ISLAM NEI BALCANI

Un vuoto di conoscenza

Europa e mondo arabo a diretto confronto

“La posta in gioco è ogni giorno maggiore in termini di convivenza e dialogo con il mondo arabo: non possiamo rinchiuderci nella roccaforte europea; al contrario, è compito degli uomini di cultura avere il coraggio di guardare avanti”. È il pensiero di SALVATORE BONO , docente emerito all’Università di Perugia e presidente della Société internationale des historiens de la Méditerranée, espresso alla settimana europea sulla “Storia religiosa dell’Islam nei Balcani” in corso (fino a sabato 9) a Gazzada (Varese), organizzata dalla Fondazione ambrosiana Paolo VI e dall’Università Cattolica del Sacro cuore di Milano. LA QUESTIONE TURCA. “L’ingresso della Turchia in Europa non sarà completo se non avverrà un accoglimento morale e spirituale del Paese e della sua storia nel tessuto europeo”, ha affermato Bono. “L’attuale ‘spettro del turco’, come timore per l’integrazione della Turchia nell’Unione europea – ha aggiunto -, non può essere interpretato se non in relazione all’immagine complessiva dell’Islam”. “L’influenza e la presenza in Europa del turco, intendendo con ciò i musulmani che hanno esteso la loro sovranità sull’intero mondo arabo mediterraneo tra il XVI e il XVIII secolo – ha osservato lo studioso -, appaiono più diffuse, profonde e significative di quanto generalmente non si conosca”. Un’ignoranza che determina pregiudizi, ma che la classe politica avvalla “perché rivedere certi luoghi comuni può danneggiarne il consenso”. “Il rapporto che l’Europa ha avuto con i Turchi può prefigurare uno scontro tra civiltà?”, si è chiesto Bono. “Sì, se ci si limita alle battaglie e alle paure. Ma non vi è stato solo questo”. Dunque, oggi come nel passato lo scontro di civiltà non è la cifra corretta di un rapporto tra Europa e mondo arabo: “Per capirlo – ha concluso – basterebbe avere la volontà di guardare la storia”. UE E MEDITERRANEO. L’Unione europea, da parte sua, si sta impegnando “per facilitare non solo i rapporti commerciali e politici con i Paesi del bacino del mediterraneo e dell’Est, inclusi quelli musulmani, ma anche scambi culturali e sociali”, ha ricordato SARA SILVESTRI , ricercatrice all’Università di Cambridge e docente di Politica internazionale alla City University di Londra. Ne è un esempio il “partenariato euro-mediterraneo”, avviato nel 1995. Tre le linee guida del progetto: “Un dialogo politico per favorire la stabilità, lo sviluppo della società civile e la pace; scambi economici privilegiati per sostenere l’economia locale mediante un accesso agevolato di questi Paesi nel mercato europeo; contatti sociali e culturali che si concretizzano anche in uno scambio di studenti e nello sviluppo di iniziative culturali comuni”. I Paesi interessati, oltre all’Ue, sono fin dall’inizio quelli che si affacciano sul Mediterraneo, a cui oggi, con un progetto più ampio di “politica del vicinato”, si sono aggiunti i Balcani e l’Est europeo. Tuttavia, lamenta Silvestri, “non siamo ancora sulla buona strada: servirebbero meno parole e più attività concrete”. Una critica condivisa da Bono per quanto riguarda la Fondazione “Anna Lind” per il dialogo tra le culture, creata nel 2004 all’interno del progetto di partenariato e di cui egli è membro del comitato consultivo: “L’Europa – ha sottolineato – non deve aver la presunzione di aver ricevuto di più di quanto ha dato, ma cercare i punti d’incontro rispettando le differenze”. TRA LE RADICI DELL’EUROPA. Per quanto riguarda le radici dell’Europa e il ruolo che, in esse, ha avuto l’Islam, “anche i Balcani, con la loro storia religiosa, ne sono parte”, ha affermato don LORENZO MAGGIONI , giovane sacerdote della diocesi di Milano. “La grandezza del nostro contenente – ha aggiunto il sacerdote – sta in un pluralismo pacifico tra diverse culture e religioni. Ciò riguarda anche l’Islam, nei cui confronti bisogna andare al dei là di una semplice contrapposizione che lo vede come un corpo estraneo con cui oggi fare i conti”. Giudizio considerato “idealista” da don GIORGIO FEDALTO dell’Università di Padova, che ha invitato a non confondere “la storia con la futurologia”. “La convivenza oggi è difficile, e sono gli stessi islamici ad ammetterlo – ha osservato Fedalto -, quando affermano che fra 20 anni l’Europa, se non altro per un fattore anagrafico, sarà dominata dalla loro religione”. Eppure “in Bosnia è stata radicata per dei secoli una convivenza che oggi si è persa”, ha affermato LUCIA ZANARELLA di Padova: “Gli accordi di Dayton – ha aggiunto – hanno relegato quel Paese a una riserva, e l’Europa ignora cosa fare per ripristinare quell’antica convivenza, mentre, d’altra parte, gran parte dell’opinione pubblica ha un tragico vuoto nella conoscenza della storia dei Balcani”.