CARITAS: VERONA 2006
È stato presentato, a Firenze, l’8 settembre, nell’ambito dell’incontro di studio sul tema “Fedele alla sua Parola, testimonianza e libertà del cristiano comune”, promosso da Caritas Italiana e da Il Regno, il contributo di Caritas Italiana per il IV Convegno ecclesiale nazionale, frutto del lavoro di confronto che ha caratterizzato l’attività di Caritas Italiana nell’anno pastorale 2005-2006, coinvolgendo soprattutto le Caritas diocesane, ma anche diverse realtà ecclesiali impegnate nel servizio della carità. I quattro impegni. Prendendo spunto dai cinque ambiti della testimonianza individuati dalla Traccia di riflessione in preparazione al Convegno di Verona, si è tentato di individuare alcuni criteri generali, rispetto ai quali orientare l’azione della Chiesa, e in particolare della Caritas, per la testimonianza e la diffusione della speranza. Sono quattro, dunque, gli impegni “di stile” su cui le Caritas diocesane concentreranno le proprie energie. Innanzitutto, “una rinnovata capacità di leggere la realtà, le comunità e il territorio che si è chiamati a servire”, cogliendo “la duplice sfida della carità e della cultura per intercettare e comprender i linguaggi della società moderna”. In secondo luogo, “è sempre più necessario favorire luoghi (diocesani, regionali, nazionali), in cui tentare di pensare ed elaborare insieme, in rete”: si tratta “dell’impegno di curare luoghi in cui pensare insieme sapienza, spiritualità, politica, prossimità, rinunciando all’egoismo di affermare ad ogni costo i propri percorsi”. Un terzo impegno riguarda “la scelta delle relazioni”, “amicali, affettive, familiari, comunitarie, civili e sociali, lavorative e politiche”. Infine, “rispondere ai bisogni per educare è da sempre la missione che, in nome della Chiesa, l’organismo pastorale Caritas si sforza di realizzare”. Alcune esperienze. A Firenze sono state presentate anche alcune esperienze delle Caritas diocesane in riferimento ai cinque ambiti della testimonianza. Per la vita affettiva, nella diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno alle volontarie del servizio civile è proposta un’esperienza di vita comunitaria a Casa Betania, un centro di accoglienza per donne sole, incinte o con bimbi fino a sei mesi. Per il lavoro e la festa, a Potenza, oltre a favorire l’incontro e l’offerta di lavoro, si offrono alle donne immigrate, per le quali esistono alcune case di accoglienza, corsi di formazione e di cucina italiana. Per la fragilità, si può citare l’esperienza della “Fattoria della misericordia”, promossa dalla Caritas diocesana di Spoleto-Nocera Umbra, che accoglie giovani disorientati e smarriti, portatori di fragilità e disagi. Per la tradizione si può ricordare l’esperienza di cura pastorale degli immigrati cattolici e di primo annuncio ai rom, avviata da alcuni anni dalla Caritas diocesana e dalla Fondazione Migrantes di Rimini. Sul fronte della cittadinanza, è significativa l’esperienza di “Recuperandia”, un vero e proprio negozio di abiti e mobili usati, gestito dall’associazione di volontariato promossa dalla Caritas diocesana di Carpi. Soprattutto, “Recuperandia” si propone come centro di percorsi per educazione alla cittadinanza e al consumo responsabile. Criteri di discernimento. Il confronto tra le esperienze pastorali delle Caritas diocesane nei cinque ambiti della testimonianza della Traccia per Verona ha portato all’individuazione di alcuni criteri di discernimento, spesso comuni all’azione delle Caritas. Per testimoniare speranza nella vita affettiva, lo stile di lavoro è quello di “considerare la persona nella sua totalità” e “intervenire laddove c’è maggior bisogno e minori servizi”. Importante, “riservare la cura della vita affettiva non solo alle persone in povertà, ma anche alle risorse umane impegnate nel loro servizio”. Per l’ambito del lavoro e della festa, occorre “considerare sempre irrinunciabili i principi della legalità”, “mantenere sempre al centro i diritti fondamentali della persona e la giustizia”. È utile, perciò, “promuovere una cultura che consideri la festa come “tempo altro”, finalizzandola anche alla cura di stili di vita caratterizzati dall’attenzione al prossimo, delle relazioni, della gratuità. Per l’ambito della fragilità, è importante “considerare il povero come dono e non come problema” e “valutare il successo delle iniziative in base a parametri fondati su principi e valori cristiani”. In tale direzione va la promozione di “esperienze di volontariato, gratuità e servizio, anche attraverso adeguati percorsi formativi”. Per l’ambito della tradizione, occorre “ribadire la scelta preferenziale per i poveri” e “investire nel ruolo educativo della Caritas”. Per l’ambito della cittadinanza bisogna “leggere i territori, i loro bisogni e i peccati strutturali che li inquinano” e “restituire dignità alle persone”. Di qui la necessità di “costruire ‘luoghi’ e reti territoriali di accoglienza, prossimità, incontro tali da stimolare le persone in difficoltà e i territori ove s’inseriscono”.
(13 settembre 2006)