ALBANIA

Diritti, ma anche doveri

L’accordo di stabilizzazione e associazione con l’Ue segna un passo in avanti nell’integrazione del Paese

“Tutti gli albanesi aspirano ad entrare in Europa. Perciò è molto importante per l’Albania l’accordo di associazione con l’Ue, di cui si parla in questi giorni e al quale il Parlamento europeo ha dato il via libera mercoledì scorso”. Così LUAN OMARI , membro dell’Accademia delle Scienze di Tirana, commenta l’accordo di stabilizzazione e associazione che presto sostituirà quello sugli scambi e la cooperazione commerciale, siglato nel 1992. Il provvedimento, che verte principalmente sul dialogo politico, prevede tra l’altro il potenziamento della cooperazione regionale e la creazione di una zona di libero scambio tra l’Europa e l’Albania. L’accordo di cui si è recentemente discusso al Parlamento europeo è un passo in avanti sulla via dell’integrazione. Quale percezione si ha in Albania dell’Unione europea? “Tutti i partiti politici, di destra e di sinistra, hanno sostenuto questo provvedimento, e sono favorevoli a ogni forma di avvicinamento all’Ue. Tuttavia bisogna tener presente che l’integrazione non porta solo diritti, ma impone anche dei doveri. Bisogna lavorare sodo: non è ammissibile l’attuale divario che si ha rispetto agli altri Paesi europei ed è necessario stroncare alcuni mali dell’odierna società albanese, come la corruzione, la criminalità organizzata e il traffico di stupefacenti. Servono misure energiche e un impegno serio da parte di governo e parlamento. Tanto si è fatto, ma molto resta ancora da fare”. L’Europa chiede tra l’altro maggior rispetto dei diritti umani e tutela delle minoranze… “Anche qui ci sono dei passi in avanti da compiere. La situazione delle donne in Albania, ad esempio, è ancora precaria. Non come nei Paesi musulmani guidati da integralisti: qui i loro diritti sono formalmente riconosciuti dalla legislazione, e nel campo giuridico uomini e donne sono sullo stesso piano. Tuttavia nella realtà non è così: in molte famiglie albanesi è ancora diffusa la violenza sulle donne. Oltre a misure legislative, che in qualche caso sono ancora carenti, serve un movimento culturale”. A livello di sviluppo della società civile, invece, a che punto siamo? “L’Albania sta vivendo una rinascita della società civile, il cui ruolo è stato a lungo limitato negli anni del comunismo. C’è una proliferazione di organizzazioni e fondazioni, in parte legate ad enti stranieri, che fanno un lavoro pregevole per la difesa delle minoranze, delle donne, delle fasce emarginate della popolazione. Mi piace ricordare, tra le tante, ‘Mjaft’, che in italiano significa ‘Basta’, un’organizzazione giovanile dal nome significativo, che si propone di denunciare i mali della società albanese, come la corruzione”. Il Paese è reduce da anni di comunismo e di ateismo di Stato. A che punto è oggi la libertà religiosa? “Dopo la caduta del comunismo c’è stata un’esplosione di fervore religioso: basti ricordare che già nel novembre 1990, quando il regime era ancora presente, si cominciò a cambiare la legislazione, riammettendo la libertà religiosa, e a Scutari fu riaperta la cattedrale tra migliaia di persone, cristiani e musulmani, accorse per l’occasione. Oggi l’Albania è un Paese libero, e la Costituzione approvata nel 1998 afferma in modo forte e chiaro la libertà religiosa. Ciascuno è concretamente libero di professare la propria fede. Negli ultimi anni, piuttosto, il fervore iniziale è andato via via scemando: la società dei consumi sta facendo la sua parte, portando quella secolarizzazione che tutto l’Occidente denuncia. I giovani tendono ad essere indifferenti alle pratiche religiose, sia i cristiani, sia, in maggior parte, i musulmani”. Cosa può fare oggi l’Europa per l’Albania? “È importante agevolare il progresso culturale. Abbiamo migliaia di studenti albanesi sparsi nei Paesi europei, però una gran parte di loro, dopo gli studi, non torna in Albania. L’Europa dovrebbe incentivare sempre più questi scambi, ma d’altro canto far sì che questi giovani, dopo gli studi, facciano ritorno alla loro terra d’origine. Bisogna ammettere, tuttavia, che anche da parte nostra serve uno sforzo per creare condizioni favorevoli e allettanti per il loro rientro”. E l’Albania, da parte sua, cosa può dare oggi all’Europa? “Siamo un piccolo Paese al confronto, però possiamo dare l’esempio di una convivenza pacifica tra diverse religioni. L’Albania non ha mai conosciuto guerre di religione: è sempre stato un Paese pluriconfessionale. È vero, vi sono state e tuttora ci sono frizioni, e ancora ve ne sono, ma mai sfociate in conflitti. Si tratta di un esempio di tolleranza e convivenza che ci sentiamo di proporre all’Europa di oggi”.