UE-CINA
Necessità e urgenza di una reciproca comprensione
Il Parlamento europeo ha approvato nei giorni scorsi una relazione sui rapporti tra Unione europea e Cina, nella quale si manifesta l’interesse dell’Europa nell’ampliamento della cooperazione con la Cina, chiedendo però il rispetto delle regole nei rapporti commerciali e nei diritti umani, tra cui la libertà religiosa. La relazione segnala alcuni problemi, tra cui la pirateria e la contraffazione dei marche e il dumping nel settore calzaturiero. Nell’ampio capitolo dedicato ai diritti umani, viene fatto un esplicito richiamo ai membri della Chiesa cattolica “ingiustamente detenuti e perseguitati” e condannate, tra l’altro, le torture, la pena di morte, la politica di rieducazione attraverso il lavoro, le censure ad internet, la situazione in Tibet. Ne abbiamo parlato, nel corso di un incontro europeo sulla Cina, con padre CARLOS RODRIGUEZ , domenicano spagnolo che è stato in missione ad Hong Kong e Taiwan per oltre 28 anni. Sono anni che l’Europa chiede alla Cina di non violare i diritti umani, ma i segnali in questo senso non sono molto positivi, perché? “Dobbiamo capire che in Occidente e in Oriente non c’è la stessa nozione di diritti umani. Per noi i diritti scaturiscono in maniera naturale dal fatto di essere una persona. In Cina il diritto umano viene concesso dallo Stato, in accordo con i bisogni della società. In Cina non è la persona ma è la società che conta, e la famiglia è più importante dell’individuo. Anche la libertà di fede sancita dall’articolo 36 della Costituzione cinese, riguarda il diritto della persona a credere in qualcosa ma non a manifestare apertamente la sua fede. Se esce all’esterno allora viene regolata dallo Stato. Per cui non parliamo della stessa libertà religiosa. Se non si capiscono queste grandi differenze i discorsi diventano vuoti. Ecco perché quando si parla non ci si capisce, perché si parla di cose differenti”. Ci sono speranze che gradualmente le cose cambino, anche grazie all’apertura ai mercati occidentali? “Ho la speranza che piano piano ci si possa accordare sulla richiesta di rispetto dei diritti umani, perché i cinesi cominciano a capire la concezione dell’Occidente. Non possono permettere che il loro governo diventi come la Russia. In questi anni hanno fatto molti progressi. Essere membri della società internazionale significa anche sapere che devono cambiare. Se negli ultimi tempi hanno fatto meno progressi è perché sanno che la società occidentale è interessata ad avere rapporti commerciali con la Cina. La Cina si è aperta molto e si aprirà di più, ma secondo i loro tempi. Perché la popolazione non è ancora preparata ad un cambiamento democratico, allora bisogna educare le persone”. L’Ue accusa la Cina di non rispettare le regole commerciali. Cosa ne pensa? “È vero che la Cina non rispetta le regole perché vende molti prodotti sotto costo. Quasi tutte le grandi ditte occidentali hanno delocalizzato in Cina e India perché la manodopera costa poco e il profitto è grande. Di conseguenza i cinesi vedono e copiano. In molte fabbriche lo stesso prodotto commissionato dalle ditte occidentali viene venduto anche nel mercato interno. Sono gli stessi operai che vi lavorano la notte, con gli stessi materiali e design. Il governo cinese chiude gli occhi, ma sa anche che in Occidente si parla di una apertura dei mercati che però non è reale. Perché i leader occidentali dicono una cosa e ne fanno un’altra. Predicano diritti però sfruttano i lavoratori cinesi. In Europa, ad esempio, ci sono i sussidi per l’agricoltura, non si lasciano entrare prodotti dall’estero per non far abbassare i prezzi. Allora se vogliamo giustizia dobbiamo cominciare a essere giusti per primi, eliminando i sussidi. Invece il Parlamento europeo non è mai stato chiaro e onesto e quando parla con la Cina il peso commerciale è più grande di quello etico. Sono poche le voci che parlano veramente da un punto di vista etico. Perché non si vuole offendere la Cina per paura che vengano tolti diritti commerciali alle nostre ditte presenti sul territorio cinese. Se chiediamo qualcosa alla Cina allora rispettiamo noi per primi le regole. Allora avremo più forza morale per chiedere”. Le Chiese europee potrebbero fare qualcosa di più? “Qualche gruppo, congregazione religiosa e qualche diocesi sta facendo qualcosa, ma è ancora poco, perché tante Chiese europee non conoscono la realtà cinese, che effettivamente è molto complessa. I protestanti sicuramente stanno facendo di più, anche per gli studenti cinesi che vengo a studiare da noi. La Chiesa in Europa in questo periodo invece dà più attenzione al Medio Oriente. Sarebbero auspicabili anche gemellaggi tra realtà ecclesiali, qualcuno ha già iniziato”.