa e dovunque infuriano conflitti, ed elevando la preghiera a Maria “affinché supplichi Dio di far trionfare la pace”. Di dolorose lacerazioni, frutto avvelenato dei nazionalismi, sono state teatro nel secolo trascorso anche queste terre. Proprio in richiamo a ciò, da mons. Uran è venuto un forte invito: “Meditando sulla Madre Addolorata, i cristiani sono chiamati a mettere la fede ed il Vangelo al primo posto, così la diversità di lingue e culture diventa una ricchezza”. L’appuntamento del 2007, come annunciato dal vescovo di Klagenfurt, è fissato per il 23 giugno all’abbazia benedettina di S. Maria di Millstatt, in Corinzia. “NON PER DIVIDERE, MA PER UNIRE”. Quattro nuove vetrate che raffigurano santi d’Europa, da Luigi Scrosoppi al vescovo sloveno Anton Martin Slomsek, da Paolino d’Aquileia ad Ermacora, a Benedetto con gli apostoli degli slavi Cirillo e Metodio. E’ uno dei frutti del restauro del santuario di Lussari, la cui cerimonia di benedizione è stata l’apertura del pellegrinaggio. Tutto questo per fare del santuario “non una località turistica, ma innanzitutto e soprattutto un accogliente luogo di preghiera, prezioso per l’incontro quotidiano dei popoli d’Europa”, ha ammonito il rettore, mons. Dionisio Mateucig, in una chiesa stracolma i pellegrini specie sloveni, da secoli devoti del santuario. Sulla sua facciata campeggia un’epigrafe riportante le parole di Lambert Ehrlich (1878-1942), sacerdote sloveno e noto intellettuale, docente alla facoltà teologica di Lubiana, pronunciate nel 1933, in un clima già pesantemente inquinato dai nazionalismi: “Questo luogo, ove convergono le culture romanica, slava e tedesca, è fatto non per dividere, ma per unire nella fede cristiana”. Ehrlich morì assassinato da elementi partigiani per il suo impegno anticomunista. UN CORO IN TRE LINGUE. Una sorta di coro in tre lingue: “Quassù si vede che siamo tutti fratelli”. Si potrebbero riassumere così, con un esclamazione collettiva, i racconti “a caldo” dei partecipanti al pellegrinaggio. “E’ l’opportunità per far vedere ai nostri due figli come si incontrano in amicizia tre etnie diverse”, rivelano TIZIANO ONORINI e STEFANIA TOMMASSINI, di Terni. Presente ogni anno fin dagli esordi il sacerdote carinziano don JOSEPH MARKETZ: “Erano molto profetiche allora – ricorda – le prediche dei vescovi Sustar di Lubiana e Kapellari di Klagenfurt, perché parlavano già del dopo comunismo”. La sfida attuale, prosegue, “diventa quella di abbattere i muri culturali”. Ma c’è anche un’insidia trasversale: “Troppo materialismo in Europa, bisognosa di un’anima”, denuncia FRANC SLUGA da Lubiana, sorreggendo con la moglie Annamaria un’icona mariana del santuario sloveno di Brezje.